Chi ha detto che il neoliberismo è la soluzione?

08.05.2016 - USA - Ilka Oliva Corado

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Portoghese

Chi ha detto che il neoliberismo è la soluzione?

Un giorno il mondo si è svegliato   con la notizia che l’Iraq era in possesso di bombe di distruzione di massa; un piano machiavellico degli Stati Uniti  a cui hanno aderito il  Regno Unito, la Polonia, l’Australia e la Spagna, come primo fronte. Fu così che nel 2003 abbiamo vissuto l’inizio nei notiziari internazionali della guerra in Iraq. Un genocidio spietato contro il popolo iracheno,  giustificato  nei notiziari  internazionali semplicemente come danno collaterale. Nel frattempo, i soldati americani sono stati onorati  per il grande  coraggio in difesa dell’umanità e della patria e sono ora rispettati veterani di guerra.

Saddam Hussein è stato accusato di essere un dittatore sulla sua testa è stata messa una taglia. Il resto è storia raccontata male dalla copertura mediatica globale. Che cosa è successo con il petrolio iracheno e con l’oro? Dove sono le armi di distruzione di massa che l’Iraq avrebbe avuto in suo possesso? Qual è oggi il destino  del  popolo iracheno, dei suoi musei,  dei suoi antichi monumenti, dei parchi ricreativi, delle scuole e degli ospedali?

Tutto è stato distrutto  con l’intento di sradicare la cultura, l’identità e la memoria, segnando un arretramento, impedendogli l’emancipazione per decenni. Hanno distrutto campi per la coltivazione, con le fonti di alimentazione, con i mezzi di trasporto. Per non parlare delle ragazze, adolescenti e donne che sono state abusate sessualmente da soldati americani: è stato il loro bottino di guerra, violenza così tipica del patriarcato, della misoginia e del maschilismo.

Quando  è apparsa la primavera araba, nel 2011, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato l’intervento straniero per rovesciare Muammar Gheddafi, poi sono arrivati Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Spagna, Canada, Danimarca e Qatar, responsabili dell ‘invasione e della  macellazione, delle torture, delle sparizioni, degli stupri a ragazze, adolescenti e donne, date come premio alle truppe d’invasione.

Gheddafi  è stato descritto, alla popolazione mondiale alienata dalla  disinformazione dei media, come un dittatore. Oggi la Libia è una lunga fila di edifici in rovina, completamente distrutta dai bombardamenti. Da paese fiorente che era, grazie alla Primavera Araba, è diventato un deserto di macerie. Però per le masse globali oggi la Libia è presentata come una  nazione   liberata dall’intervento militare straniero. La realtà è diversa e viene nascosta.

Nuovamente, nel 2011, ci viene  lanciata come una bomba la notizia dell’esistenza dello Stato islamico e ci dicevano che era urgente attaccarlo su tutti i fronti, ma non ci hanno detto chi lo ha creato e a quale scopo. Che cos’è il terrorismo e a chi serve ? Chi sono veramente i terroristi globali? La Siria è stata invasa  militarmente, l’invasione  è stata  voluta e ideata come sempre da una  coalizione: USA, a cui si sono uniti  Australia, Canada, Francia, Turchia, Bahrain, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Olanda e Danimarca. La  Siria, come fu per  il Vietnam e 70 altri paesi nel corso della storia, è una vittima  del vorace capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti. La Russia, nel frattempo, ha  dato il suo sostegno in ogni momento a Al Asad.

Il genocidio siriano è uno  dei più sanguinosi degli ultimi anni,  tuttavia il mondo rimane in silenzio, sovrapponendo il silenzio   al silenzio esistente. Tra i “danni collaterali”  ci sono migliaia di bambini: non hanno  avuto  alcuna pietà nei confronti della popolazione più debole. Migliaia di ragazze, adolescenti e donne sono state  violentate dalle truppe d’invasione. In queste guerre, volute dagli Stati Uniti e dai suoi alleati in tutto il mondo,  il terrorismo non è altro che  il prodotto interventista dei grandi  interessi economici. Questa offensiva delle truppe paramilitari con i loro attacchi è una forma di plusvalenza di odio che vorrebbe quella terra piegata al potere economico globale e che crede  che la dignità  sia  in vendita e che la si  possa  comprare a buon mercato.

Così si intrecciano le ragnatele dei media legate al potere  economico, e  siccome siamo una società di pigri e indolenti che ama mangiare il cibo precotto, facile da masticare,  non serve un grande sforzo per effettuare il lavaggio del cervello, affinchè  si pensi tutto ciò che essi vogliono per difendere i loro interessi. Molti, privi di capacità di analisi, non  sono in grado di dare un giudizio umano, mettere in  atto azioni che possano contrastare, la mobilitazione e  l’azione per una politica contro l’ingiustizia sociale.

Parlando proprio  dell’America Latina, in particolare del  Sud America, vogliono  far credere alla gente che il Venezuela è una nazione soggiogata da un dittatore di nome Maduro.  E’ quello che  è successo in Libia con i gruppi di opposizione vicini al neoliberismo, ai  saccheggi e all’oppressione economica. In Venezuela la destra chiede un’ intervento degli Stati Uniti e continua a insistere sul fatto che l’OAS (organizzazione degli stati Americani a carattere regionale) applichi  la Carta Democratica contro il governo di Nicolas Maduro.  Ma l’obiettivo non è Maduro, è la conquista della rivoluzione chavista.

Così si complica la situazione per l’America Latina, che deve raddopiare gli  sforzi per la permanenza della Rivoluzione Bolivariana. Con Hillary Clinton come  nuovo presidente degli Stati Uniti, l’attacco da parte del  governo degli Stati Uniti per  estirpare le conquiste di progresso nella regione sarà più forte. Per l’America Latina  sarà una tragedia avere un vicino di casa come la  Clinton, intrigante,  che odia i diritti umani e non rispetta la vita e l’ecosistema.  Rappresenta l’oligarchia degli Stati Uniti che ha fino adesso posto in essere il deterioramento dell’umanità e del pianeta.

Crisi dopo crisi, il Venezuela vive morbidi colpi di stato. Da qui i saccheggi e le guarimbas (barricate). Si sono anche  infiltrati nei ranghi del governo rivoluzionario. E’ il caso di coloro che hanno propiziato il golpe Azul, in cui sono stati coinvolti gruppi di civili e ufficiali dell’aviazione militare venezuelana. Il governo di Maduro ha annunciato el plan Azul (2015) che comprendeva il bombardamento di Palazzo Miraflores (proprio come il bombardamento del Palazzo La Moneda in Cile), sede del Ministero della Difesa, l’edificio del Ministero della Giustizia e della Pace, l’intelligence militare, CNE,  e il canale di notizie Telesur.

Non ci sorprende poi che lo stesso governo abbia smantellato un nuovo tentativo di golpe orchestrato da un altro falso rivoluzionario  che gode  dei privilegi  dei traditori di  Miami, paradiso e  casa per chiunque osi tradire la propria patria. Si tratta dell’ex ministro del cibo,  degli spazi acquatici e Aereo, il maggiore generale Herbet García Plaza, che  ch fu destituito quando il controllo della Corte 10 dell’Area Metropolitana di Caracas ordinò il suo arresto per corruzione in Bolipuertos e per l’acquisto di tre traghetti.  Egli fuggì a Miami.

“García Plaza  dice che ha rubato, ma vive negli Stati Uniti come un re. Ha  consegnato al  governo degli Stati Uniti, alla DEA,  al  Pentagono e alla CIA, informazioni accurate sulle postazioni  delle armi del Venezuela”, ha  rivelato  Diosdado Cabello in questi giorni nel programma Con el mazo dandoIl colpo è stato programmato per il 15 maggio e lo scopo era quello di creare disordini in tutto il Venezuela  con l’intento di accelerare  l’applicazione della Carta Democratica. Qualcosa di simile alle rivolte del 2014, quando a quelle guarimbas era a capo Leopoldo Lopez? Qualcosa di simile alla marcia contro la assa Nisman? Qualcosa di somigliante al tentativo di  golpe di questo momento contro Dilma? O quando gli avvoltoi si nascondevano  in Petrobras? Qualcosa come il colpo di stato contro  Zelaya Lugo?

Due paesi e due polmoni latini, il Venezuela e il Brasile, che rischiano di cadere nelle mani dell’oligarchia rappresenterebbero una battuta d’arresto per la regione. Il Venezuela per il suo  petrolio e il Brasile per i BRICS. Se cadono loro cadono tutti. Se cade la spina dorsale chavista della  Rivoluzione Bolivariana, per il neoliberismo accelerare in altri paesi sarà una cosa leggera come una piuma. Dovremmo spiegare con intelligenza l’entità del danno e il rinculo che ha colpito l’America Latina? E’ per questa ragione che i gruppi di destra attacano instancabilmente e senza vergogna, giorno e notte, avvalendosi di qualsiasi atrocità per rovesciare i governi progressisti che rappresentano gli sviluppi sociali e politici nella regione.

Abbiamo uno specchio nelle nostre mani: il Messico, il gigante. L’invasione degli Stati Uniti in diverse forme, la guerra contro il narcotraffico. Messico con un  governo neoliberista il cui obiettivo è il saccheggio, la decadenza e il declino. Questo è come   giocano le carte le potenze economiche mondiali insieme alla copertura mediatica.  A noi però forniscono  un’analisi precedentemente manipolata. Per questo non siamo in grado di pensare in modo diverso, o almeno avere  il coraggio di mettere in discussione il genocidio siriano. Non stupiamoci allora che nel governo di Hillary Clinton sia programmata un’offensiva militare contro il Venezuela. Però la guardiamo con indifferenza, come per la Siria di oggi, e ripeteremo  tutto quello che è accaduto in Libia  perché il dittatore Maduro non opprima più.   Non vi è alcuna differenza tra Clinton e Margaret Thatcher. Anni luce per raggiungere le orme delle suole della  scarpa di Dilma e Cristina.  Il passato ritorna solo se lo vogliamo.

Chi ha detto che il neoliberismo è la soluzione?

Categorie: Diritti Umani, Nonviolenza, Opinioni, Pace e Disarmo, Questioni internazionali
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