Messico: “Il desiderio di cambiare milioni di messicani dovrà confrontarsi con la rete di interessi concordata da López Obrador”

15.12.2018 - Cooperazione Rebelde Napoli

Messico: “Il desiderio di cambiare milioni di messicani dovrà confrontarsi con la rete di interessi concordata da López Obrador”

Per comprendere cosa significhi l’arrivo di Andrés Manuel López Obrador alla presidenza del Messico e le sfide del governo e del paese in questi nuovi prossimi sei anni, Horizontal ha diffuso questo questionario tra intellettuali e analisti. 

Riportiamo le risposte di Luis Hernández Navarro, coordinatore della redazione “Opinión” de La Jornada ed uno dei più attenti osservatori della politica messicana. 

Crediamo che sia una delle analisi più lucide lette negli ultimi tempi dove, spesso a sproposito, si è voluto leggere nella elezione di AMLO una ripresa del cammino di quella “sinistra” latino americana che invece ha mostrato tutti i suoi limiti negli ultimi anni.

  1. Cosa dobbiamo intendere come quarta trasformazione?

Ripetutamente AMLO ha dichiarato che intende essere alla testa della quarta trasformazione nella storia del Messico. Non è solo un’altra proposta, ma uno degli assi centrali del suo progetto. Si tratta, né più né meno, di rifondare lo Stato messicano.

López Obrador sa di cosa sta parlando. Ha studiato, ricercato e scritto sulla storia del Messico. La sua visione della politica è basata ad una riflessione vera e originale su quello che è successo nel Paese.

Tuttavia, nonostante ciò, il candidato non ha specificato o dettagliato la sua iniziativa di “Quarta Trasformazione”.  La ha illustrata man mano durante tutta la campagna elettorale, negli incontri e dibattiti, o nelle dichiarazioni come presidente eletto, enunciando in generale le sue caratteristiche. Si tratta – ha detto – di un cambiamento profondo, pacifico e radicale che sradicherà il regime corrotto, l’ingiustizia e i privilegi; di una metamorfosi del corpo politico in cui la sovranità tornerà al popolo.

Come ha spiegato Enrique Semo, le rivoluzioni di Indipendenza, Riforma e Rivoluzione avevano obiettivi precisi associati alla struttura del capitalismo e della nazione. Ma ora, a differenza di quelle, non è stato spiegato quale sia il punto di arrivo di questa quarta trasformazione, né le sue forze trainanti ed i suoi dirigenti, né il suo programma.

Le rivoluzioni di Indipendenza, Riforma e Rivoluzione diedero vita a nuove costituzioni. López Obrador ha rifiutato l’ipotesi di convocare una nuova costituente. Inoltre, ha annunciato che non promuoverà cambiamenti della Magna Carta durante i primi tre anni del suo governo.

Come si può rifondare una nazione e stabilire legalmente un nuovo patto sociale senza una nuova Costituzione? Lottando contro la corruzione? Ovviamente è molto importante moralizzare la vita pubblica del paese. Ma, sebbene la lotta alla corruzione sia una condizione necessaria per inaugurare una nuova fase nella vita pubblica del paese, non è sufficiente.

Per il presidente eletto, la corruzione è il problema principale del paese. Secondo lui, la disuguaglianza è legata alla corruzione della “mafia” che governa e non allo sfruttamento del padrone sul lavoratore. Dal suo punto di vista, quelli che parlano di sfruttamento sono in errore perché “in Messico queste leggi non si applicano”.

Nel nostro paese, dice Enrique Semo, l’era delle rivoluzioni borghesi si è chiusa nel 1940. Nessun grande movimento sociale di trasformazione può avere come segno lo sviluppo del capitalismo o la costituzione della nazione. Ciò significa che una quarta trasformazione come quella annunciata da López Obrador richiederebbe una rottura con il modello di sviluppo attuale. Ma non ci sono segnali che qualcosa di simile succederà.

In diversi momenti, López Obrador ha dichiarato che intende smantellare il potere dell’oligarchia per stabilire il potere della Repubblica; separare il potere pubblico dal potere privato, il potere economico del potere politico.

Una concezione di questa natura presuppone una visione bonapartista della politica: ergersi al di sopra delle classi sociali per governare al di fuori di esse. La Repubblica non esiste a margine delle classi sociali.

  1. Quale Messico trova il nuovo governo? In quale tappa storica viviamo?

Come succede nei primi momenti che seguono dopo un improvviso incidente stradale su una superstrada in cui sono coinvolte molte macchine, è difficile sapere con precisione dove si sta dirigendo il Messico in questo momento. Molti eventi di segno opposto stanno accadendo contemporaneamente. Situazioni di segno opposto si scontrano tra loro. Nello stesso tempo, López Obrador sta definendo un suo margine di autonomia con il potere economico egemone, favorendo nuovi gruppi di imprese attraverso le grandi opere, lottando contro la corruzione e promuovendo megaprogetti e riforme simili a quelle che i governi del PRI e il PAN hanno cercato di fare ma senza successo.

AMLO riceve un paese devastato dal punto di vista economico, ambientale e sociale, con una grave crisi dei diritti umani e un’ondata di violenza inarrestabile. Un paese con istituzioni sequestrate dal narcotraffico.

Viviamo in un momento di scontro, all’interno del nuovo governo, nel quale si contrapporranno i desideri e la volontà di cambio di milioni di cittadini che hanno votato per Lopez Obrador con la rete di interessi che il candidato ha accettato prima e durante la campagna per vincere.

Uno scontro tra la pretesa del capitale transnazionale di arrivare, attraverso una amministrazione progressista, a progetti e politiche che non è stato possibile fare con i governi del PAN e del PRI, e la resistenza di settori subalterni che saranno colpiti da questi progetti.

  1. Che tipo di sinistra rappresenta il governo di Andrés Manuel López Obrador?

Alfonso Romo, futuro capo dell’Ufficio di presidenza di AMLO e coordinatore del suo piano di governo, ha dichiarato alla giornalista Martha Anaya: “Il paese ci sta dando un mandato di centro. È un piano di governo di centro che tiene conto di chi è stato dimenticato. L’importante è far uscire il Messico dalla povertà “.

Questo piano di governo di centro di cui parla l’uomo d’affari può modificare alcuni pezzi dell’attuale modello economico, ma non cammina nella direzione della rifondazione della Repubblica da sinistra. Secondo lo stesso Romo, si tratta di trasformare il Messico in un paradiso per gli investimenti privati, e il sud-est del paese in una grande Zona Economica E-speciale (ZEE).

Con il nuovo governo non è in gioco il cambiamento del modello economico; non è all’ordine del giorno la fine del modello neoliberale in Messico. L’opzione di spostarsi verso una strada diversa dal Consenso di Washington non è alle porte.

Non lo è, per due diversi motivi. Primo, perché, nonostante la retorica, López Obrador non tiene in conto la necessità di percorrere una via post-neoliberista. Il suo programma governativo non propone questa alternativa. Secondo, perché dal 1994-1996 è stata approvata una serie di paletti legali che proteggono giuridicamente il percorso tecnocratico.

Il Progetto alternativo di paese, coordinato da Alfonso Romo, sostiene che lo Stato deve essere recuperato democraticamente e trasformato nel promotore dello sviluppo politico, economico e sociale del paese. Afferma che le persone saranno consultate sul mantenere o cancellare le riforme strutturali. Annuncia che il bilancio sarà veramente pubblico e verrà data la preferenza ai poveri.

Insiste sulla centralità della lotta alla corruzione Ma non parla esplicitamente – come ha fatto in passato – di limare le spine più aguzze del riccio neoliberista.

Tuttavia, sebbene non vi sia una rottura fondamentale con il modello di sviluppo seguito finora, ciò non significa che il suo progetto sia semplicemente in continuità con quello attuale. Certamente ci sono dei cambiamenti. Dove sono? Nella revisione dei contratti per le opere pubbliche e le concessioni governative, che sono, secondo Lorenzo Meyer, il cuore della politica. Soprattutto quelli della costruzione del Nuovo Aeroporto Internazionale di Città del Messico (NAICM) e quelli delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi.

La proposta di AMLO si è concentrata sulla lotta alla corruzione. Per lui è sempre stata fondamentale. Nella sua concezione, le grandi fortune e le disuguaglianze in Messico non derivano dallo sfruttamento, ma dalla corruzione sotto la protezione del potere pubblico. E, secondo lui, nella lotta contro questo male (e nell’abolizione dei privilegi dei dipendenti pubblici), c’è la chiave per promuovere lo sviluppo. Per fare ciò, non ci sarà bisogno di aumenti delle tasse, dell’indebitamento del paese o dell’aumento dei prezzi degli idrocarburi. Un governo che non riconosce la realtà dello sfruttamento difficilmente può essere classificato come di sinistra.

Di volta in volta, Alfonso Romo ha dato garanzie agli investitori che i loro interessi non saranno danneggiati. Tuttavia, una parte di questi si scontrano frontalmente con quelli delle comunità rurali e delle popolazioni indigene. Questo è il caso, ad esempio, delle concessioni minerarie o dei progetti energetici. Anche con l’annunciato di costruire una ferrovia nell’Istmo di Tehuantepec, con il Treno Maya o con l’intenzione di promuovere le piantagioni forestali. Lo scontro tra queste due logiche è incombente e le previsioni sono sconosciute.

  1. Cosa o chi è la nuova opposizione?

Il vento che ha portato López Obrador alla presidenza ha smantellato il sistema partitico come era esistito fino ad ora. Non è finita la partitocrazia (i partiti continuano ad avere il monopolio della rappresentanza politica), ma ha colpito con forza il PRI e il PAN, il PRD e il PVEM sono quasi spariti e ha cancellato dalla mappa Nuova Alleanza.

L’opposizione politica al nuovo governo non verrà, essenzialmente, dai partiti politici. Non hanno né il Senato né la Camera dei Deputati, né la forza né la consistenza per farlo. PRI e PAN sono spaccati. Lo erano già prima delle ultime elezioni, ma ora la loro spaccatura è maggiore. La lotta per vedere chi resta con loro è alla morte.

Al momento, chi controlla il tricolore è Osorio Chong, ma se lo contendono due gruppi: Luis Videgaray e Aurelio Nuño (responsabile diretto della sconfitta) ed Emilio Gamboa e Manlio Fabio Beltrones. In effetti, la rimozione di Zamora dalla CNOP (Confederación Nacional de Organizaciones Populares) fu perché il sonorense arrivavasse lì. Tuttavia, questo non è successo. D’altra parte, il governatore di Campeche, Alejandro Moreno, gioca la carta di essere lui a raggiungere la leadership del partito, scommettendo sul diventare un attore chiave nella costruzione lopezobradorista di un blocco di potere nel sud-est.

La rottura del PAN è già un dato di fatto. Felipe Calderón è fuori e scommette sulla costruzione di un nuovo partito, replicando l’esperienza di Morena. Un settore di imprenditori sembra aver già scommesso chiaramente per rafforzare la leadership di Marko Cortés.

Di fronte al crollo del PAN e la balcanizzazione e distruzione del PRI, la società civile sponsorizzata e auspicata da Claudio X. Gonzalez e soci, che è stata rinforzata per le elezioni di luglio (la rete dei Messicani contro la corruzione), insieme ad alcuni mezzi di comunicazione (con Reforma come punta avanzata) aspira a diventare la nuova opposizione di destra al nuovo governo.

L’altra opposizione è a sinistra di AMLO. E si colloca nel mondo indigeno e nello zapatismo.

Solo pochi giorni dopo aver annunciato la cancellazione di NAIM, Lopez Obrador ha annunciato la realizzazione di una nuova consultazione sul Treno Maya, la costruzione di un canale secco nell’istmo di Tehuantepec, una nuova raffineria nello stato di Tabasco e l’applicazione di 10 programmi sociali.

Il Treno Maya è un servizio di trasporto ferroviario che attraverserà la penisola dello Yucatan. Le sue stazioni saranno distribuite su 1.500 chilometri, assomigliando alla forma di un aquilone. Sarà accompagnato dal trasferimento della popolazione e dalla creazione di nuovi centri urbani. Il suo obiettivo è quello di rendere la regione Maya un corridoio di sviluppo che, sebbene non sia riconosciuto come tale, in realtà funzionerà come una Zona Economica Speciale (ZEE). Una ZEE è un’enclave in cui il quadro normativo in cui le società devono operare (ad esempio, il pagamento delle imposte o il rispetto degli obblighi amministrativi) è ridotto al minimo in relazione a quello esistente nel resto del paese.

Il canale Transístmico mira a promuovere lo sviluppo regionale attraverso la costruzione di un canale secco che colleghi il Golfo del Messico con l’Oceano Pacifico, collegando i porti di Coatzacoalcos, nello Stato di Veracruz e Salina Cruz, nello Stato di Oaxaca. Prevede anche una zona franca e di essere parte delle ZEE. La sua realizzazione è stata un sogno fallito negli ultimi 51 anni.

Sia il Treno maya che il Transístmico saranno costruiti nei territori indigeni. Quello della penisola dello Yucatan in una regione maya. Il progetto di Tehuantepec in un territorio abitato di 12 popoli indigeni, che vivono in 539 comunità: chinantecos, chochocos, chontales, huaves, mazatecos, mixtecos, mixes, zapotecos, nahuatlacos, popolucas e zoques.

La Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, firmata dal Messico, richiede che per lavori di questo tipo venga organizzata una Consultazione libera, preventiva e informata con le comunità indigene, affinché possano decidere la loro posizione. Questa consultazione, diversa da quella che AMLO ha convocato per i cittadini, non è stata effettuata. Nonostante questo, il presidente eletto ha già annunciato che i lavori del Tren Maya inizieranno il 16 settembre.

Questi popoli hanno resistito ancestralmente ai progetti di modernizzazione che cercano di privarli delle loro terre, territori e risorse naturali attraverso le mani del progresso. Al di là della volontà di trasformazione e lotta alla corruzione, il corridoio transísmico, l’estensione delle ZEE annunciano l’imminente scontro di questi progetti con le popolazioni indigene.

Questo conflitto è stato annunciato nella Seconda Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo – Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale -, tenuta dall’11 al 14 ottobre a San Cristóbal de las Casas. In questa occasione è stato sottolineato dai partecipanti che il prossimo governo AMLO, “con le sue pratiche corrotte, ha i suoi occhi puntati sui nostri territori”.

I partecipanti hanno denunciato che con la ratifica dell’Accordo di Libero Scambio con gli Stati Uniti il prossimo governo continuerà la politica neoliberista che danneggia i popoli indigeni del paese e che anche i 50 mila giovani reclutati nei ranghi delle forze armate, come proposto da AMLO, serviranno alla repressione e all’espropriazione. Hanno affermato: “Non abbiamo che da difendere la vita, con o senza le bugie del governo che va via o del governo che arriva, perché le parole sono inutili quando si minacciano i popoli”.

I conflitti aumenteranno ancora di più perché lo scorso 23 ottobre, il senatore Ricardo Monreal ha presentato un’iniziativa di riforma che propone l’abrogazione dell’attuale Legge Agraria e l’emissione di una Legge per lo Sviluppo Agricolo. Il suo obiettivo principale è quello di rafforzare i meccanismi per la privatizzazione delle terre ejidal e comunali (contadine e indigene) e la distruzione della proprietà sociale. Si tratta di un’altra riforma strutturale neoliberale che mette la produzione di idrocarburi, di energia elettrica e l’estrazione mineraria al primo posto di ogni cosa rafforzando il ruolo della terra come merce.

Sembra che quello che l’amministrazione di López Obrador vuole fare sia portare a compimento una serie di riforme neoliberiste che i governi PRI e PAN non sono riusciti a portare a buon fine.

  1. In America Latina il nuovo governo è visto come una speranza per la sinistra. Cosa attende il Messico come leader regionale?

Iniziamo dall’inizio. Davvero in America Latina il nuovo governo è visto come una speranza per la sinistra? Sembra davvero così o alcune forze hanno bisogno di vederlo in questo modo? In effetti, non sono pochi gli analisti regionali di sinistra che salutano pubblicamente il trionfo di AMLO come un segnale positivo per l’America Latina, ma in privato sono molto più scettici sulla sua vocazione trasformatrice.

Perché questo atteggiamento? Il ciclo progressista in America Latina è in riflusso. I processi di integrazione regionale sono in declino. L’offensiva americana nel continente contro i governi di centro-sinistra, che è iniziata dopo il colpo di stato in Honduras nel 2009 (nel mezzo dell’amministrazione Obama), sta andando avanti in modo schiacciante. Presentare il trionfo di Lopez Obrador come una grande vittoria della sinistra continentale è in parte una trovata pubblicitaria per creare l’illusione che il declino delle forze progressive nella regione non sia così pronunciato come realmente è.

E ora passiamo alla domanda. No, il Messico non è un leader regionale in America Latina. Ha smesso di esserlo molto tempo fa. La sua diplomazia nella regione va di pari passo con gli interessi di Washington. Basta vedere la sua partecipazione al Gruppo di Lima e il modo in cui ha gestito la questione venezuelana.

Anche se la diplomazia di AMLO sarà diversa da quella fatta dopo la presidenza di Ernesto Zedillo, non c’è nulla che suggerisca che il futuro governo riconquisterà quella leadership nella regione. Marcelo Ebrard ha già detto che il Messico continuerà nel Gruppo di Lima e che il libero commercio sarà l’asse delle relazioni tra il paese e l’America Latina. Anche se si è sostenuto che la politica estera del governo coprirà più territori e non solo un rapporto bilaterale con gli Stati Uniti, nei fatti la prima priorità della diplomazia messicana continua a essere il rapporto di questo paese con gli Stati Uniti.

È stato annunciato che la politica estera del Messico sarà guidata dai principi stabiliti nell’articolo 89 della Costituzione. Una politica basata sul rispetto, l’amicizia, la pace e la cooperazione tra i popoli e i governi del mondo. Probabilmente ci sarà un atteggiamento di distensione nei confronti del Venezuela e un approccio con Cuba, ma non si vede una politica più attiva nella regione.

  1. Come sarà la relazione con il governo di Donald Trump?

Durante tutta la campagna presidenziale, diversi nemici di AMLO lo hanno accusato di essere il Donald Trump messicano. Non era un complimento, ma un modo di colpirlo politicamente. Inaspettatamente, settimane dopo, attraverso una lettera, il futuro presidente messicano ha ammesso che ci sono importanti somiglianze tra i due.

Nell’ultimo paragrafo della lettera inviata al Presidente degli Stati Uniti, AMLO individua dei parallelismi con lui e dice: “Sono incoraggiato dal fatto che entrambi sabbiamo compiere ciò che diciamo ed abbiamo affrontato le avversità con successo. Siamo riusciti a mettere al centro i nostri elettori e cittadini per togliere di mezzo l’establishment o il regime predominante “.

La dichiarazione sorprende. Trump ha offeso il Messico e i messicani. Ha attaccato e perseguitato i connazionali che vivono negli Stati Uniti. Ha imposto, nel mezzo di una rinegoziazione dell’Accordo di Libero Scambio Nordamericano (NAFTA), dazi doganali sulle esportazioni messicane. Invece di un cambio di paradigma nelle relazioni estere, il fatto che il prossimo presidente messicano si omologa con il presidente degli Stati Uniti è un errore.

Qual è la necessità di trovare somiglianze con lui? Su quale principio di politica estera si basa una mossa come questa? Cosa guadagna la diplomazia messicana accomunando il suo presidente eletto a uno dei politici più detestati del mondo? Non si tratta di attaccare il newyorkese da parte del tabasqueño o di dirgli cose che mettono in pericolo il futuro della relazione tra i due paesi. Niente di tutto ciò. Ma di mantenere una sana distanza. Se invece della sua firma quelle parole portassero quella di qualsiasi altro politico messicano, ci sarebbe stato un vero scandalo.

La lettera di AMLO a Donald Trump è molto più di un semplice saluto al vicino del nord, la manifestazione della volontà di mantenere cordiali relazioni bilaterali o di un’agenda di questioni da affrontare insieme. È anche un insolito rapporto unilaterale delle misure che il governo prenderà per fermare la migrazione negli Stati Uniti. Ci saranno molti cambiamenti, signor Presidente Trump, scrive il tabasqueño.

L’obiettivo esplicito delle misure comunicate a Trump è che i messicani non debbano migrare a causa della povertà o della violenza, cercando invece di raggiungere il benessere e il lavoro nei loro luoghi di origine. Si cerca di promuovere una serie politiche per l’occupazione che rallentino lo spostamento della forza lavoro negli Stati Uniti.

Tra le azioni che si propone di intraprendere è la piantumazione di un milione di ettari di alberi da frutto e da legname nel sud-est del paese, per creare 400 mila posti di lavoro. Inoltre, si prevede l’avviamento del corridoio economico nell’Istmo di Tehuantepec.

Inoltre, si sposteranno le dogane messicane più a sud, di 20 o 30 chilometri, e le tasse raccolte nell’area di confine saranno ridotte della metà. Allo stesso modo, verrà stabilita una fascia di zona libera lungo i 3 mila 185 chilometri di confine. “Questa sarà – dice la lettera – l’ultima barriera per mantenere i lavoratori all’interno del nostro territorio”.

L’atteggiamento sorprendente nei confronti Donald Trump ha la sua controparte nell’annuncio che, a partire da oggi, la diplomazia messicana si inspirerà al principio del rispetto per l’autodeterminazione dei popoli e dalla non ingerenza negli affari interni. Al suo insediamento ha invitato tutti i presidenti con i quali il Messico ha relazioni diplomatiche, incluso il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Madura. Queste misure contrastano con la subordinazione quasi assoluta che la diplomazia messicana ha avuto negli ultimi anni ai dettami di Washington.

  1. Cosa succederà al sistema dei partiti in Messico? Morena diventerà il nuovo PRI?

Apertamente o di nascosto, molti importanti settori del PRI hanno sostenuto López Obrador in tutto il paese durante la sua campagna elettorale. Costretti ad unirsi a candidati e dirigenti che non erano del loro partito, esclusi dalla candidatura, privi dei mezzi per fare proselitismo e maltrattati dalla squadra che conduceva la campagna elettorale di Jose Antonio Meade, molti “tricolores” hanno votato per Morena.

La tecnoburocrazia dell’ITAM (Instituto Tecnológico Autónomo de México) li ha privati ​​del governo, del partito e delle cariche elettive. Non hanno ricevuto mai gli aiuti per far vincere le loro compagini. Si sono vendicati unendosi alle file dell’amloismo.

L’appoggio non è stato gratis. Gli accordi presi si possono vedere nella composizione del potere legislativo e nel futuro gabinetto. La loro cultura politica permea le loro manovre politiche. È particolarmente notevole l’enorme quantità di figure di rilievo provenienti dallo zedillismo, una corrente politica che ha come principio, come diceva Baudalaire del diavolo, il farci credere che non esiste. L’ex presidente, si ricorderà, ha avuto con López Obrador una intensa sintonia politica quando era un leader nazionale del PRD e responsabile dell’avvento degli Accordi di Barcellona.

López Obrador è impegnato a costruire un nuovo rapporto con i settori popolari sulla base dei programmi di studio e dei suoi programmi di aiuti finanziari. Ha deciso di mettere da parte i tradizionali gestori di queste richieste (che giudica essere dei corrotti) e stabilire un rapporto diretto con la popolazione, a partire dalla revoca di un elenco di precedenti beneficiari. Questo è il vecchio piano Pronasol di Carlos Salinas reso realtà, solo che ora è fatto senza promuovere il tessuto associativo che invece aveva preso forma nei comitati di solidarietà.

Se questa iniziativa avrà successo, le organizzazioni contadine tradizionali, le associazioni popolari urbane e il Partido del Trabajo, che costruiscono le loro basi sociali dalla gestione della domanda popolare, si troveranno in una brutta situazione.

È interessante notare che il principale responsabile di questi programmi e il coordinamento con i funzionari statali è in capo a Gabriel Hernández, Segretario di Organizzazione di Morena.

Curiosa ironia, ogni volta che un’élite ha cercato di riformare radicalmente il paese dall’alto contro quelli del basso, il paese reale ha finito con il far pagare il prezzo ai modernizzatori e fatto deragliare le loro riforme.

Ciò accadde quando il Messico era ancora la Nuova Spagna, con le riforme borboniche che portarono alla Rivoluzione dell’Indipendenza; questo è accaduto con la modernizzazione e la pace sociale porfirista, sbaragliata dalla Rivoluzione Messicana, e così è accaduto con la riforma dell’articolo 27 della Costituzione (che ha messo sul mercato le terre indigene e contadine) e la firma del North American Free Trade Agreement (NAFTA) durante l’amministrazione di Carlos Salinas de Gortari, duramente contestate dalla rivolta zapatista del gennaio 1994. Niente assicura che questa volta con la “Quarta Trasformazione” e la sua pretesa di rifondare la nazione dall’alto questo non possa accadere di nuovo.

traduzione Cooperazione Rebelde Napoli
art. original https://horizontal.mx/el-deseo-de-cambio-de-millones-se-confrontara-con-la-red-de-intereses-acordados-por-lopez-obrador/

Categorie: Nord America, Opinioni, Politica
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