I sindaci per l’educazione civica a scuola

12.07.2018 - Redazione Italia

I sindaci per l’educazione civica a scuola
(Foto di https://www.lentepubblica.it)

“Il 20 luglio in tutta Italia, a cominciare da Firenze, saremo in piazza per iniziare a raccogliere le firme e spiegare alle persone in cosa consiste la proposta di legge di iniziativa popolare che, con una delegazione di sindaci, abbiamo depositato in Corte di Cassazione il 14 giugno e che ci auguriamo possa diventare legge”.

 

Lo annuncia il sindaco di Firenze Dario Nardella lanciando l’iniziativa di piazza dei sindaci italiani, con il sostegno dell’Anci, per introdurre l’ora di educazione alla cittadinanza, come materia curricolare, nelle scuole di ogni ordine e grado.

 

Quella del 20 luglio sarà la prima di una serie di giornate di mobilitazione dei sindaci italiani, finalizzate a raccogliere le cinquantamila firme in sei mesi necessarie per il deposito della proposta di legge in parlamento. “La proposta di legge, lanciata dal Comune di Firenze e fatta nostra – spiega il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro – punta a far crescere nelle nuove generazioni il senso di appartenenza alla comunità che è la base del vivere civile e solidale.

Qui di seguito il testo della premessa alla proposta di legge:

Insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia autonoma con voto, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado”

 

Diviene sempre più urgente il recupero di una dimensione educativa che formi i giovani cittadini ai principi che consentono uno sviluppo civile della società italiana, e una conservazione e cura dei legami di coesione sociale, indispensabili per immaginare un futuro vivibile e uno sviluppo possibile per il nostro paese. Nella scuola si assiste da anni a un progressivo indebolirsi del senso di responsabilità e del rispetto reciproco, che rende sempre più difficile il lavoro degli insegnanti e più faticoso l’apprendimento degli studenti, soprattutto di quelli più fragili. La necessità si dimostra, poi, ancora più pressante se poniamo mente alla crescita demografica garantita oggi dai cittadini immigrati, e ai numerosi nati in Italia di seconda generazione.

Imparare a essere cittadini è un obiettivo raggiungibile, il cui perseguimento non è più rinviabile. Un altro fattore di urgenza si è di recente manifestato con il crescente scollamento delle generazioni più giovani dal senso delle esperienze di guerra e di lotta al nazifascismo che hanno influito sulla storia dell’Italia quale oggi la conosciamo: ignoranza, superficialità, adesione a ricostruzioni verosimili e non vere sono soltanto alcune delle forme che ha assunto il distacco dei cittadini dalla storia della comunità cui appartengono. Si tratta di un legame invece fondante per qualunque esperienza di cittadinanza, che può e deve essere costruito, alimentato e custodito. Per farlo è necessario sottolineare il valore della memoria, l’affermazione dei concetti di pace, fratellanza e libertà nella costruzione della coscienza del bambino-cittadino. Riconoscere il valore del ricordo delle conquiste e dei sacrifici di chi ci ha preceduto muove dalla conoscenza delle nostre radici e della nostra identità. Ciò che siamo stati, siamo e saremo.

E non possiamo permetterci di affidare un mattone così importante della coesione sociale alla spontaneità estemporanea dell’educazione familiare o dei percorsi individuali di educazione non formale. La scuola è già molto attiva su questi temi e ha trovato un punto di forza anche nelle recenti indicazioni dei nuovi scenari nazionali, nel valore della trasversalità dell’idea di un’educazione alla cittadinanza. In questa prospettiva, deve essere un obiettivo che permea l’apprendimento di ogni disciplina, e che è parte del corredo delle competenze dei nostri studenti.

La scuola è, fin dalle riforme che la istituirono in Italia come scuola pubblica e poi dell’obbligo, il luogo dove si formano i cittadini e dove i piccoli cittadini – e sempre di più anche le loro famiglie – apprendono il vivere consociato in modo responsabile e attento. Sempre nuovi temi si affacciano a stimolare il bisogno educativo, come ad esempio l’educazione ambientale, e quella digitale, strumenti di nuove forme di cittadinanza che consentono di abitare lo spazio della natura o quello digitale con la consapevolezza adeguata. Ad essi si affiancano il lavoro e la riflessione sulla relazione interpersonale, indispensabili per contrastare le dinamiche individualiste e solipsistiche che caratterizzano molti processi evolutivi in atto oggi in seno alle società contemporanee. La rapidità della diffusione delle conoscenze, e della comunicazione con conseguente contrazione dei tempi di elaborazione e di reazione rendono indispensabile l’acquisizione di strumenti conoscitivi e temi nuovi, che non possono più contare sui tempi lenti dell’apprendimento informale che si sviluppa naturalmente nella vita quotidiana e familiare.

Fin dalla scuola dell’infanzia, è necessario apprendere la dimensione della cittadinanza, con i suoi diritti e i suoi doveri, che affianca lo sviluppo individuale e consente la piena realizzazione di sé. Essa, infatti, dovrebbe, secondo quanto è già disposto negli ordinamenti scolastici e contenuto in questa proposta, articolarsi nella conoscenza della Costituzione, dei principi giuridici fondamentali, tra i quali in modo preminente il principio di eguaglianza con le sue declinazioni più urgenti quali quella del contrasto alla disparità di genere e di etnia, di religione nonché il principio di legalità; nell’approfondimento del funzionamento delle istituzioni e nei rudimenti dei sistemi di governo, nonché delle regole e delle istituzioni europee; nella conoscenza degli elementi fondamentali del diritto, in particolare del diritto del lavoro. Non potrà, poi mancare un segmento importante da dedicare all’educazione ambientale e a quella nuova forma di educazione civica che è l’educazione digitale. I cittadini tutti, ma in special modo i più giovani, frequentano, vivono e condividono con altri cittadini spazi virtuali di espressione di sé che impongono l’apprendimento di nuove possibilità e nuove regole. Nella basilare educazione all’ambiente, intesa anche come rispetto di sé, degli altri e della comunità in cui si vive, potranno altresì comprendersi l’educazione ad un sano stile di vita con l’educazione alimentare e la allo lotta allo spreco, l’attenzione al consumo dei beni fondamentali come acqua, terra, aria; educazione alla felicità e al rispetto degli altri.

L’educazione civica e la conoscenza dei principi che regolano la vita consociata sono state ritenute centrali fin dal 1958, quando fu Aldo Moro a proporre l’inserimento della disciplina dell’educazione civica nei curricula scolastici. Con alterne vicende, sotto forma di disciplina o come argomento di studio centrato sui temi della costituzione e della cittadinanza è stata sempre presente nei programmi di studio dei cicli di insegnamento. Oggi occorre recuperare centralità e simbologia per questa materia di insegnamento e sottolineare con chiarezza che si tratta di un patrimonio di conoscenze e di strumenti indispensabile per poter realizzare se stessi e la propria natura di cittadini. Lo si potrà ottenere se, oltre a ispirare in modo trasversale le altre discipline curricolari, l’insegnamento dell’educazione alla cittadinanza diventerà materia autonoma e con voto indipendente nei curricula di entrambi i cicli didattici e quindi nelle scuole di ogni ordine e grado. La presenza di una materia con la sua valutazione chiarisce, infatti, la natura prioritaria del possesso di tali conoscenze e solleva l’educazione alla cittadinanza dalla condizione ancillare cui la condanna l’essere presente come articolazione dei programmi di storia o come argomento curricolare. L’ordinamento attuale, in vigore dal 2008, non garantisce infatti lo sviluppo delle competenze di Cittadinanza e Costituzione, poiché esse sono affidate in modo generico a tutti i docenti, e in particolare a quelli delle aree storicogeografica, filosofica e giuridica.

Crediamo pertanto che debba essere affidato ad una commissione ad hoc presso il MIUR, nella quale possa essere integrato anche il punto di vista degli enti locali, il compito di: 1) individuare come modulare il monte orario e come introdurre l’insegnamento (se introducendo una nuova ora, oppure rimodulando il calendario e orario delle lezione; o se utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilità – art. 1 l.107/2015 – utilizzando opportunamente l’organico del potenziamento); 2) individuare le più adatte modalità di valutazione dell’apprendimento di questo insegnamento. E’ tratto irrinunciabile della presente proposta, infatti, la presenza di una valutazione che trasmetta chiaramente agli studenti e alle loro famiglie il senso e l’importanza, coralmente riconosciuti, dell’essere cittadini competenti e consapevoli della loro appartenenza alla comunità. Questa proposta, che non vuole in nulla sminuire quanto già in opera negli ordinamenti scolastici, vuole esprimere il sentire comune a tanti sindaci e amministratori locali che avvertono tutta l’urgenza di operare per una maggior diffusione del senso di appartenenza alla comunità dei cittadini e delle cittadine italiani. I comuni si mettono quindi a disposizione per accompagnare con progetti integrativi dell’offerta formativa l’introduzione dell’ora autonoma di educazione civica, soprattutto con riguardo alla conoscenza del funzionamento e del valore delle istituzioni locali.

Fonte ANCI

Categorie: Comunicati Stampa, Educazione, Politica
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