Dopo le dichiarazioni di Bolsonaro Cuba ritira la sua partecipazione al programma brasiliano “Más Médicos”

20.11.2018 - La Habana - Redacción Cuba

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Dopo le dichiarazioni di Bolsonaro Cuba ritira la sua partecipazione al programma brasiliano “Más Médicos”

Comunicato ufficiale del Ministero della Salute della Repubblica di Cuba

Il Ministero della Salute Pubblica della Repubblica di Cuba, fermo nei principi solidali e umanisti che da 55 anni guidano la cooperazione medica cubana, partecipa dal suo inizio nell’agosto 2013 al Programma Más Médicos per il Brasile. L’iniziativa di Dilma Rousseff, allora presidente della Repubblica federativa del Brasile, aveva il nobile scopo di assicurare cure mediche al maggior numero di abitanti del Brasile, in linea con il principio della copertura sanitaria universale promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo programma prevedeva la presenza di medici brasiliani e stranieri per lavorare nelle zone povere e remote di quel paese.

La partecipazione cubana a tale programma si svolge attraverso l’Organizzazione Panamericana della Sanità e si è distinta per aver occupato postazioni non coperte da medici brasiliani o di altre nazionalità.

In questi cinque anni di lavoro, circa 20.000 collaboratori cubani hanno assistito 113.359.000 pazienti in più di 3.600 comuni, coprendo un universo di 60 milioni di brasiliani in un momento in cui essi costituivano l’80% di tutti i medici partecipanti al programma. Più di 700 comuni hanno avuto un medico per la prima volta nella storia.

Il lavoro dei medici cubani nei luoghi di estrema povertà, nelle favelas di Rio de Janeiro, San Paolo, Salvador de Bahia, nei 34 Distretti Indigeni Speciali, specialmente in Amazzonia, è stato ampiamente riconosciuto dai governi federali, statali e comunali di quel paese e dalla sua popolazione, che gli ha dato il 95% di gradimento, secondo uno studio commissionato dal Ministero della Salute brasiliano all’Università Federale dello stato di Minas Gerais.

Il 27 settembre 2016, il Ministero della Sanità Pubblica, in una dichiarazione ufficiale, ha riferito in prossimità della data di scadenza dell’accordo e nel bel mezzo degli eventi che circondano il colpo di stato legislativo-giudiziario contro la Presidente Dilma Rousseff, che Cuba “continuerà a partecipare all’accordo con l’Organizzazione Panamericana della Sanità per l’attuazione del programma Más Médicos, a condizione che le garanzie offerte dalle autorità locali siano mantenute”, cosa che  è stata rispettata fino ad oggi.

Il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, con riferimenti diretti, dispregiativi e minacciosi sulla presenza dei nostri medici, ha dichiarato e ribadito che modificherà i termini e le condizioni del programma Más Médicos, con mancanza di rispetto all’Organizzazione Panamericana della Sanità e a quanto concordato con Cuba, mettendo in discussione la preparazione dei nostri medici e condizionando la loro permanenza nel programma alla riconvalida del titolo e come unico modo di contrattazione individuale.

Le modifiche annunciate impongono condizioni inaccettabili e non rispettano le garanzie concordate dall’inizio del Programma, ratificate nel 2016 con la rinegoziazione del termine di cooperazione tra l’Organizzazione Panamericana della Sanità e il Ministero della Sanità del Brasile e l’accordo di cooperazione tra l’Organizzazione Panamericana della Sanità e il Ministero della Sanità Pubblica di Cuba. Queste condizioni inammissibili rendono impossibile mantenere la presenza dei professionisti cubani nel Programma.

Pertanto, di fronte a questa sfortunata situazione, il Ministero della Salute Pubblica di Cuba ha preso la decisione di non continuare a partecipare al Programma Más Médicos e ha informato il Direttore dell’Organizzazione Panamericana della Sanità e i leader politici brasiliani che hanno fondato e difeso questa iniziativa.

Non era accettabile mettere in discussione la dignità, la professionalità e l’altruismo dei collaboratori cubani che, con il sostegno delle loro famiglie, attualmente forniscono servizi in 67 paesi. In 55 anni, 600.000 missioni internazionaliste sono state effettuate in 164 nazioni, alle quali hanno partecipato più di 400.000 operatori sanitari, e in non pochi casi hanno svolto questo compito onorevole in più di un’occasione. Le gesta della lotta contro l’Ebola in Africa, la cecità in America Latina e nei Caraibi, il colera ad Haiti e la partecipazione di 26 brigate del contingente internazionale di medici specializzati in calamità ed epidemie maggiori “Henry Reeve” in Pakistan, Indonesia, Messico, Ecuador, Ecuador, Perù, Cile e Venezuela, tra gli altri paesi, sono conosciuti.

Nella stragrande maggioranza delle missioni compiute, le spese sono state assunte dal governo cubano. Allo stesso modo, a Cuba, 35.613 professionisti della salute provenienti da 138 paesi sono stati formati gratuitamente, come espressione della nostra vocazione solidale e internazionalista.

I collaboratori hanno mantenuto in ogni momento il lavoro e il 100% del loro stipendio a Cuba, con tutte le garanzie lavorative e sociali, così come il resto dei lavoratori del Sistema Sanitario Nazionale.

L’esperienza del Programma Más Médicos  e la partecipazione di Cuba ad esso dimostra che un programma di cooperazione Sud-Sud può essere strutturato sotto l’egida dell’Organizzazione Panamericana della Sanità per promuovere i suoi obiettivi nella nostra regione. Il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo descrivono come il principale esempio di buone pratiche nella cooperazione triangolare e l’attuazione dell’Agenda 2030 con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile.

I popoli della Nostra America e del resto del mondo sanno che potranno sempre contare sulla vocazione umanista e solidale dei nostri professionisti.

Il popolo brasiliano, che ha fatto del Programma Más Médicos una conquista sociale, che si è fidato dei medici cubani fin dall’inizio, ne apprezza le virtù e ringrazia per il rispetto, la sensibilità e la professionalità con cui sono stati curati, potrà capire chi ha la responsabilità del fatto che i nostri medici non possano continuare a fornire la loro solidarietà in quel paese.

L’Avana, 14 novembre 2018

Traduzione dallo spagnolo: équipe traduttori Pressenza

Categorie: Comunicati Stampa, Internazionale, Politica, Salute
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