Il 21 ottobre, a due giorni dall’uscita del documentario IBI di Andrea Segre, si inaugura la mostra fotografica della prima artista migrante di origini africane le cui opere saranno ospitate nella grandiosa cornice della Reggia di Caserta

CASERTA – l 19 ottobre esce IBI, documentario di Andrea Segre, ritratto di una donna, una regista, una fotografa, una madre migrante irregolare che ha fotografato e filmato la sua vita in Italia per 10 anni. In occasione dell’uscita del documentario, a partire dal 21 fino al 28 ottobre, verrà allestita presso la Reggia di Caserta una mostra interamente dedicata all’arte di Ibi, Ibitocho Sehounbiatou: tre sezioni (Autoritratti, Fotomontaggi, Realtà) che includono circa 40 opere, realizzata in collaborazione con il Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta e con l’importante sostegno dell’azienda Printmateria di Treviso.

La serata di inaugurazione si terrà il 21 ottobre alle 19.30 alla presenza del regista Andrea Segre, Salami Taiwo Olaywola – il marito di Ibi – e i suoi familiari, Il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori, il sindaco di Caserta Carlo Marino, il presidente del Locarno Festival Marco Solari, il direttore artistico del Locarno Festival Carlo Chatrian, i rappresentanti di Rai Cinema ed i rappresentanti del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta.

Dopo il discorso di benvenuto, alle 20.30 si terrà la proiezione del documentario IBI di Andrea Segre in contemporanea con il cinema San Marco di Caserta, e a seguire – alle 21.40 circa – sarà inaugurata ufficialmente  la mostra.

Ibi è nata in Benin nel 1960, ha avuto tre figli e nel 2000 in seguito a seri problemi economici ha scelto di prendere un grande rischio per cercare di dare loro un futuro migliore. Li ha lasciati con sua madre e ha accettato di trasportare della droga dalla Nigeria all’Italia. Ma non ce l’ha fatta. 3 anni di carcere, a Napoli. Una volta uscita Ibi rimane in Italia senza poter vedere i figli e la madre per oltre 15 anni. Così decide di iniziare a filmarsi. Fotografa per raccontarsi ai figli e alla madre da cui non può tornare, ma anche per costruirsi un’altra vita dopo i duri anni in seguito all’arresto,  guadagnando per documentare matrimoni, battesimi, feste religiose (cattoliche, evangeliche, musulmane, senza alcuna distinzione)  e lo  fa per aiutare e sostenere il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati di Caserta a cui aderisce dal 2009 con entusiasmo trascinante, non solo per ottenere il suo permesso di soggiorno, ma anche perché crede fermamente nella necessità di lottare tutti insieme contro le ingiustizie che vincolano le vite della maggioranza dei migranti a Castelvolturno, in Italia, in Europa. Ma Ibi fotografa anche solo perché le piace, perché con la camera in mano e davanti al suo computer sente di esistere, di essere, di poter esprimersi, nonostante il paese dove vive non le riconosca legalmente la sua identità. Oggi Ibi non c’è più. Se ne è andata nel maggio 2015, senza essere mai riuscita ad avere il diritto di vivere in Italia e di tornare a casa dalla sua famiglia.

L’arte fotografica per Ibi è voce per esistere, per ricordare a sé e ai suoi amici che la vita è vera, non irregolare.

La mostra è stata curata da Matteo Calore e Andrea Segre, autori del film IBI, prodotto da JoleFilm con Rai Cinema e in collaborazione con ZaLab. È la prima mostra in Italia dedicata a una artista migrante irregolare e dopo l’inaugurazione presso la Reggia di Caserta attende di viaggiare in tutta Italia; può infatti essere allestita gratuitamente in diversi luoghi contattando ZaLab che ne cura la distribuzione: www.zalab.org                                                         

La serata d’inaugurazione è a ingresso libero fino a esaurimento posti previa prenotazione scrivendo a ibifilm2017@gmail.com