I numeri del cancro e quelli dell’inquinamento

07.10.2017 - Alessandro Graziadei - Unimondo

I numeri del cancro e quelli dell’inquinamento
(Foto di unimondo)

La lotta all’inquinamento all’interno dell’Unione europea è una corsa ad ostacoli con notevoli differenze geografiche nel grado di adesione agli obiettivi fissati a Parigi nel 2015. Tra i 27 paesi europei che hanno sottoscritto gli ultimi accordi sul clima, infatti, solo la Svezia ha registrato un grado di adesione eccellente agli impegni presi; Germania e Francia hanno registrato un grado sufficiente; 16 paesi un grado insufficiente o scarso e altri 9, tra cui l’Italia, un grado molto scarso di adesione agli impegni. Ma cosa centra questo con il cancro? Secondo il censimento ufficiale “I numeri del cancro in Italia 2017”, presentato lo scorso 19 settembre a Roma dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), ben più di qualcosa, visto che, come conferma un intero capitolo del rapporto dedicato alla qualità dell’aria che respiriamo, “È ormai ben accertato che l’inquinamento atmosferico, tramite carcinogeni certi come il PM e il benzene e altri inquinanti classificati come probabili carcinogeni, causi il tumore del polmone e sia un importante fattore di rischio per il tumore della vescica”.

È sì perché d’aria si muore, in Europa e in particolare in Italia, dove, come ci ha ricordato Legambiente con una ricerca elaborata in gennaio sui dati delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (Arpa), Torino, Frosinone, Milano, Venezia, Vicenza, Padova, Treviso sono solo alcuni dei capoluoghi di provincia che hanno superato la soglia limite di polveri sottili nel 2016. A fronte di un numero massimo di 35 giorni all’anno previsti dalla legge con concentrazioni superiori ai 50 microgrammi di polveri sottili al metro cubo, Torino conta 86 giorni fuori soglia, Frosinone 85, Milano e Venezia 73, Vicenza 71, Padova e Treviso 68. E la classifica prosegue registrando un totale di 32 città in allarme smog nel 2016. Per questo “Sono urgenti e necessari interventi strutturali, di lunga programmazione, i cui tempi di messa in opera superano quelli del mandato elettorale di un sindaco. Serve un piano nazionale che aiuti i primi cittadini a prendere e sostenere le decisioni giuste: misure strutturali e permanenti, anche radicali e a volte impopolari, per la cui realizzazione occorrono, per altro, investimenti largamente al di sopra della portata dei Comuni, stretti dal patto di stabilità”.

Non ci stupisce quindi sapere che il censimento di Aiom e Airtum documenta un significativo aumento dei nuovi casi di tumore in Italia, passati dai 365.800 del 2016 ai 369mila (192mila tra i maschi e 177mila tra le femmine) stimati per il 2017. In tutto 3.200 casi di cancro in più. Le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione italiana risultano essere del colon-retto (53mila nuovi casi), seno (51mila), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27mila). Sono stati invece 177.301 i decessi attribuibili al cancro in un anno, il 2014 (dove si fermano gli ultimi dati Istat disponibili), rappresentando così con il 29 % la seconda causa di morte di tutti i decessi, dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è guarda caso quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). Dati ancor più preoccupanti se pensiamo che nel contesto nazionale si registrano significativi miglioramenti nei tassi di sopravvivenza della popolazione colpita da una diagnosi di cancro. Tanto che i cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi è stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente, sia negli uomini (54% vs 51%) sia nelle donne (63% vs 60%) e oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, il 24% in più rispetto al 2010.

Dietro questi numeri che danno speranza ci sono però migliaia di persone le cui patologie e sofferenze hanno legami importanti con l’inquinamento ambientale, perché se è vero che “Molti degli inquinanti generati dalle attività antropiche sono gli stessi di quelli prodotti da sorgenti naturali” sono principalmente, “i fattori climatici e le caratteristiche morfologiche degli ambienti urbani, dove si concentra la gran parte delle attività antropiche inquinanti, che ne favoriscono l’accumulo e la concentrazione” si legge nell’analisi di Aiom e Airtum.  Le principali fonti di emissione in Italia sono note: “traffico stradale e riscaldamento residenziale ai primi posti, seguiti – come ha conferma anche il XII rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano dell’Ispra – dalle combustioni industriali, ed emissioni dovute ad agricoltura e allevamenti intensivi di animali”. Infine un altro fattore di rilievo nel rapporto tra cancro e inquinamento è costituito dalla presenza dei 44 Siti inquinati di interesse nazionale (Sin), aree cioè “in cui la contaminazione ambientale è di particolare rilevanza sia per tipologia che per diffusione”.

Non siamo quindi davanti ai soliti dati “ambientalisti-allarmisti”, ma ad una situazione che oltre a dei costi umani insostenibili ha anche dei costi economici. La spesa per la sanità pubblica in Italia direttamente connessa all’inquinamento è stimata tra i 47 e 142 miliardi l’anno stando a dati relativi al 2010. In particolare la scarsa e alle volte pessima qualità dell’aria, contribuisce all’incremento non solo dei costi per le cure oncologiche, ma anche a quelli per malattie croniche sempre più diffuse come quelle degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, quali asma, allergie, broncopneumopatia cronica ostruttiva (COPD, nella sigla inglese), o a quelli dovuti a patologie come il diabete, le malattie del fegato e l’obesità. Che fare? Secondo i dati raccolti nel report, almeno in Italia, “la lotta all’inquinamento atmosferico procede molto lentamente, per non parlare delle bonifiche nei Sin nazionali, completate appena per il 20%”.  Purtroppo senza una maggiore consapevolezza politica e investimenti sull’uno e l’altro fronte, “l’Italia continuerà a rimanere indietro non solo nella strada verso uno sviluppo sostenibile, ma anche in quella che porta a una migliore salute dei propri cittadini”, hanno concluso Aiom e Airtum. Ma per il Parlamento, purtroppo, l’emergenza è solo il morbillo.

Categorie: Europa, Opinioni, Salute
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