Il dovere di salvare le vite. Insorgere contro la guerra, soccorrere ed accogliere tutte le vittime

04.03.2016 - Peppe Sini

Il dovere di salvare le vite. Insorgere contro la guerra, soccorrere ed accogliere tutte le vittime
(Foto di AcnurLasAméricas via Foter.com / CC BY-NC-SA)

Una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

un dovere credo sia condiviso da ogni persona ragionevole, e dovrebbe vincolare ogni civile istituto: riconoscere ad ogni essere umano il diritto alla vita, e quindi opporsi a tutte le uccisioni, adoperarsi per salvare tutte le vite.

Se questo dovere prendiamo sul serio ne discendono due ineludibili conseguenze: abolire le guerre che sempre e solo dell’uccisione di esseri umani consistono; e soccorrere, accogliere ed assistere tutte le persone le cui vite sono in pericolo.

Egregio Presidente,

la catastrofica situazione in cui si trova la Libia è l’esito della scellerata guerra coloniale che anche l’Italia condusse contro quel paese nel 2011; una nuova guerra coloniale avrebbe come prevedibile risultato nuove immani stragi, l’estensione del caos, un’ulteriore seminagione di odio, una crescita del terrorismo (giacché la guerra è già terrorismo e di terrorismo fomite), un ennesimo passo verso una guerra mondiale che può mettere in pericolo l’intera civiltà umana.

Se il governo italiano desse inizio a una nuova guerra, ponendosi ancora una volta in combutta con i poteri terroristi e stragisti che negli ultimi venticinque anni hanno menato strage in tutto il vicino ed il medio oriente, e con ciò fatto sorgere ed alimentato le organizzazioni terroriste e schiaviste come l’Isis, ebbene, si porrebbe di nuovo, come tante altre volte dal 1991, al di fuori della legalità costituzionale; e sarebbe allora non solo diritto ma anche dovere del popolo italiano insorgere – con la forza della verità, con la scelta della nonviolenza – per impedire la guerra, per salvare tutte le vite umane in pericolo, per imporre il ritorno alla legalità.

Egregio Presidente,

non commetta una criminale follia, non precipiti anche lei l’Italia di nuovo nel baratro della guerra.

Egregio Presidente,

i migranti che fuggono dalla fame e dalle guerre hanno diritto di essere soccorsi, accolti e assistiti. I paesi europei hanno il dovere non solo di aprire le frontiere, ma anche di predisporre mezzi di trasporto pubblici e gratuiti che consentano l’arrivo nel nostro continente in condizioni di legalità e sicurezza.

I migranti che muoiono vittime dei trafficanti, che naufragano in mare, che vengono resi schiavi dai poteri mafiosi e terroristi, sono vittime dell’assurda ferocia dei governi europei. Sarebbe possibile salvarli tutti semplicemente applicando le buone leggi esistenti (in Italia in particolare l’articolo 10 della Costituzione): invece li facciamo morire.

Fino a quando il popolo italiano vorrà essere complice di questo massacro? Non sente anche lei il bisogno di una politica della solidarietà che ogni essere umano raggiunga e sostenga? Non sente anche lei l’urgenza di una politica della nonviolenza, così come è prefigurata nella Carta delle Nazioni Unite, nella Costituzione della Repubblica Italiana?

Egregio Presidente,

faccia cessare l’orrore razzista cui ogni giorno assistiamo; apra le nostre frontiere, predisponga mezzi di trasporto pubblici e gratuiti, consenta ai milioni di esseri umani che tutto hanno perso di salvare almeno la vita, consenta loro di giungere nel nostro paese ed attraverso il nostro paese nel continente europeo in condizioni di legalità e sicurezza.

Solo la nonviolenza può salvare l’umanità.

Augurandole ogni bene,

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

Viterbo, 4 marzo 2016

Categorie: Diritti Umani, Internazionale, Opinioni
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