MACERATA – “Rifiuto del terrorismo, rifiuto della violenza, rifiuto della guerra, rifiuto del fascismo e il rifiuto di questa specie di cultura della violenza e della paura che sta dilagando in Italia”, con queste parole il fondatore di Emergency, Gino Strada, spiega all’agenzia Dire i motivi della sua partecipazione al corteo antifascista e pacifico che si sta svolgendo a Macerata. E sul fatto che le istituzioni stiano sottovalutando o meno il ritorno dell’estrema destra, Strada aggiunge: “Assolutamente si’”. Quindi perentorio conclude: “Non è sottovalutazione, non fanno un cazzo!”.

Macerata, chiuse la maggior parte delle attività del centro 

Città Blindata e deserta. Le scuole e l’Università sono chiuse. E all’ora di pranzo anche la maggior parte dei negozi e delle attività ha abbassato le serrande. Non le riaprirà nel pomeriggio. Percorrendo la strada che da Corso Garibaldi porta a piazza della Libertà, in pieno centro storico, si incontrano pochissime persone. Perlopiù poliziotti e carabinieri che presidiano un territorio spaventato. Diversi commercianti ed esercenti hanno coperto le vetrate con dei pannelli per paura che il corto antifascista, che passerà all’esterno delle mura del centro, possa generare atti vandalici. “Stiamo chiudendo per paura della manifestazione- spiega alla Dire Paolo, titolare della ‘Tazza Ladra in piazza Annessione-. Ho paura che ci possano essere dei tafferugli”.  Come lui hanno fatto tanti altri. “Eravamo tutti d’accordissimo con il sindaco: la manifestazione non andava fatto- continua Paolo-. Non avremmo assolutamente voluto perchè già una settimana fa abbiamo subito uno choc enorme. Oggi tornare ad avere paura non era il proprio caso. Non perchè Macerata non è una città antifascista. Abbiamo sempre dimostrato di essere antifascisti. Ma è troppo presto, troppo a ridosso di quello che è accaduto. E in più non credo ci sia bisogno di dimostrare nulla perchè lo abbiamo sempre dimostrato”.

Civati: Sì a cortei antifascisti se spara un fascista


“Finora è andato tutto come doveva andare e l’auspicio è che si possano fare le manifestazioni antifasciste quando c’è un fascista che spara per strada”, cosi’ Pippo Civati (Leu) commenta all’agenzia Dire il corteo al quale ha preso parte oggi a Macerata. Quindi spiega il senso della sua convinta partecipazione: “Mi sto battendo perchè si capisca che quella di oggi è una manifestazione che inevitabilmente è diventata di parte ma che poteva essere interpretata da tutte le forze politiche. Negli altri Paesi quando succede quel che è successo a Macerata, sono tutti impegnati con una testimonianza diretta: presidenza della Repubblica, governo e Camere. Da noi invece è diventata una questione di dibattito e secondo me questo è il primo errore. Il mio non è un appello polemico- precisa Civati- ma è un appello alla responsabilita’”. Quindi sul fatto che a fine febbraio a Roma ci sarà la manifestazione nazionale, Civati scandisce la consecutio temporum del suo pensiero: “Lì ci saranno tutti, ma è chiaro che la manifestazione era questa. Senza essere provocatorio, ma è oggi, in questi giorni, in questa settimana che la politica doveva dare una risposta. Tutta la politica”. Chi non ha partecipato vuol dire che sottovaluta il problema? -gli viene chiesto-. “Il fascismo non torna con le stesse sembianze di 100 anni fa, torna con alcuni riflessi che vanno interpretati e contrastati”.

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