#WeCantBreathe: non possiamo respirare

21.12.2014 - Stati Uniti - Z-net Italy

#WeCantBreathe: non possiamo respirare
(Foto di Z-Net - Sul cartello giallo nella foto c’è scritto: Un dodicenne ucciso dai poliziotti.)

‘Viviamo in una società-post razziale’, ha detto Obama con entusiasmo, riferendosi alla sua vittoria, subito dopo essere entrato alla Casa Bianca. All’epoca è sembrata una cosa vacua, sebbene molti volessero crederlo. Oggi nessuno ci crede. Neanche Toni Morrison. Però la reazione di diecine di migliaia di giovani cittadini statunitensi ai recenti oltraggi a Ferguson, Cleveland e New York, è molto più importante e interessante  dei vapori emessi a Washington.

C’è un’energia vitale in queste proteste. La portata, velocità e intelligenza dei dimostranti ha colto di sorpresa il paese. A New York questi sono apparse non annunciate in luoghi diversi, evitandolo scenario di battaglia feroce di  Berkeley, creato dai poliziotti dell’area della Baia la cui propensione per i tumulti alla prima occasione possibile è ben nota. Circa 3 km. fuori da Ferguson, dei  bianchi  convinti della supremazia della loro razza, hanno dato fuoco a  una chiesa frequentata da gente di colore, mentre i poliziotti mantenevano l’ordine in città. Si parla della polizia di stato che faceva uso  di telefoni con foto camera illegali in queste situazioni. In altre parole, arresti di massa.

A Chicago, gli studenti di medicina e legge sono scesi in strada e si sono stesi a terra. Non è certo un segreto che tendono a essere tra gli studenti più conservatori del campus, superati soltanto da quelli  della facoltà di ingegneria, e dei dipartimenti degli studi di economia aziendale. La loro solidarietà con le vittime della brutalità dello stato contro gli afro-americani è uno spettacolo commovente. Potrebbe essere di più di un avvenimento che succede una sola volta?

La politica radicale negli Stati Uniti è stata sviata malamente dalle speranze distrutte e dalle illusioni tradite dei primi anni di Obama (non pochi di coloro che hanno occupato le piazze nel movimento  del 99%, lo hanno votato per dargli un secondo mandato, malgrado le guerre e i droni e il rifiuto di considerare colpevoli Bush, Cheney e la loro banda, responsabili di aver fabbricato bugie e tortura). Il verme si è finalmente trasformato o vedremo un’analoga effusione di gioia per Hillary Clinton, guidata questa volta dalle femministe deluse? Se un presidente di razza mista non è stato in grado di andare verso una società post-razziale, che possibilità c’è di un altro Clinton guerrafondaio (con posizioni incerte su quasi ogni cosa compresi i diritti di aborto) che aprono la strada verso un post-patriarcato? Abbiamo bisogno di un intervallo e forse questa generazione ce ne fornirà uno. Forse.

Moltissimi neri americani sono stati uccisi dai poliziotti in anni recenti senza suscitare uno sdegno analogo. La maggior parte dei leader di colore tradizionali si sono arresi senza vergogna alla Casa Bianca di Obama. Jesse Jackson e Al Sharpton sono due dei nomi meglio conosciuti; Sharpton sta cercando ancora di sollecitare una rapida marcia su Washington per riottenere almeno una credenziale. Il raggruppamento dei rappresentanti di colore al Congresso è leale allo stesso modo alla Casa Bianca e a Wall Street. Una situazione analoga esiste per il resto del paese. La gente si sente non rappresentata. La rabbia per le recenti morti riflette, penso, un disgusto crescente per un sistema in cui nulla cambia indipendentemente da chi è eletto.

Anche le rivelazioni sulla tortura sono destinate ad avere un effetto. Gli aspetti peggiori sono ancora nascosti alla vista di tutti, ma è questo va avanti da molto tempo. Nel 1975 l’ex agente della CIA Philp Agee ha rotto con i suoi datori di lavoro e ha pubblicato Inside the Company [All’interno della Compagnia], un resoconto di torture continue in Sudamerica. In Vietnam i marine statunitensi sbudellavano un prigioniero per spaventarne un altro fino a quando rivelava i luoghi. Non abbiamo ancora un resoconto completo sul modo in cui le prigioniere donne venivano umiliate e torturate in Iraq. E ogni cosa fin dall’11 settembre è avvenuta con la collusione dell’Unione Europea. Tony Blair, Jack Straw, David Miliband erano tutti consapevoli di  ciò che avevano sancito. Come lo erano le loro controparti francesi, tedesche e italiane.  Anche i cittadini dell’Europa dell’est sono stati più che felici di servire i loro nuovi padroni.

Forse gli studenti e altri che protestano in America ora provocheranno qualcosa di nuovo e permanente per sfidare il sistema a molti livelli. Spero.

Di Tariq Ali, traduzione di Maria Chiara Starace per Z-Net Italy

Categorie: Diritti Umani, Internazionale, Nord America, Opinioni
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