Due idee preconcette sui liberi mercati

27.10.2017 - Rédaction France

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Due idee preconcette sui liberi mercati
"Vorreste forse minacciare le mie legittime aspettative di di profitto?" (Foto di doubichlou cc by-nc-nd)

E’ una comune regola di prudenza, una volta conquistata la vetta, ribaltare la scala con cui l’abbiamo raggiunta, per privare altri dei mezzi per scalarla”.

Friedrich List, economista tedesco (1789-1846)

Preconcetto 1: La libera circolazione della ricchezza è un fattore di pace nel mondo

Per i sostenitori del libero scambio, avere mercati più aperti possibili è necessario affinché ogni paese si specializzi in produzioni che possono essere esportate in altri paesi, il che dovrebbe portare ad uno sviluppo economico generale. Il protezionismo, al contrario, sarebbe un atteggiamento di chiusura, di ostilità, e, proteggendo attività non redditizie, risulterebbe inetto sul piano economico. Sarebbe una reazione egoistica dei paesi ricchi, volta a proteggere la propria produzione interna, allo stesso tempo rifiutando di partecipare allo sviluppo dei paesi poveri importandone i prodotti.

In quest’ottica, il libero scambio è spesso percepito come un fattore di pace nel mondo: il commercio instaura relazioni tra paesi che di conseguenza eviterannmo di avviare una guerra con i loro partner commerciali. Eppure, conflitti legati al libero scambio (ad esempio la guerra dell’oppio del 1839-1842 che oppose il Regno Unito all’Impero cinese di Qing che voleva vietare il commercio dell’oppio nel proprio territorio) sono esistiti e sono suscettibili di moltiplicarsi nel lungo periodo. Quando, infatti, le condizioni commerciali sono sempre più inique e il libero scambio è simile al dumping sociale (la pratica di violare, eludere o degradare i diritti sociali per trarne il massimo beneficio), ecco che si sviluppa una guerra economica e commerciale tra i lavoratori di tutto il mondo e, di rimbalzo, tra i paesi in cui vivono.

Un’altra argomentazione che smentisce gli effetti positivi del libero scambio sul mantenimento della pace nel mondo è la diffusione generalizzata del libero scambio in tutti i settori della vita e la sottomissione della società e dell’ambiente agli interessi commerciali delle multinazionali. Questo è ciò che stiamo vedendo con i negoziati in corso sui cosiddetti trattati TAFTA (tra gli Stati Uniti e l’Europa) e il CETA (tra il Canada e l’Europa). Questi trattati bilaterali, infatti, negoziati in totale mancanza di trasparenza tra gruppi industriali e finanziari europei e nordamericani, vogliono abolire qualsiasi normativa che possa ostacolare il commercio e i profitti delle imprese. L’obiettivo è raggiungere il più alto livello di liberalizzazione possibile in quanti più settori possibili: distribuzione idrica ed elettrica, istruzione, sanità, ricerca, trasporti, sostegno alle persone, cultura, digitale… Tutti questi settori, che per molti ricadono ancora nella competenza del servizio pubblico, potrebbero quindi essere aperti alla concorrenza.

Su entrambe le sponde dell’Atlantico, i cittadini si mobilitano contro la ratifica del CETA e i negoziati TAFTA. Due trattati di libero scambio che minano gravemente la coesione sociale, l’espressione delle voci dei cittadini e… la pace nel mondo!

Preconcetto 2: Il libero scambio è l’unico sistema collaudato

Di fronte alle crescenti disuguaglianze globali, molti credono che la chiave dello sviluppo risieda nell’aprire sempre più i mercati. Pensano che se il libero scambio si sta sviluppando ad alta velocità, interessando praticamente tutti i paesi e sempre più settori, è la prova che è l’unico sistema che funziona! Molti paesi del Sud vogliono vendere di più e meglio e chiedono un migliore accesso ai mercati occidentali per i propri prodotti agricoli. In realtà, si verifica esattamente il contrario: sono i paesi ricchi ad esigere continuamente che i paesi del Sud aprano sempre più i propri mercati. Un esempio: a partire dagli anni 2000 sono in fase di negoziato tra l’Unione europea e i paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) gli accordi di libero scambio noti come Accordi di Partenariato Economico (APE) per l’apertura dei mercati ACP ai prodotti provenienti dall’Unione Europea. Le società civili e gli Stati meridionali si sono fortemente opposti, temendo la concorrenza sleale sui propri mercati agricoli e una grave perdita di entrate (abolizione dei dazi doganali per i prodotti europei importati). Le pressioni europee hanno portato alla vittoria dell’UE nel luglio 2014: ad eccezione dell’Africa orientale, la maggior parte delle principali regioni dell’Africa hanno accettato di firmare questi APE. Come i trattati TAFTA e CETA, questi accordi economici avranno conseguenze molto dannose per le popolazioni dei paesi interessati e per l’ambiente. Sul lato europeo, promuoveranno un’agricoltura produttivista, inquinante e distruttiva per l’occupazione. Sul lato africano, l’agricoltura contadina sarà distrutta, la sovranità alimentare minacciata, le industrie locali patiranno questa concorrenza sleale e molti posti di lavoro andranno perduti.

Il libero scambio, così come operante da vari decenni, rafforza le disuguaglianze tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, perché sono sempre i paesi più ricchi a stabilire le regole del gioco del commercio e i paesi dominati a doverle accettare. Sono tuttavia necessarie misure protezionistiche per i paesi poveri, che talvolta devono chiudere i propri mercati per proteggere alcuni settori emergenti o quelli delle produzioni alimentari e potersi così sviluppare economicamente. Gli aiuti internazionali dovrebbero contribuire a rafforzare le capacità commerciali dei settori di esportazione dei paesi in via di sviluppo, ma anche ad aiutarli a sviluppare e proteggere i propri prodotti alimentari.

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

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Categorie: Comunicati Stampa, Economia, Europa, Internazionale
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