Aborigeni australiani: un popolo in estinzione a causa del razzismo

24.06.2017 - Laura De Rosa - EticaMente

Aborigeni australiani: un popolo in estinzione a causa del razzismo
(Foto di Framepool)

Nel corso della mia vita sono entrata in contatto con etnie difficilmente avvicinabili ma non ho mai incontrato una tribù indigena in loco. E’ un sogno nel cassetto che spero prima o poi di esaudire. Le popolazioni indigene mi affascinano perché trovo incredibile, non solo curioso, che siano riuscite a conservare le proprie radici e uno stretto rapporto con la natura circostante a dispetto dei cambiamenti intercorsi nel tempo. La loro estraneità allo sviluppo economico e tecnologico è un aspetto importantissimo perché se avessero seguito le orme del mondo cosiddetto civilizzato, avrebbero inevitabilmente perso tutta una serie di conoscenze. Ciò nonostante non è mia intenzione esaltare i popoli indigeni affermando che siano migliori, li ritengo semplicemente diversi e per questo estremamente interessanti.

Purtroppo per molto tempo la parola indigeno è stata usata alla stregua di “meno evoluto, incivile” ma si tratta di punti di vista. Perché mettendoci nei panni di un indigeno, l’uomo civilizzato contemporaneo apparirebbe altrettanto “incivile” e persino ignorante rispetto ad alcune tematiche. Ma addentriamoci ora nel mondo degli Aborigeni, termine che è sinonimo di indigeni, sebbene venga prevalentemente utilizzato per indicare gli autoctoni australiani.

Chi sono e come vivono gli Aborigeni australiani

In Australia, stando alle stime, esisterebbero 500 diversi popoli aborigeni, organizzati in clan. La parola “aborigeno” significa letteralmente “originario del luogo in cui vive”, similmente al termine “indigeno”. Per queste popolazioni la terra è fondamentale perché intorno ad essa ruota non solo la vita materiale della comunità ma anche quella spirituale.

Com’è accaduto in molti altri luoghi del mondo, gli Aborigeni australiani abituati a vivere lungo le coste, nel bush o nei deserti dell’entroterra, si sono ritrovati spiazzati di fronte all’invasione dei colonizzatori britannici e ad oggi, si ritiene che la maggioranza viva in città, nelle zone più periferiche e degradate. Le loro terre sono state letteralmente derubate e mai restituite sulla base del principio della terra nullius, che consentiva ai colonizzatori di occuparne i territori perché ritenuti di nessuno. Gli Aborigeni non avevano infatti il concetto di proprietà privata e quindi non sussisteva, nella loro cultura, un sistema di gestione delle terre.

L’impatto sociale di questo furto si è rivelato devastante, sia perché molti di loro sono stati sterminati, sia a causa delle epidemie dilagate in quel periodo, con una riduzione della popolazione da circa un milione a 60.000 persone. Problemi ulteriori sono derivati dalle politiche adottate nei loro confronti, che hanno addirittura acconsentito alla distruzione di intere famiglie, private dei loro figli, affidati a bianchi o a collegi di missionari. L’obiettivo? A quanto pare sradicare la loro cultura. Possono sembrare fantasie ma se pensiamo a quanto accaduto agli Indiani d’America, forse qualcosa di vero c’è.

Ad oggi, secondo quanto riporta Survival, movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, il razzismo e le violenze nei loro confronti sono la triste realtà. La civilizzazione non dovrebbe essere sinonimo di rispetto delle realtà altre e quindi delle minoranze? In teoria sì ma sappiamo bene che il colonialismo è nato per tutt’altro motivo.

La cultura aborigena in pillole

Stando agli studi in materia, i primi Aborigeni australiani sarebbero giunti in questa terra 50.000 anni fa. Gli Aborigeni presenti sulle coste vivevano di agricoltura, allevamento, pesca, mentre le tribù dell’entroterra si dedicavano principalmente alla caccia. Si tratta di una cultura con caratteristiche peculiari, unica nel suo genere, che ha trovato nell’arte una delle forme d’espressione più genuine. In alcune zone dell’Australia è possibile accedere a centri culturali dedicati proprio alle tradizioni aborigene e alla loro arte.

Un tratto comune di molte tribù è la relazione stretta con la natura, che è considerata sacra. Sebbene oggigiorno molti Aborigeni non siano più nomadi, originariamente lo erano e vivevano in modo semplice, creando da sé gli oggetti di cui avevano bisogno, che venivano condivisi tra i diversi gruppi. Non conoscevano infatti il concetto di proprietà.

Conoscevano benissimo la flora e la fauna territoriale ma purtroppo, in seguito alla colonizzazione, molte di queste conoscenze andarono perse. Gli Aborigeni hanno combattuto a lungo per ottenere maggiori diritti e autonomie nella gestione dei loro affari e del loro patrimonio e sebbene la Suprema Corte Australiana nel 1991 abbia rimosso il principio della Terra di Nessuno, permettendo ai nativi di risiedere nelle proprie terre, sempre negli anni 90′ il governo australiano ha emanato una legge che ha ridotto l’applicabilità di questa conquista.

Fra le tribù aborigene più note si annovera quella degli Arunta, molto legati al culto degli antenati e degli spiriti primordiali. Questo è un aspetto della cultura aborigena estremamente interessante, confermato da missionari e studiosi che hanno vissuto tra le tribù australiane. I ricercatori parlano di poteri misteriosi e incredibili come la capacità di prevedere, molte ore in anticipo, l’arrivo di eventuali “ospiti” o di sapere in quali luoghi i membri della tribù partiti in viaggio si trovassero. Si parla anche di viaggi astrali e di rabdomanti in grado di sentire l’acqua, una capacità indispensabile per gli Aborigeni dell’entroterra arido.

Categorie: Oceania, Opinioni, Popoli originari
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