Alla guerra nucleare dalla base Usa di Sigonella

23.02.2018 - Antonio Mazzeo

Alla guerra nucleare dalla base Usa di Sigonella
(Foto di Misawa Air Base)

Follie criminali. Segretamente a Sigonella sta per entrare in funzione la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di pronto allarme USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali.

Nell’area 465 della base sorgerà il nuovo sito di guerra missilistico e nucleare. Della nuova “ricollocazione” a Sigonella grande felicitazione del Presidente del Consiglio Renzi e della Ministra Pinotti. Il governo italiano pare non abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica. Mister Trump ha annunciato un piano di “modernizzazione” degli arsenali che costerà più di 1.300 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni. Vorrebbe testate nucleari per “effettuare attacchi chirurgici con un numero ridotto di vittime”. Per le opere urbanistiche la US Navy ha affidato i lavori di costruzione degli impianti JTAGS alla D’Auria Costruzioni S.r.l. di Lamezia Terme che sembrerebbe una società quantomeno discutibile.

C’è un sistema che dalla fine della Seconda guerra mondiale consente di misurare il tempo mancante all’olocausto nucleare planetario. Si tratta di un orologio virtuale, il Doomsday Clock, le cui lancette si avvicinano o si allontano dalla fatidica mezzanotte dell’umanità a secondo la gravità dei conflitti in atto o dell’evoluzione della corsa al riarmo atomico. Questo sistema è stato adottato da centinaia di scienziati di fama internazionale che periodicamente pubblicano un report sul Bulletin of the Atomic Scientists dove “fotografano” la distanza delle lancette dalla maledetta ora X.

Qualche giorno fa, nel corso di una conferenza stampa a Washington, il Presidente della prestigiosa rivista scientifica, Rachel Bronson, ha lanciato l’allarme: “Mancano solo due minuti alla mezzanotte”. Lancette così vicine all’ecatombe nucleare non si vedevano dai tempi della guerra fredda USA-URSS e dell’installazione in Europa dei missili a medio raggio (i Cruise, i Pershing e gli SS-20) e di 112 testate atomiche nell’allora base statunitense di Comiso, Ragusa. “L’odierna minaccia nucleare è insostenibile”, ha aggiunto Rachel Bronson. Nel pianeta la guerra è globale e permanente, anzi perpetua, e il presente e il futuro prossimo sono pesantemente minacciati dall’escalation nucleare di decine di grandi e medie potenze, dalle crescenti tensioni tra USA e Russia, USA e Cina, USA e Corea del Nord e – come avvertono gli scienziati No War – dal “miglioramento tecnologico delle armi nucleari che producono la concreta possibilità che esse vengano usate”.

A rendere ancora più inquietanti gli scenari internazionali e mettere profondamente in pericolo la stessa sopravvivenza di ogni forma di vita nel pianeta ci ha pensato la nuova amministrazione statunitense: mister Trump ha annunciato una radicale riforma della postura nucleare a stelle e strisce grazie a un piano di “modernizzazione” degli arsenali che nei prossimi 30 anni dilapiderà più di 1.300 miliardi di dollari. Obiettivo chiave della nuova dottrina nucleare statunitense, lo sviluppo di testate nucleari a potenza ridotta, anche di un solo kiloton (17 volte meno potente della bomba sganciata su Hiroshima) per “effettuare attacchi chirurgici con numero ridotto di vittime”.

E poi ancora altre atomiche più precise e più potenti da utilizzare con i nuovi caccia, i sottomarini e i missili a medio e lungo raggio, forse anche con una nuova generazione di aerei senza pilota e senza controllo umano a distanza. I moderni dottor Stranamore del Pentagono puntano alla supremazia assoluta in campo tecnologico e nucleare e all’annientamento ovunque e comunque di ogni minaccia, anche di quella rappresentata magari da piccoli gruppi insorgenti contro cui potrebbero essere sganciate le nuove mini-atomiche per la “guerra nucleare limitata”. Un mixer di ultra sofisticati sistemi radar e satellitari, centri di comando, controllo, comunicazione e intelligence consentirebbe – sempre secondo Trump & C. – di poter “controllare” preventivamente ogni eventuale operazione missilistica nemica e scatenare dunque il “primo colpo” nucleare, evitando qualsiasi ritorsione e dunque i limiti-pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata”.

Follie criminali con immediate ricadute innanzitutto sui paesi partner alleati di Washington, Italia in testa. I nuovi sistemi di distruzione di massa, infatti, sono destinati ad essere installati (e utilizzati) principalmente in Europa, a partire dalle ammodernate bombe aviotrasportate a guida laser B-61 da custodire nei bunker delle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone) o delle potentissime testate che armeranno i sommergibili a propulsione atomica che incrociano le acquee nazionali e sempre più spesso approdano ad Augusta, Napoli, La Spezia, Taranto.

Continua in: https://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2018/02/alla-guerra-nucleare-dalla-base-usa-di.html

Categorie: Europa, Opinioni, Pace e Disarmo
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