Brasile: la Giustizia paulista chiede ad Alckmin di pagare gli stipendi agli insegnanti in sciopero

13.05.2015 - Redação São Paulo

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Brasile: la Giustizia paulista chiede ad Alckmin di pagare gli stipendi agli insegnanti in sciopero

San Paolo – Il giudice tutelare della 4° sezione degli Affari Pubblici del Tribunale di San Paolo (TJ-SP), Celina Kiyomi Toyoshima ha concesso oggi (7) una direttiva favorevole ai professori impedendo al governatore di San Paolo, Geraldo Alckmin (PSDB), di decurtare i giorni non lavorati in virtù dello sciopero iniziato il 16 marzo, fino a quando non sarà emesso un giudizio sull’astensione. Il governo paulista dovrà pertanto fare il pagamento della quota mancante degli stipendi di aprile agli insegnanti.

“Lo sciopero”, ha detto il magistrato, “è un diritto previsto dalla Costituzione Federale. Fino a quando non si arriverà a una soluzione sulla legalità o meno del movimento, è prematuro diminuire lo stipendio per i giorni non lavorati”. Il governo paulista può ancora fare ricorso.

La presidente del Sindacato dei Professori del sistema scolastico statale di San Paolo (Apeoesp), Maria Izabel Noronha de Azevedo, conosciuta come Bebel, ha festeggiato la decisione e sostiene che questo darà ancora più forza al movimento. “E’ un respiro di sollievo in questa battaglia contro l’intransigenza del governatore. Almeno il 50% dei professori è in sciopero, e non vogliamo fermarci qui”. Bebel ricorda che, storicamente, i professori dovevano restituire il corrispettivo delle lezioni saltate nei giorni di sciopero. “E’ assurdo. E si faceva per intimorire i docenti. Si lotta per ricevere stipendi migliori che poi non arrivano” ha affermato.

L’annuncio della decisione favorevole è giunto ai professori durante un’udienza del consiglio la sera stessa grazie al vicepresidente del TJ-SP, il giudice Eros Piceli. La riunione è avvenuta a porte chiuse. Entrambe le parti parleranno poi con la stampa. Intanto nel tentativo di negoziato non ci sono progressi poichè il segretario della Pubblica Istruzione, Herman Jacobus Cornelis Voorwald, ha escluso qualsiasi accordo con gli insegnanti fino a luglio.

“Lo stato sta attraversando un calo degli introiti. Non si possono presentare proposte fino a quando non si capirà come andrà la riscossione. Non è possibile proporre nulla senza che gli economisti diano parere favorevole” ha detto Voorwald, che ha anche affermato che il 53% dei lavoratori statali è impiegato nel settore dell’Educazione. I professori rivendicano un adeguamento dello stipendio del 75,33% per potersi allineare alle altre categorie professionali dotate dello stesso livello d’istruzione.

Il segretario ha sostenuto il taglio dei professori scioperanti “per rispetto a tutti quelli che stanno continuando a lavorare”. Voorwald ha detto anche che non esiste un supporto legale per discutere dell’aumento con i professori, tanto più che l’ultimo indicatore risale al giugno di un anno fa. E in quattro anni i docenti dovrebbero ricevere il 45% dell’integrazione.

Bebel contesta però questa versione. “Quando abbiamo accettato l’ultimo accordo, ci aspettavamo che il 45% dell’aumento si trovasse nello stipendio. Solamente del 28% è stata invece la maggiorazione mentre il restante 17% si è andato ad aggiungere alle gratificazioni negli stipendi di fine mese. Il che”, ha detto, “è senza dubbio importante per la categoria, ma non si tratta certamente della stessa cosa”. Questa scelta modifica di base le pensioni perchè la Previdenza Sociale non tiene conto dei valori dei bonus.

In accordo con la percentuale richiesta dai professori, la media dell’aumento sarebbe del 7% annuo. L’inflazione nel periodo che va dal marzo 2011 al marzo 2015 è stata, secondo l’Indice Nazionale dei Prezzi al Grande Consumatore (IPCA), del 29,77%. “La nostra categoria”, sbotta Babel, “ non ha mai avuto un guadagno reale”.

Eurico Ferraresi, rappresentante del Ministero della Giustizia, ieri (6) si è dichiarato contrario al taglio e ha proposto alle parti di trovare un accordo sull’inflazione effettiva tra il marzo 2011 e 2015, ma la proposta, ritenuta accettabile dall’Apeoesp, è stata rifiutata dal Segretario.

Altri ordini del giorno sono stati l’incertezza dei precari, che non vedono riconosciuti i loro diritti di lavoratori, la chiusura di 3.390 aule e il conseguente affollamento delle restanti.

Senza alcun punto d’incontro, l’azione di controversia collettiva passerà nelle mani dell’Organo Speciale del Tribunale, composto da 25 giudici. Sarà sorteggiato un relatore che potrà raccogliere informazioni e dettagli da entrambe le parti, il che rende impossibile definire un periodo di sciopero. “Le parti rifiuteranno un nuovo incontro per conciliare” ha spiegato il vice presidente Eros Piceli. “Si tratta di una situazione complessa, dove perfino la scadenza diventa oggetto di controversia. Sarà il primo verdetto su un contrasto tra servitori pubblici nel TJ-SP”.

 

Pubblicato da Rede Brasil Atual

Traduzione dal portoghese di serena Maestroni

Categorie: Diritti Umani, Educazione, Sud America
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