Ulteriori prove: i combustibili fossili causano sia i cambiamenti climatici che gravi problemi di salute. The Lancet

04.12.2018 - Silvia Swinden

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Ulteriori prove: i combustibili fossili causano sia i cambiamenti climatici che gravi problemi di salute. The Lancet
(Foto di Fossil Free UK Facebook)

Abbiamo già sottolineato che non vedere l’interconnessione tra gli svariati effetti causati dell’uso dei combustibili fossili faccia perdere l’opportunità di rafforzare le ragioni a favore di un urgente passaggio all’uso delle energie rinnovabili.

Una nuova ricerca pubblicata da The Lancet e riportata da Science Daily dichiara: “Il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico danneggiano la salute e causano milioni di morti premature”. Questo aggiunge ulteriori prove a tale legame e alla necessità per gli attivisti di guardare a questi temi con un approccio interconnesso, piuttosto che dare risposte frammentate, un atteggiamento che favorisce i negazionisti e i sostenitori dei combustibili fossili, seguaci del dogma neoliberista del profitto. Pochissimi attivisti del Cambiamento Climatico menzionano le morti causate da malattie cardiovascolari, respiratorie e renali e lo sviluppo rallentato dei bambini a causa dell’inquinamento, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità si concentra sul problema della salute ed evita la catastrofe ambientale.

Il rapporto del 2018 del gruppo  di ricerca “Il conto alla rovescia” di Lancet sui progressi in materia di salute e cambiamenti climatici mostra che l’aumento delle temperature a seguito dei cambiamenti climatici ci espone già ad un rischio sanitario inaccettabilmente elevato e ci avverte, per la prima volta, che gli anziani in Europa e nel Mediterraneo orientale sono particolarmente vulnerabili alle temperature estreme, nettamente superiori a quelle dell’Africa e dell’Asia orientale. Il rischio in Europa e nel Mediterraneo orientale deriva dall’invecchiamento della popolazione che vive nelle città, con il 42% e il 43% degli ultrasessantacinquenni rispettivamente vulnerabili al caldo. In Africa è ritenuto vulnerabile il 38%, mentre in Asia il 34%.

Il rapporto afferma anche che l’inquinamento dell’aria ha causato nel 2015, a livello globale, diversi milioni di morti premature a causa del particolato fine ambientale, una conclusione dei ricercatori dell’IIASA

(International Institute for Applied Systems Analysis), che conferma le precedenti valutazioni. Poiché l’inquinamento atmosferico e i gas dell’effetto serra spesso provengono da fonti comuni, mitigare i cambiamenti climatici costituisce una grande opportunità per produrre reali benefici per la salute umana.

Autorevoli medici, accademici e professionisti politici di 27 organizzazioni hanno contribuito all’analisi e sono stati i coautori del rapporto. Oltre all’IIASA, i partner che hanno condotto la ricerca sono la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’University College di Londra, la Tsinghua University e altri ancora.

Il ricercatore dell’IIASA Gregor Kiesewetter ha guidato un team sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra che ha valutato i pericoli dell’inquinamento atmosferico per la salute umana. Una nuova e importante scoperta di quest’anno è stata l’attribuzione globale dei decessi a una causa precisa. Kiesewetter e il suo  team hanno scoperto che il carbone da solo rappresenta la causa del 16% delle morti premature legateall’inquinamento, circa 460.000. Questo dato rende l’eliminazione graduale dell’uso del carbone un “intervento cruciale e senza riserve per la salute pubblica”.

Questi trend non sono  scollegati da altri indicatori di una società disumanizzata e disuguale. I bambini dei quartieri poveri sono esposti a un maggiore inquinamento atmosferico rispetto a quelli che vivono nei quartieri più ricchi. I paesi più poveri, dove il ricco Occidente ha esternalizzato la produzione,  subiscono un maggiore inquinamento e pagheranno le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare e della distruzione del loro ambiente. Il sostegno al “Green New Deals”, le campagne ambientali e la resistenza locale al fracking e agli oleodotti sono solo esempi di progressiva attivazione di una parte della popolazione, ma a livello politico dominano le scelte più retrograde. Questo significa che al momento del voto la maggioranza della popolazione non è ben informata e sostiene l’appello populista al minimo comune denominatore.

Ogni persona può diventare, nella propria comunità, un faro di informazioni utili e ben documentate. Questo è il punto di partenza di una società umanizzata, saggia, compassionevole e forte.

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Internazionale, Opinioni, Salute
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