Chiusura delle frontiere: è ora di dire basta!

11.03.2016 - Nelly Koureta

Quest'articolo è disponibile anche in: Greco

Chiusura delle frontiere: è ora di dire basta!
Bambini profughi guardano i cartoni animati a Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia. (Foto di Vadim Ghirda per AP)

Credo che la situazione stia superando i limiti che come cittadini europei abbiamo accettato finora e che di fatto ci stiamo lasciando alle spalle il periodo in cui prevalevano, almeno a parole, i ragionamenti e la logica. Ci stiamo allontanando dai principi, dalle regole e dalle istituzioni. Veniamo schiacciati in modo spietato e inumano, come una massa di gente che non ha più nemmeno le caratteristiche dei cittadini della democrazia ateniese del V secolo a.C  o di un moderno stato europeo.

Che cosa significano davvero per noi europei queste totali violazioni dei trattati, delle istituzioni, dei regolamenti, delle dichiarazioni dei diritti umani e degli accordi che dalla seconda guerra mondiale a oggi hanno assicurato la pace nei paesi europei? E’ possibile continuare a operare senza regole e istituzioni? E’ possibile che il giorno dopo la decisione del Consiglio Europeo il Primo Ministro austriaco si muova in modo arbitrario in direzione opposta?

Stiamo parlando di vite umane come se fossimo nel diciottesimo secolo, quando chiunque non fosse occidentale veniva considerato un barbaro? Stiamo tornando indietro di trecento anni?

Come interpretare altrimenti il fatto che gli europei lascino persone innocenti in balia del mare, del maltempo e delle malattie, permettendo ai trafficanti di mettere in gioco le loro vite?

La Siria è molto vicina all’Europa. In Grecia sentiamo il suo respiro. I rifugiati sono come noi, istruiti, innamorati, poveri, ricchi, belli, brutti e intelligenti. Gli annegati nel Mar Egeo non sono diversi da noi. Muoiono di fame, freddo e malattie in territorio europeo. Come possiamo tollerare una simile situazione?

Temo che la Grecia dovrà cavarsela da sola con un enorme afflusso di rifugiati dalla Siria. Spero che il governo se ne renda conto e chieda ai suoi alleati in Italia, Francia e Spagna un aiuto immediato per assicurare la loro sopravvivenza.

L’opposizione parlamentare greca è incompetente e insincera ad accusare ancora la viceministra all’Immigrazione Tasia Christodoulopoulou per la crisi dei rifugiati. Spero che alcuni di loro e anche dei partiti più piccoli cercheranno di capire come faremo a sopravvivere nel futuro immediato. Lasciamo che Junker dissolva la mafia dei trafficanti e interferisca almeno su questo. Oppure, come spesso succede, si occuperanno solo dei cadaveri?

In Grecia e in Europa la solidarietà della gente comune cresce in dimensioni e organizzazione, ma le istituzioni europee si stanno dimostrando del tutto inadeguate alle circostanze.  Il Consiglio Europeo dovrebbe prendere una decisione chiara e diretta nell’incontro del 17 e 18 marzo.

Il fatto che non abbiano citato la rotta balcanica, ora chiusa con oltre 12.000 profughi intrappolati a Idomeni, è scandaloso. I paesi di Visegrad, guidati da governi da guerra fredda che odiano la Russia e con i quali l’Europa ha giocato negli ultimi decenni, rifiutando ogni collaborazione con la Russia, presto li affronteranno. Non bisogna dimenticare che questi paesi hanno un chiaro ricordo del comportamento iniquo dell’Europa durante gli accordi bilaterali per la loro entrata nell’unione e ora naturalmente rivendicano il loro diritto di veto. La Turchia conosce senz’altro il linguaggio diplomatico, ma ha anche molti altri elementi che paesi provenienti dal periodo della guerra fredda possono ammirare.

L’unica decisione sembra quella di ridurre l’afflusso di immigrati “illegali” in Europa. Cosa significa esattamente?

E qual è il contributo della NATO? Dicono che Frontex sia per i rifugiati, ma allora che cosa sta proteggendo la NATO?

Visto che la tragedia è nata in Grecia, non posso dimenticare Gheddafi con il viso premuto contro il cofano di una macchina, che ci guardava attraverso lo schermo della televisione prima di venire ucciso. Ora scopro che in quel momento in molti abbiamo avuto lo stesso, tragico pensiero: l’abisso ci aspetta. Amici miei, che questo ricordo ci aiuti a gridare in tutte le lingue: basta!

 

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni
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