Mentre l’Italia si piazza al primo posto assoluto nella gogna sanitaria mondiale con il diktat Lorenzin, l’autorevole British Medical Journal (BMJ) esce con un editoriale di segno diametralmente opposto dal titolo “Valutare i benefici e i danni delle medicine”[1].

Pur non essendo esente da compromessi con il potere, l’Associazione Medica Britannica, proprietaria del BMJ, capisce che troppo è troppo e da almeno due anni sta facendo un esame di coscienza approfondito sugli stessi temi su cui la Lorenzin si lancia con foga donchisciottesca, con la FNOMCEO[2] che scodinzola al suo seguito[3].

La Caporedattrice del BMJ, Fiona Godlee, e il Segretario di Redazione Joe Freer, mettendo firma e faccia sull’editoriale, richiamano la questione posta sul tappeto a Febbraio 2015 dal Chief Medical Officer (CMO, lontanamente paragonabile al Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità italiano), dottoressa Sally Davies: “Come la società dovrebbe giudicare sicurezza ed efficacia delle medicine?”.
Partendo da clamorose controversie sull’oseltamivir (Tamiflu) e sulle statine, e prendendo atto della crescente sfiducia della popolazione, la CMO chiese un’inchiesta da parte della Academy of Medical Sciences[4], di seguito detta Accademia.

Ora l’Accademia ha pubblicato il suo rapporto, e l’editoriale del BMJ ne fa le pulci, mettendo in evidenza le tante omertà a fronte di poche generiche ammissioni.
Vediamo i passi principali.

L’Accademia rileva che solo uno su tre cittadini crede ai risultati della ricerca medica. Inoltre rileva che più di 4/5 dei medici di famiglia e 2/3 dei cittadini diffidano dei risultati delle ricerche finanziate dall’industria farmaceutica[5].
Però, osserva il BMJ, “la metà delle raccomandazioni e l’intero comunicato stampa dell’Accademia propongono genericamente una ‘migliore comunicazione con i pazienti e con il pubblico’ senza affrontare quella che il Comitato Scientifico e Tecnologico del Regno Unito identifica quale crisi di riproducibilità della ricerca e incremento di cattive condotte e di errori”.

L’Accademia non ha affrontato il nodo dei dati di prova, che restano inaccessibili.

L’Accademia ha esaminato solo marginalmente il ‘caso Tamiflu’, mentre il BMJ giudica che questo sia “forse l’esempio migliore del motivo per cui il pubblico e i professionisti della salute non possono fidarsi delle prove pubblicate.
Ci sono voluti cinque anni di campagne per ottenere i dati grezzi dal produttore, Roche. Una revisione indipendente di quei dati non ha trovato buona prova di beneficio… (ma ha trovato) alcuni danni precedentemente non dichiarati”.
“Nonostante ciò, il governo britannico ha acquistato altre scorte, citando a sostegno studi osservazionali”, aggiunge il BMJ.

 Passando al problema della sovra-prescrizione di farmaci ed esami, l’editoriale dice che fra le cause “La più rilevante… è la pregiudiziale di ottimismo che affligge la letteratura medica. Scarsa formazione scientifica, pratiche disoneste e filtri pubblicitari contribuiscono sistematicamente all’esagerazione dei benefici e alla sottovalutazione dei danni”.

Quanto ai conflitti di interesse, il BMJ afferma che il rapporto dell’Accademia si limita a riproporre i vecchi pannicelli caldi, cioè standard meno severi di quelli adottati per i giudici e per i giornalisti.
Il BMJ invita l’Accademia a dare l’esempio (magari seguendo la recente dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Salute sulla pubblicazione dei risultati di prova[6]) dato che i suoi circa 1200 collaboratori rappresentano buona parte della leadership medica britannica.
Da parte sua, il BMJ è già impegnato a dichiarare annulamente i suoi introiti dall’industria dei farmaci e dei presìdi sanitari. 

Caustico il giudizio complessivo del BMJ sul rapporto dell’Accademia, la cui priorità “sembra essere quella di rassicurare pazienti e pubblico affinché prendano le loro pillole e collaborino strettamente con l’industria per svilupparne altre”.

Tranciante la conclusione: “L’accademia ha avuto l’opportunità di mostrare leadership e indipendenza. Ma la sua relazione dice poco per disturbare lo status quo, suggerendo che non era l’Accademia il soggetto giusto cui affidare l’inchiesta”.

Passando alle proposte, il BMJ caldeggia le posizioni del Manifesto Evidenza[7] il quale “non lascia spazio al dubbio che ci sia una crisi nella nostra raccolta di prove scientifiche, e definisce un programma per un cambiamento radicale”.
“Se vogliamo che il pubblico creda alle prove, dobbiamo rendere affidabili le prove”,
come dice il Direttore del Centro per la Medicina Basata sulle Prove di Oxford.

 

L’Autore è medico specialista in Malattie Infettive e in Sanità Pubblica, con quarantennale esperienza sia in Italia che in Africa (otto anni).

 

[1] BMJ 2017;357:j3129 doi: 10.1136/bmj.j3129 (Published 2017 June 30)

[2] Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

[3] https://portale.fnomceo.it/fnomceo/showArticolo.2puntOT?id=149850https://portale.fnomceo.it/fnomceo/showArticolo.2puntOT?id=149850

[4] https://acmedsci.ac.uk/, ‘organo indipendente che rappresenta la diversità della scienza medica’

[5] NDT: In Italia la quasi totalità delle ricerche è finanziata, direttamente o indirettamente, dall’industria farmaceutica.

[6] http://www.who.int/evidence/about/en/

[7] evidencelive.org/manifesto