Libia, la strada è un’altra

22.11.2018 - Alex Zanotelli

Libia, la strada è un’altra
(Foto di agenzia Dire)

Il governo italiano ha convocato a Palermo una Conferenza Internazionale per sbrogliare la matassa del puzzle libico(12-13 novembre). Il Forum antirazzista di Palermo insieme ai centri sociali ha convocato in contemporanea un Contro Vertice per aiutare i cittadini a focalizzare quegli aspetti taciuti nell’incontro dei capi di Stato. Sono stato invitato a partecipare all’ultima serata del controvertice dove ho potuto ascoltare le agghiaccianti testimonianze dei portavoce delle ONG (Sea Watch, SOS Méditerranée, Open Arms e Mare Ionio) che hanno fatto salvataggi di ‘migranti’ in mare.

Un tema, quello dei migranti, neanche sfiorato dalla Conferenza, che si è focalizzato sui temi securitari ed economici. Quello che interessava ai potenti riuniti a Palermo era l’immensa ricchezza della Libia, non la sofferenza dei migranti o del popolo libico, frutto di quella spaventosa guerra fatta nel 2011 contro il leader libico Gheddafi. Una guerra iniziata dalla Francia, appoggiata dall’Italia e dalla NATO per il controllo degli immensi giacimenti petroliferi. Abbiamo scaricato sulla Libia quarantamila bombe e missili. Eppure Gheddafi era amico di Berlusconi, legato all’Italia da un trattato di amicizia.

Quella guerra ha prodotto il caos totale in quel paese che ora si ritrova spaccato in tre parti (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), dove i gruppi armati si scontrano in continuità. A farne le spese è il popolo libico, ma ancora di più i migranti africani. Gheddafi aveva dato lavoro a due milioni di loro. Molti hanno tentato la fuga via mare , i più sono rimasti in Libia. Per bloccare quell’esodo il governo italiano prima con Minniti e poi con Salvini ha stretto un accordo criminale pagato con migliaia e migliaia di morti per mare, con migliaia e migliaia di uomini e donne torturati e stuprati dalle milizie libiche. Invece di rispondere a questo immenso inferno umano, la Conferenza ha fatto teatro a scena aperta, iniziando dalle sceneggiate del Generale K. Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, che non ha poi partecipato alla plenaria della Conferenza , fino alla foto finale di Haftar e El Serraj (acerrimi nemici!) che si stringono la mano sotto lo sguardo sorridente del nostro Premier Conte.

Ma a Palermo nessuno ha firmato nulla, nessuno si è impegnato su nulla. Non c’è stato un comunicato finale, né una data per le elezioni in Libia. In prospettiva rimane solo la Conferenza Nazionale promossa dall’ONU, da tenersi in Libia per preparare la strada alle elezioni. Una scommessa non facile, visto il caos libico. Conte ha promesso invece di riorganizzare l’esercito nazionale(nuovo mercato per le nostre armi!). E’ una vergogna che l’Italia davanti a un tale disastro umano, del quale è in gran parte responsabile, non si impegni seriamente a risolverlo. Per fare questo l’Italia deve farsi un serio esame di coscienza, ammettendo i crimini commessi durante l’occupazione coloniale della Libia (abbiamo impiccato e fucilato centomila patrioti e libici!) e con l’uccisione di Gheddafi (2011).

Con queste premesse storiche, i libici non possono fidarsi di noi! Inoltre se l’Italia è intenzionata veramente a dare una mano, non può permettere all’ENI  di gestire la nostra politica verso la Libia. Altrettanto importante è un incontro fra il nostro paese e la Francia per farla finita con i reciproci sgambetti, sempre per il petrolio. Poi l’Italia deve coinvolgere in questo processo la UE che non ha una seria politica verso la Libia. (Basta leggere il deludente appello per la Libia lanciato su La Repubblica dall’alto rappresentante della UE, F. Mogherini!)

L’Italia deve lentamente costruire una sua politica verso la Libia che metta in primo piano il rispetto dei diritti umani.  Purtroppo tutto questo non si è visto a Palermo. Infatti all’indomani della Conferenza , sono ripresi i combattimenti a Tripoli. E’ una situazione, quella libica, che potrebbe favorire l’emergere dei gruppi jihadisti, quaedisti e dell’ISIS (si parla di migliaia di combattenti!) che potrebbe portare alla creazione di un nuovo Stato Islamico.

Non possiamo continuare a giocare con il fuoco! E’ questo il grido che si alza dal controvertice di Palermo: l’Italia finisca di fare teatrino in Libia, ascolti il grido di chi continua a morire nel Mediterraneo (7-8 persone al giorno) e l’urlo di settecentomila africani prigionieri nei lager libici. Il nostro futuro è legato a nuove e rispettose relazioni di buon vicinato con la Libia, il Nordafrica e l’Africa subsahariana. Il continente a noi prossimo è l’Africa, con enormi potenzialità economiche e umane. Una nostra seria politica estera verso il continente crocifisso porterà beneficio a noi e ai popoli africani.

Categorie: Africa, Diritti Umani, Europa, Opinioni, Politica
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