Sostenere gruppi di cittadini per l’acquisto condiviso di una tenuta e la sua conduzione con metodi moderni e sostenibili. È questo l’obiettivo del GAT, o Gruppo Acquisto Terreni, un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici. L’esperienza di Emanuele Carissimi e del GAT di Scansano è la prova che l’impossibile non esiste!

Nel 2012 il progetto Italia che Cambia ha mosso i primi passi con il mio viaggio in camper di sette mesi in tutte e venti le regioni italiane . È stata un’esperienza incredibile che ho raccontato ormai centinaia di volte ed ogni volta che la racconto, una delle storie che colpisce di più l’attenzione del pubblico è quella del GAT. ! E la cosa non mi stupisce. La storia di questa settimana, infatti, va ad abbattere uno dei tabù più intoccabili quando si tratta di cambiamento: il vecchio, ma inossidabile, “vorrei tanto ma non ho i soldi”.

Beh, i ragazzi del GAT avevano bisogno di un milione di euro, non avevano nulla, e ce l’hanno fatta. Vediamo come.

Intanto, cominciamo dall’inizio. IL GAT – Gruppo Acquisto Terreni – è “un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici”, ma soprattutto la dimostrazione che l’impossibile non esiste; si tratta solo di cambiare punto di vista, di utilizzare il pensiero laterale, di non chiedersi mai “se” si può fare, ma molto più semplicemente “come”.

Solitamente chi desidera far partire un’attività agricola e non ha ereditato terreni o casali si pone il seguente dilemma: “vorrei far partire un’azienda agricola, ma non ho soldi. Il terreno con il casale mi costa sei o settecento mila euro, poi devo ristrutturare e avere almeno quei due o tre anni di tranquillità per far partire le attività insieme ad altre persone. Insomma, mi serve almeno un milione di euro, non posso o non voglio chiedere soldi alle banche, quindi non posso realizzare il mio sogno, non troverò mai i soldi!”. Sbagliato. Se formi un G.A.T. tutto questo diventa possibile. Nei pressi di Grosseto, a Scansano, si trova un esempio concreto di quanto ho appena affermato.

Emanuele Carissimi, con la compagna, vive ormai da quattro anni in un casale che hanno appena finito di restaurare, all’interno di un appezzamento di terra meraviglioso di circa 60 ettari, ricco di acqua, di animali, di terreni coltivati o coltivabili.

Emanuele e gli altri si svegliano la mattina presto e lavorano. Lavorano il terreno, ristrutturano la casa, studiano i procedimenti burocratici. Non fanno una vita semplice, non dormono sugli allori, ma si sono attivati per realizzare il proprio sogno e sono riusciti a farlo investendo pochissimo: 11.500 euro a “nucleo famigliare”. Il resto è stato messo dagli altri soci del G.A.T. che poi non è altro che una società che ha acquistato il terreno e il rudere e che sta “stipendiando” per tre anni chi ci lavora coprendo i costi di avviamento e ristrutturazione.

Come funziona?
Il capitale della società, nel caso di Scansano, è composto da 100 quote da 11.500 euro appartenenti a 88 diversi soci. I soci finanziatori non sono proprietari del casale o del terreno e non hanno alcun diritto di proprietà sullo stesso. Sono semplicemente proprietari di una o più “quote” della società con un tetto massimo di quattro quote a socio. La società così composta è l’unica legittima proprietaria dei beni e affida ad alcuni soci – che chiameremo per comodità “soci lavoratori” – la gestione del progetto: nel caso specifico Emanuele e gli altri quattro abitanti del casale.

Questi soci lavoratori hanno totale autonomia nella gestione ordinaria del progetto, ma sono ovviamente tenuti a raggiungere gli obiettivi fissati al momento della sottoscrizione delle quote: l’autosufficienza alimentare ed energetica ed una produzione agricola tale da generare, dal quarto anno, reddito sufficiente al proprio mantenimento e, auspicabilmente, ad un incremento del capitale della società.

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Quali sono i vantaggi per i soci che investono il capitale?
I soci che investono il proprio denaro lo fanno sostanzialmente per due motivi
– investono i propri soldi “sul terreno” e su un progetto in evoluzione anziché tenerli fermi in banca
– investono in un progetto etico, in cui credono e che garantisce un utilizzo sano dei frutti del proprio lavoro.

La seconda motivazione non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, quanto alla prima vanno considerati alcuni elementi. Viviamo in un’epoca in cui il denaro è soggetto a continue oscillazioni, le crisi finanziarie sono all’ordine del giorno e il futuro della moneta unica è a rischio. In passato, in questi casi, si investiva sull’oro, ma quest’ultimo – da molto tempo – non è disponibile in quantità apprezzabili. Chi possiede piccoli capitali, non sufficienti ad acquistare appartamenti o immobili, può quindi decidere di comprare “un pezzo di sogno”. Un sogno fatto di mattoni, prati, foreste, lavoro.

Al momento dell’acquisto, generalmente, il casale è da ristrutturare e l’azienda agricola va avviata. Con il passare degli anni il valore della propria azione dovrebbe crescere sensibilmente grazie alle ristrutturazioni e all’avvio dell’impresa. Se anche il mercato immobiliare dovesse proseguire nella sua “crisi”, il deprezzamento conseguente dovrebbe essere compensato dall’aumento di valore ottenuto grazie agli interventi strutturali effettuali sul posto dai soci lavoratori. In qualunque momento, comunque, un socio può vendere la propria quota. Anche i soci lavoratori, ovviamente, possono andare via ed essere quindi sostituiti o – in casi estremi e poco auspicabili – estromessi dall’assemblea dei soci (composta da tutti i finanziatori) qualora questi dovessero rendersi conto che chi vive nel casale non sta agendo per il meglio.

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Non resta che contattarli
Si apre quindi una possibilità per aspiranti “contadini” dai grandi sogni e dal portafoglio vuoto: a Scansano, infatti, cercano altri “soci lavoratori” che vadano a gestire i nuovi G.A.T. nascenti oltre, naturalmente, a nuovi investitori che permettano ai gruppi di acquistare i terreni. Tutte le informazioni necessarie si trovano sul loro sito www.gatscansano.it

Quattro anni dopo
Quattro anni dopo sono tornato a Scansano con Paolo Cignini per intervistare nuovamente Emanuele (avrete visto il video spero!). La prossima settimana pubblicheremo stralci di questa intervista su questo giornale. Intanto, però, vi posso anticipare che – seppur tra mille difficoltà – le cose stanno andando alla grande e le mie sensazioni del 2012 sono più che confermate.
Progetti come questo testimoniano l’esistenza di soluzioni reali e concrete che rendono obsoleti anche gli scogli apparentemente più insormontabili. Cambiare si può: è necessario inventare nuove soluzioni o riscoprirne di antiche. Tutto è permesso tranne la passività.

L’articolo originale può essere letto qui