Fine di una egemonia: l’ONU deve riflettere il mutato assetto mondiale

05.10.2018 - Countercurrents

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Fine di una egemonia: l’ONU deve riflettere il mutato assetto mondiale

Di Ramzy Baroud1, Countercurrents.org, 4/10/2018.

C’è una spiegazione razionale del perché India e Brasile, due stati molto popolati e con grandi e crescenti economie, non sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC).

Il Consiglio – composto da cinque membri permanenti e dieci a rotazione – fu progettato per riflettere l’ordine mondiale partorito dalla terribile violenza della seconda guerra mondiale. Fu una cosa semplice: ai vincitori fu concesso un seggio permanente e un potere di veto che avrebbe consentito a un singolo paese di sfidare la volontà dell’intera comunità internazionale.

Questo sistema iniquo, che ha sistematicamente indebolito il fondamento morale dell’ONU, rimane in vigore fino ad oggi.

La 73a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi recentemente a New York, riflette sia l’impotenza dell’ONU come piattaforma globale per affrontare problemi pressanti, sia la scena politica caotica derivante dalla mancanza di unità dell’organizzazione.

Il cattivo uso del veto, la mancanza di responsabilità e la rappresentanza iniqua al UNSC – per esempio, non un singolo paese africano o latinoamericano è membro permanente – hanno castrato un’organizzazione che ha lo scopo, almeno sulla carta, di sostenere il diritto internazionale e di conseguire la pace e la sicurezza globale.

Richard Falk, l’ex relatore speciale dell’ONU, mentre perora “la necessità di avere un’ONU più forte”, sostiene che “dal punto di vista delle tendenze geopolitiche attuali (l’ONU) sembra essere decaduta fin quasi al punto di evanescenza riguardo alle sfide globali che gli stati non possono sperare di superare unilateralmente”.

Alcuni di questi problemi sono interconnessi e non possono essere risolti con misure a breve termine o provvisorie. Ad esempio, i cambiamenti climatici spesso portano alla penuria di cibo e alla fame, il che, a sua volta, contribuisce al crescente livello di migrazione e, di conseguenza, al razzismo e alla violenza.

Alla fine dell’anno scorso, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) dell’ONU ha riferito che la fame globale sta di fatto aumentando, nonostante tutti i tentativi di ridurla e di raggiungere l’obiettivo ultimo dichiarato di ‘fame zero’. Secondo il PAM, 815 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2016: un aumento di quasi 40 milioni rispetto all’anno precedente. L’organismo dell’ONU ha definito l’ultima cifra un ‘atto di accusa nei confronti dell’umanità’.

La fallimentare lotta contro il cambiamento climatico è un’altra “accusa all’umanità”. L’Accordo di Parigi del 2016, sponsorizzato dall’ONU è stato un raro momento di splendore per l’ONU, in quanto i leader di 195 paesi hanno acconsentito a ridurre le emissioni di biossido di carbonio attraverso l’abbassamento della loro dipendenza dai combustibili fossili. L’entusiasmo, tuttavia, presto si estinse. Nel giugno 2017, il governo degli USA ha disdetto l’accordo globale, mettendo il mondo, ancora una volta, in pericolo di riscaldamento globale con il suo devastante impatto sull’umanità.

Questa decisione dell’amministrazione statunitense di Donald Trump esemplifica il problema fondazionale all’interno dell’ONU, in cui un paese può dominare o far deragliare l’intera agenda internazionale, rendendo l’ONU praticamente irrilevante.

È interessante notare che l’ONU fu istituita nel 1945 per sostituire un ente che, pure, era stato reso irrilevante e inefficace: la Società delle Nazioni.

Ma se la Società delle Nazioni perse credibilità per la sua incapacità a prevenire la guerra, perché l’ONU è sopravvissuta in tutti questi anni?

Forse, allora, l’ONU non fu mai istituito per affrontare primariamente i problemi della guerra e della sicurezza globale, ma piuttosto per riflettere il nuovo paradigma di potere che si conforma a coloro che sono più interessati nell’esistenza dell’ONU nella sua forma attuale.

Non appena fu istituita l’ONU, gli USA e i loro alleati assursero a dominare l’agenda globale.

Come l’esperienza ha dimostrato, gli USA sono impegnati con l’ONU quando l’organizzazione internazionale serve al programma degli USA, ma si disimpegna ogni volta che l’ONU non soddisfa le aspettative di Washington.

Ad esempio, l’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ripetutamente censurò l’ONU per non aver sostenuto i suoi sforzi illegali di far guerra all’Iraq. In un discorso davanti all’Assemblea Generale, nel 2002, Bush chiese: “L’ONU servirà allo scopo per cui è stata fondata o sarà irrilevante?”

“Lo scopo della sua fondazione” qui, naturalmente, si riferisce all’agenda degli Stati Uniti che è stata alta priorità dell’ONU per decenni.

Gli ambasciatori statunitensi presso le Nazioni Unite hanno lavorato incessantemente per minare le varie istituzioni dell’ONU che rifiutano di assecondare la linea americana. L’attuale ambasciatore degli USA, Nikki Haley, è molto più aggressiva dei suoi predecessori, poiché il suo linguaggio battagliero e le sue tattiche poco diplomatiche – specialmente nel contesto dell’occupazione illegale e dell’apartheid da parte di Israele in Palestina – evidenzia ulteriormente il deterioramento del rapporto tra Washington e l’ONU.

In effetti, l’ONU non è un’istituzione monolitica. È un corpo sovranazionale che semplicemente riflette la natura del potere globale. Nel secondo dopoguerra, l’ONU si divise lungo linee politiche e ideologiche derivanti dalla Guerra Fredda. Finita la Guerra Fredda, all’inizio degli anni ’90, l’ONU è diventata uno strumento americano che riflette la ricerca di dominio globale da parte degli USA.

A partire dal 2003, l’ONU è entrata in una nuova era in cui gli USA non sono più l’unica potenza egemonica; l’ascesa della Cina e della Russia come centri economici e attori militari, oltre che l’ascesa di blocchi regionali ed economici altrove, sta divenendo una sfida agli USA più grande e crescente in seno al Consiglio di Sicurezza e a varie altre istituzioni dell’ONU.

L’Assemblea Generale, anche se rimane in gran parte impotente, di tanto in tanto è ancora in grado di sfidare il predominio delle grandi potenze sostenendo altri organi delle Nazioni Unite, come l’UNESCO, la Corte Internazionale di Giustizia, l’Organizzazione Mondiale della Salute e così via.

Il mondo sta cambiando enormemente, ma continua le sue operazioni sulla base di una formula arcaica e difettosa che incoronò i vincitori della Seconda Guerra Mondiale come leader mondiali. Non ci può essere speranza per l’ONU se continua ad operare sulla base di tali presupposti erronei, e dovrebbe volerci un’altra guerra globale perché l’ONU venga riformata in modo da riflettere la nuova e irreversibile realtà.

 

– Ramzy Baroud è un giornalista, autore ed editore di Palestine Chronicle. Il suo ultimo libro è “The Last Earth: A Palestinian Story” (Pluto Press, Londra, 2018). Ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi sulla Palestina presso l’Università di Exeter ed è professore non residente presso il Centro Orfalea per gli studi globali e internazionali, Università di California, Santa Barbara.

 

L’articolo originale si può trovare sul sito web del nostro partner.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

 

Categorie: Internazionale, Nord America, Pace e Disarmo, Politica, Questioni internazionali
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