Guerre per la lingua

10.09.2017 - Z-net Italy

Guerre per la lingua

Di Caoimhghin ó Croidheáin

E’ un’ovvietà dire che dopo una guerra il vincitore scrive la storia, poi si potrebbe che il vincitore sceglie anche la lingua in cui la storia verrà scritta. Se è una guerra di colonizzati contro il colonizzatore, allora la lingua assume un valore speciale dato che di solito il colonizzatore impone la propria lingua ai colonizzati.

Paulo Freire ha descritto il modo in cui la conquista culturale conduce alla non autenticità culturale di coloro che vengono invasi che poi cominciano ad assumere la mentalità dell’invasore in termini dei loro valori, livelli e obiettivi. Nel libro intitolato La pedagogia degli oppressi, Freire ha scritto che l’invasione culturale riuscirebbe soltanto se gli invasori credessero nella loro inferiorità culturale. Una volta che si siano convinti della loro inferiorità, considererebbero che il colonizzatore e la sua cultura sono superiori. Nel tempo, dato che le persone diventano sempre più alienate rispetto alla loro cultura, vedrebbero soltanto i lati positivi nella cultura dell’invasore e desidererebbero diventare sempre più simili a loro, “a camminare come loro, vestirsi come loro, parlare come loro.” [1]

Tuttavia, le situazioni post-rivoluzionarie e post-coloniali sono complesse e il capovolgimento delle norme culturali è un processo difficile. Lo scrittore africano Chinua Achebe ha scritto riguardo ai problemi della comunicazione nei paese dell’Africa post-coloniale, asserendo che gli scrittori africani hanno scritto in inglese e in francese perché sono “sottoprodotti” dei processi rivoluzionari che hanno portato a nuovi stati-nazione e non soltanto per avere un vantaggio dei mercati editoriali globali in lingua francese e inglese. [2]

Questo porta poi a una difficile situazione con i gruppi che competono, alcuni dei quali usano le lingue native per la prima volta a livello di stato e competono con i rimanenti del vecchio ordine che potrebbero soltanto essere in grado di parlare la lingua dell’ex colonizzatore. Dato che gli stati nazione nel periodo che segue alla rivoluzione, di solito hanno problemi pratici più pressanti dei quali è necessario occuparsi, e usando una lingua che la maggioranza possa capire, gli aspetti culturali tendono a essere messi in secondo piano, finché in un certo momento del futuro quando potrebbero anche essere del tutto dimenticati.

Tuttavia, la regolarità con cui oggi i problemi linguistici spuntano fuori in tutto il mondo, è significativa e mira a una intensificazione delle tensioni politiche. Quando aumenta la competizione tra le élite, la lingua diventa un campo di battaglia nel quale il potere politico viene accresciuto o mantenuto. Il teorico italiano della politica, Antonio Gramsci, identificò molto chiaramente il problema quando osservò che l’incremento dei problemi della lingua significava che qualcosa di più grave stava gorgogliando sotto la superficie. Credeva che la costituzione e l’allargamento della classe governante e la sua necessità di avere un appoggio popolare, causava un cambiamento nell’egemonia culturale della società. [3] Questo di solito accade quando gruppi etnici o linguistici diversi della società diventano insoddisfatti dei servizi e dei benefici che lo stato conferisce loro e affermano una nuova identità basata sulla lingua e sulla loro storia etnica.

Nella maggior parte delle situazioni post-coloniali, i problemi della lingua sono incentrati sulla lotta che riguarda quale lingua sarà insegnata nelle scuole, sulla lingua usata in parlamento e sui media nazionali e anche i nomi di luoghi e i nomi propri. In un recente articolo di Aatish Taseer, scrive della politica che in India sta cambiando dove i nomi di luogo sono diventati focolai di dispute. Taseer osserva che ci sono molte idee della storia e che anche “i nomi riflettono proprio quella necessità fondamentale di un mondo che consideri voi come voi vi considerate.” Crede che una precedente sicurezza di sé in India, abbia ceduto il passo a una nuova ipersensibilità e a un desiderio di controllare l’immagine dell’India. [4]

Taseer considera tale ipersensibilità come il rafforzamento del nazionalismo hindu che in anni recenti ha subito dei cambiamenti. In passato la gente si riferiva a Varanasi usando i suoi molteplici nomi, compreso quello dell’era musulmana, Banaras e il suo antico nome sanscrito, Kashi. L’aumentare del nazionalismo Hindu ha politicizzato la cultura e, secondo Taseer, il partito governante Bharatiya Janata Party è stato costruito in base a un’idea militarizzata della storia. Ignorando la sensibilità musulmana come gruppo etnico di minoranza in India, l’anno scorso il presidente del BJP, Amit Shah, ha descritto il periodo musulmano come parte di una storia millenaria di schiavitù a Goa. [5]

Questa visione monolitica dei Musulmani e della cultura musulmana, serve soltanto a fare generalizzazioni sui Musulmani e a demonizzarli e implica che un gruppo minoritario sta opprimendo un gruppo di maggioranza invece che il contrario. Il mantenimento del potere da parte di una maggioranza linguistica e/o politica con l’imposizione delle sue convinzioni e delle norme linguistiche su una minoranza, ha una lunga storia in Irlanda la quale risale alla formazione del Libero Stato Irlandese nel 1922. Mentre inizialmente le forze nazionaliste conservatrici che avevano vinto la guerra civile dopo il ritiro dei Britannici (tranne che per le 6 contee settentrionali), introdussero alcune misure per la protezione e la promulgazione della lingua irlandese (Gaelica), il progetto subì un calo e presto divenne, invece, associato con l’ideologia nazionalista radicale delle forze sconfitte.

La debolezza dell’attuale situazione riguardante il gaelico, può essere illustrata con un esempio di un contraccolpo conservatore avvenuto nel 2011 a Dingle, una nota cittadina nel sudovest dell’Irlanda. Le difficoltà e le complessità del cambiamento di nome si potevano vedere nella decisione di rinominare ufficialmente la città, ‘An Daingean’, cioè il suo originario nome gaelico. Dato che i nomi dei luoghi in Irlanda sono in inglese, (nella versione anglicizzata dei nomi gaelici) e in gaelico, possono diventare punti focali per il conflitto culturale dato che i parlanti di gaelico cercano di allontanarsi dall’influenza storica coloniale. La gente locale ha reagito e dopo 6 anni, il presidente dell’epoca, Mary McAlesee, ha di nuovo reintegrato il nime della città nella sua versione anglicizzata ‘Dingle’ [6]. Molte delle persone locali hanno considerato il nome anglicizzato come un marchio turistico e hanno temuto una perdita di affari a causa della confusione dei turisti con il suo nome gaelico.

Un’analoga preferenza per la lingua del conquistatore si può vedere in un recente articolo sull’Algeria apparso su The Economist. In questo articolo alle lingue scolastiche in gara di francese e arabo si è aggiunto il berbero, rese ancora più complicate dalla mancanza di decisione circa quale dei 6 dialetti insegnare. La lingua berbera è parlata da circa il 25% degli Algerini e soltanto l’anno scorso è stato riconosciuto malgrado l’indipendenza dalla Francia risalga al 1962. L’autore dell’articolo osserva che “l’élite dell’Algeria che parla francese preferisce il gergo dei suoi vecchi padroni.” [7] Una consigliera del ministro dell’istruzione, Nouria Benghebrit, ha dichiarato che l’arabizzazione era stata un errore e che gli Algerini “non dovrebbero confondere il selvaggio e barbaro colonialismo della Francia con la lingua francese, che è un veicolo universale di scienza e di cultura.” [8]

Queste allusioni negative verso l’arabo e il berbero hanno delle somiglianze in Irlanda che i parlanti di gaelico riconosceranno dalla storia irlandese. Alla fine del 19° secolo, l’accresciuto appoggio al gaelico provocò reazioni da vari ambienti, particolarmente in campo accademico. T.W. Rollerston, parlando al Club dei giornalisti nel 1896, definì quella lingua inadatta per il pensiero o per avere considerazione da parte di persone istruite. I sostenitori dell’irlandese e di altri aspetti della cultura gaelica venivano considerati come tradizionalisti campanilisti che guardavano al passato e che cercavano di ostacolare l’orientamento della storia.

La lotta per il riconoscimento dell’irlandese come lingua moderna, ha significato soffrire l’indegnità di una contestazione da parte di Rollerston per provare che un brano di prosa di una rivista scientifica poteva essere tradotto in irlandese e poi di nuovo in inglese da un altro traduttore, senza perdita di significato. Questo venne debitamente compiuto con successo da Hyde e Mac Neill, due dei principali nazionalisti irlandesi, e accettato da Rolleston. (Naturalmente, qui andrebbe anche menzionato il forte collegamento storico tra lingua araba e scienza).

Il soprannome dato ai parlanti di gaelico, ’tradizionalisti campanilisti’, è ancora usato per colpire persone asseriscono i loro diritti linguistici [il gaelico è la prima lingua ufficiale dell’Irlanda insieme all’inglese], ottenuti dopo decenni di lotta politica e culturale con lo stato. Il collegamento di gaelico e nazionalismo radicale è stata sempre una spina nel fianco degli anglofili conservatori in Irlanda.

Gli argomenti linguistici in tutto il mondo vengono modellati, come in Irlanda, da problemi quali: la difficoltà di apprendere lingue nuove o vecchie, e il controllo che ha l’élite dello stato e del sistema di istruzione. Come osserva Gramsci, quando si manifestano conflitti culturali, si può essere sicuri che sta accadendo qualcosa di più grave che comporta un esame più attento delle ideologie locali e delle lotte di élite e di classe. In Irlanda, le fortune della lingua gaelica salivano e declinavano, secondo le necessità culturali e ideologiche della classe governante. I movimenti per la lingua venivano imbrigliati quando erano considerati una minaccia politica e venivano ignorati quando erano deboli.

Questo si può vedere globalmente dove il ruolo del linguaggio può essere positivo o negativo a seconda della politica dei gruppi coinvolti. La lingua non è intrinsecamente progressista o reazionaria, ma agisce come vettore di cultura e anche come mezzo di comunicazione. Nella società, l’apertura verso lingue e culture diverse, implica l’apertura e la tolleranza verso differenti gruppi e una protezione contro la semplificazione monolitica e la provocazione razzista. Quando si manifestano i problemi di lingua, essi possono anche dimostrare che, per i gruppi di minoranza la sopravvivenza della loro lingua dipende tanto da problemi sociali ed economici, (emigrazione, disoccupazione, povertà) quanto dai diritti che vengono concessi dallo stato.

In Irlanda, il rifiuto da parte del colonialismo britannico di accordare diritti linguistici ai parlanti del gaelico, ha svolto un ruolo importante nello spostamento dei nazionalisti culturali al nazionalismo politico e alla successiva Guerra di Indipendenza. I colonizzatori e le élite conservatrici dominanti hanno imparato che il loro ‘nazionalismo campanilista’ poteva essere l’artefice del loro crollo nella commedia della storia.

Note

[1] Paulo Freire, Pedagogy of the Oppressed [Pedagogia degli Oppressi], (London: Penguin, 1990) 122.

[2] Ali A. Mazrui, The Political Sociology of the English Language: An African Perspective [La sociologia politica della lingua inglese: una prospettiva Africana], (The Hague: Mouton, 1975) 218.

[3] Antonio Gramsci, Selezioni dagli Scritti Culturali. A cura di David Forgacs e Geoffrey Nowell-Smith, Traduzione di William Boelhower (Lawrence and Wishart, London, 1985) 183-184.

[4] https://www.nytimes.com/2017/07/26/opinion/india-history.html?mcubz=1

[5] https://www.nytimes.com/2017/07/26/opinion/india-history.html?mcubz=1

[6] http://www.independent.ie/irish-news/battle-of-an-daingean-comes-to-an-end-for-dingle-dwellers-26756128.html

[7]https://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21726743-arabic-berber-french-and-hybrid-three-vie-dominance-battle-over

[8]https://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21726743-arabic-berber-french-and-hybrid-three-vie-dominance-battle-over

 

Caoimhghin Ó Croidheáin è un artista che ha esposto ampiamente in tutta l’Irlanda. La sua opera consiste dipinti basati sui paesaggi urbani di Dublino, sulla storia irlandese e su temi geopolitici. Il suo blog di scritti critici basati su cinema, arte e politica in aggiunta a ricerche su database di arte realista e arte realista sociale di tutto il mondo, si può vedere, paese per paese, su: http://gaelart.blogspot.ie

Categorie: Africa, Cultura e Media, Europa, Opinioni
Tags: , , ,

Newsletter

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.

DIRETTA mobilitazioni ogni giorno a Santiago 10.12.19

Documentario: L'inizio della fine delle armi nucleari

2a Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

Documentario: RBUI, il nostro diritto di vivere

Mobilitiamoci per Assange!

App Pressenza

App Pressenza

Milagro Sala

Canale di youtube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.