Nutrizionisti senza frontiere: perché il cibo sia diritto di tutti alla salute

26.07.2017 - Il Cambiamento

Nutrizionisti senza frontiere: perché il cibo sia diritto di tutti alla salute

Nutrizionisti Senza Frontiere nasce a Jesi (AN) tre anni fa da un’idea di due ragazze poco più che trentenni: Veronica Madonna, biologa nutrizionista ed Emanuela Pellegrini. L’obiettivo quello di creare una rete di nutrizionisti volontari al servizio di progetti umanitari. Abbiamo fatto il punto con le protagoniste per raccontarvi questo bel progetto.

Al momento Nutrizionisti Senza Frontiere (NuSef) è attivo in  Guatemala, Congo, Tanzania, Burundi, Etiopia, Guinea Bissau e in Italia con molti progetti in piedi in collaborazione  con altre associazioni e Ong. I progetti non si limitano all’emergenza nutrizione ma si estendono anche alla formazione sulle buone pratiche relative alla coltivazione e alla conservazione di semi delle varietà locali, alla sensibilizzazione all’allattamento al seno, all’educazione alimentare.
Quando e’ stata fondata NuSeF e come è nata l’idea?

L’associazione è nata da un viaggio ad Iringa, in Tanzania, dove sono stata nel 2012 come volontaria dell’associazione L’Africa Chiama di Fano. Sono partita con l’idea di aiutare i cooperanti locali a gestire meglio le emergenze di tipo nutrizionale e con l’intento di revisionare i menu del piccolo centro nutrizionale Kipepeo per una migliore riabilitazione dei bambini accolti ed invece sono tornata con una grande esperienza nel cuore e un ambiziosissimo progetto in mente. Ci sono voluti poi 2 anni per riuscire a rendere concreto questo sogno: siamo infatti attivi da Ottobre 2014.

Qual è l’obiettivo di Nutrizionisti Senza Frontiere?

Siamo nati con l’obiettivo di creare una rete di nutrizionisti (biologi, medici e dietisti) che mettano a disposizione le proprie competenze professionali a favore di progetti umanitari.

Quali sono e in quali aree del mondo vengono attuati i progetti?

I progetti sono molti…sarebbe troppo complicato elencarli tutti! Diciamo che la nostra attività si svolge sia in Italia che nel sud del Mondo. A livello internazionale i progetti si concentrano in alcuni paesi dell’Africa (Congo, Tanzania, Burundi, Etiopia e Guinea Bissau) ed in Guatemala. In Italia promuoviamo progetti, campagne ed organizziamo eventi, convegni, congressi e manifestazioni per educare ad una sana e corretta alimentazione, per sensibilizzare alla necessità di ridurre gli sprechi di cibo, per far riflettere sull’importanza di un commercio più equo e solidale, su una ridistribuzione delle ricchezze…perché acqua e cibo siano veramente un diritto di tutti! Nel sud del mondo il diritto alla nutrizione e la lotta alla malnutrizione infantile si compiono non solo attraverso la gestione dei casi di emergenza nel bambino, applicando diversi protocolli riabilitativi nella malnutrizione lieve, moderata o severa, ma anche mediante la formazione di operatori, infermieri, nutrizionisti e medici locali, perché sappiano riconoscere e trattare la malnutrizione. Da non trascurare è anche l’importanza dell’intervento di educazione alimentare che rivolgiamo alla popolazione locale: fondamentale è insegnare alle mamme a riconoscere i segni della denutrizione nei propri figli così che possano curarli il prima possibile ed istruirle su quelle che sono le esigenze nutrizionali di un bambino, nel tentativo di evitare nuovi casi di denutrizione.

Che cosa si intende per nutrizione senza frontiere?

Nutrizione Senza Frontiere significa guidare le persone a Nutrirsi (la maiuscola non è un errore di battitura!), aiutandole da ogni punto di vista perché questo sia possibile, al dì là di ogni confine fisico, politico, sociale e culturale. Significa sforzarsi di garantire al mondo intero acqua pulita e cibo buono, sano, nutriente e soddisfacente in qualità e quantità

Come vi sostenete? 

Ad oggi stiamo portando avanti le nostre attività grazie alla generosità delle donazioni di chi crede in noi! Speriamo che pian piano sarà possibile accedere a finanziamenti per realizzare i nostri ambiziosissimi progetti!

I professionisti coinvolti sono tutti volontari?

Sì, siamo tutti volontari
Che tipo di nutrizione promuovete? 

Non abbracciamo nessun tipo di filosofia alimentare particolare. Crediamo che il nutrimento di un’alimentazione sana, varia, equilibrata, consapevole e soprattutto naturale sia il primo strumento che consente di raggiungere il benessere e restare in salute. Nei paesi del sud del Mondo cerchiamo di valorizzare le risorse locali per aiutare  ad aumentare la varietà della dieta, sempre troppo monotona, per il miglioramento dello stato nutrizionale e di salute delle popolazioni
Chi volesse fare questa esperienza a chi deve rivolgersi?

Nel nostro sito www.nutrizionistisenzafrontiere.org ci sono tutte le indicazioni da seguire per entrare a far parte della nostra realtà, diventare un volontario ed eventualmente partire per un’esperienza nel sud del Mondo
Che tipo di formazione deve fare?

La formazione si articola in diversi corsi formativi: uno generale che prepara al volontariato, corso aperto a tutti, professionisti della nutrizione e non. Un secondo corso di alimentazione e nutrizione pediatrica richiesto per poter svolgere l’attività di volontariato in Italia e l’ultimo,  specifico nella riabilitazione nutrizionale del bambino malnutrito, d’obbligo per poter affrontare un’esperienza nel sud del Mondo.

Siete collegati in qualche modo a Medici senza frontiere?

Momentaneamente no.

Come venite accolti nei paesi in cui vi recate?

Ci accolgono sempre con grande affetto! Sia nei vari paesi dell’Africa in cui abbiamo attivato progetti, sia in Guatemala le popolazioni sono estremamente cordiali.

Il vostro lavoro consiste nel portare materialmente aiuti o nella formazione a una nutrizione corretta?

Fornire beni materiali non è mai funzionale affinché l’aiuto sia duraturo e risolutivo, perché chiaramente è destinato ad esaurirsi. La nostra mission è prevenire la malnutrizione infantile, sia insegnando i principi di una sana alimentazione, sia favorendo lo sviluppo dell’economia locale, soprattutto a livello agricolo, in modo che le famiglie abbiano poi anche la disponibilità economica per sostenere la corretta nutrizione dei propri bambini.

Malnutrizione, denutrizione, ipernutrizione. Ci aiuti a fare chiarezza? 

Quando si sente parlare di malnutrizione si pensa sempre alla magrezza dei bambini africani…in realtà anche i bambini occidentali, nella stragrande maggioranza dei casi sono malnutriti, indipendentemente dal loro peso corporeo! La malnutrizione come dice la parola indica infatti una nutrizione scorretta, nel senso ampio del termine. Una persona che ad esempio non mangia frutta e verdura e consuma abitualmente cibo spazzatura sicuramente andrà incontro, nel lungo periodo, ad un problema di malnutrizione a causa della carenza di vitamine, sali minerali ed antiossidanti e a causa della enorme quantità di grassi, zuccheri ed additivi introdotti. Se questa persona ha la fortuna di avere un metabolismo rapido, potrebbe anche non ingrassare a seguito della sua dieta e mantenere un rapporto peso/altezza ideale…questo non significa che non sia malnutrita. Con la parola malnutrizione indichiamo quindi sia l’aspetto quantitativo che quello qualitativo. Denutrizione ed ipernutrizione sono concetti invece più specifici: quando l’intake calorico è eccessivo si parla di ipernutrizione, con una connotazione quindi prettamente quantitativa. Quando l’intake calorico è insufficiente a rispondere ai fabbisogni e si parla invece di denutrizione.

Il vostro prossimo progetto?

Ci siamo appena attivati per rendere possibile in Guatemala il progetto “VIDA” che prevede la realizzazione di un’intera filiera produttiva di barrette nutrienti, nutraceutiche e probiotiche nelle aldee, i villaggi poveri di montagna, che saranno poi consumate dai bambini delle stesse aldee per il miglioramento delle condizioni nutrizionali e di salute dei piccoli, in un meccanismo che si autoalimenterà consentendo negli anni l’autosostenibilità del progetto…incrociamo le dita!

Quante persone tra professionisti e volontari sono coinvolti al momento?

Al momento siamo circa 200 volontari in Italia. Speriamo che la nostra famiglia si allarghi presto, ancora e sempre di più!

In che modo riuscite a prendere contatti con gli altri paesi? Quali sono i vostri interlocutori?

Per l’accoglienza posso aggiungerti poco purtroppo: NuSeF non intrettiene rapporti diretti con le istituzioni! Noi diamo supporto a progetti di altre onlus e ONG, per cui sono queste realtà che prendono accordi con i governi e i ministeri.

Stessa cosa vale per le associazioni presenti sul territorio. Noi non abbiamo rapporti diretti, ma ci rapportiamo con queste realtà tramite i nostri partner di progetto!

Da una parte si parla di malnutrizione e denutrizione, dall’altra si sprecano quantità ingenti di cibo. Qual è al momento e in cifre lo spreco alimentare nel mondo?

Da un rapporto del gennaio 2013 dell’Institution of Mechanical Engineers, associazione degli ingegneri meccanici britannici è emerso che oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno nel mondo per il consumo umano, cioè circa 2 miliardi di tonnellate di cibo, finisce nella spazzatura, benché sia in gran parte commestibile.

Quali sono le cause di questo enorme spreco?

Fra le cause ci sono le cattive abitudini di milioni di persone che non conservano i prodotti in modo adeguato, le date di scadenza troppo rigide apposte sugli alimenti, le promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario, ma soprattutto l’enorme quantità di cibo che ristoranti, mense, ospedali, forni, supermercati spreca vergognosamente ogni giorno. A fronte dei 2 miliardi di tonnellate di cibo gettato nella spazzatura, c’è un miliardo di persone al mondo che non ha accesso a sufficienti risorse alimentari. Solo in Italia i poveri ammontano a oltre 6 milioni. E’ quanto emerge nell’ultimo report dell’Istat che classifica circa il 10% della popolazione come poveri assoluti, ovvero coloro che “non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa”. Se al conteggio si uniscono le persone che vivono in condizioni di povertà relativa, si arriva al 16,6% della popolazione, ovvero circa 10 milioni e 48 mila italiani.

Com’è la situazione in Europa?

Solo in Europa vengono buttati circa 100 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana. In Italia secondo il Barilla Center for Food and Nutrition ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari! L’accesso a risorse alimentari ed idriche adeguate in qualità e quantità è un diritto di tutti, lo dice la FAO, ma ad oggi questa resta un’utopia in quanto non è divenuta realtà nemmeno nei paesi considerati ricchi ed industrializzati.

NuSeF si occupa di progetti relativi alla nutrizione anche in Italia. Che cos’è il  progetto Pan per tutti?

Il progetto è rivolto a soggetti meno abbienti, in ristrettezze economiche o in tale difficoltà da essere impossibilitati all’acquisto di cibo. La nostra idea è quella di aiutare le persone in difficoltà donando loro tutto l’invenduto che la grande e piccola distribuzione andrebbe a sprecare dopo la chiusura serale.  Il progetto coinvolge panifici, pizzerie, rosticcerie, supermercati affinché aderiscano all’iniziativa. Grazie a Pan per Tutti, le persone che hanno bisogno potranno recarsi prima della chiusura in tali esercizi e presentando una tesserina potranno ritirare a titolo gratuito il cibo necessario al fabbisogno di se stesso e della propria famiglia per la cena. Le tesserine verranno distribuite da associazioni partner, quali Caritas, Adra Onlus…etc, previa verifica dei requisiti. L’aspetto innovativo di questo progetto è l’assenza di raccolta e redistribuzione da parte nostra: la persona va personalmente a ritirare. Questo presenta importanti vantaggi: non si incorrono in problematiche riguardanti la conservazione del cibo raccolto e così niente va sprecato: nemmeno la gastronomia già cotta e per questo facilmente deperibile. Non bisogna sempre avere volontari a disposizione per il ritiro, frigoriferi per lo stoccaggio, furgoni per il trasporto. Infine questo progetto rispetta profondamente la dignità e la riservatezza dell’individuo: solo il negoziante saprà che il cibo con cui la persona è uscita dal negozio non è stato pagato.

Al momento dove è attivo Pan per Tutti?

Il progetto è appena partito ed è stato attivato dai nostri volontari, per ora, in un solo comune Italiano, il comune di San Severo. In questi primi mesi di start up stiamo valutandone la fattibilità e soprattutto verifichiamo la soddisfazione dei negozianti. I risultati dopo qualche mese sono positivi: gli esercenti sono contenti di aver aderito e le persone usufruiscono regolarmente del servizio. Da Settembre quindi contiamo di estendere il progetto ad altri comuni, cercando piano piano di renderlo capillare su tutto il territorio nazionale!

Categorie: Diritti Umani, Educazione, Europa, Interviste
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