Che cosa c’è di più normale che conservare le sementi da una stagione all’altra? Dopo tutto, è proprio in questo modo che noi coltiviamo le piante nelle nostre aziende agricole e nei nostri giardini. Eppure, dal Guatemala al Ghana, dal Mozambico alla Malesia, questa consuetudine così diffusa è stata trasformata in reato, per permettere a quattro o cinque grandi multinazionali di fare delle sementi una proprietà privata e di ricavarne profitto.

Ma i popoli stanno reagendo, e in diversi paesi la mobilitazione popolare sta già costringendo i governi ad accantonare i progetti di privatizzazione delle sementi. […]

Brani tratti dall’articolo di Grain.org: “Gli accordi commerciali mettono fuorilegge le sementi dei contadini”

MOBILITAZIONE SEMPRE PIÙ FORTE

Persino i colombiani che vivono lontano dal proprio paese, scioccati nel vedere come gli accordi commerciali con gli Stati Uniti e l’UE abbiano spinto Bogotà a mettere fuorilegge le sementi dei contadini, sono scesi per le strade di Melbourne in segno di solidarietà. (Foto: Erik Anderson/Flickr)

La buona notizia è che i movimenti sociali non se ne stanno con le mani in mano. Sempre più attivi, si fanno sentire, diventano più audaci e meglio organizzati. Nel 2013, i colombiani di tutte le classi sociali sono rimasti esterrefatti nel vedere come, in conseguenza degli accordi di libero scambio americani ed europei, il loro stesso governo fosse arrivato a distruggere brutalmente tonnellate di sementi conservate da contadini che ignoravano le nuove regole. L’indignazione, cresciuta nel bel mezzo di uno sciopero nazionale agrario, è stata tale che il governo ha di fatto acconsentito a sospendere temporaneamente la legge e a riesaminare la questione direttamente con i rappresentanti dei movimenti contadini. 1

Nel 2014, tocca al Guatemala rimanere sconvolto quando la popolazione si rende conto che il governo sta tentando di far passare con un’azione di forza l’adozione dell’UPOV 1991 senza un vero dibattito, in seguito ad accordi commerciali come il CAFTA (Accordo di libero scambio tra USA e paesi del Centro America). 2 La gente era particolarmente furiosa nel vedere che le comunità autoctone, contrariamente a quanto prevede la legge, non erano state consultate, specie in quanto scopo di questa legge è rimpiazzare le sementi originarie del territorio con sementi commerciali di aziende straniere come Monsanto o Syngenta. Dopo mesi di pressioni, il governo ha fatto un passo indietro, cancellando la legge.3 Tuttavia, così come in Colombia, questo recesso ha solo un valore provvisorio, mentre ulteriori misure sono in esame. In altre aree dell’America Latina, in Cile e in Argentina ad esempio, nuove leggi tese ad implementare l’UPOV 91 e che la gente spesso chiama “leggi Monsanto” provocano tra i movimenti sociali una feroce ed efficace resistenza.

Analogamente, in Africa, ondate di proteste si sollevano contro i regimi di protezione delle varietà vegetali che i paesi vanno ora adottando. In Ghana è stata lanciata una campagna molto dinamica per evitare che il paese adotti la normativa UPOV 91.4

Manifestation de septembre 2013 contre les ALE : en Thaïlande, les mouvements populaires s’opposent à ce que les négociations relatives à un accord de libre-échange entre la Thaïlande et l’UE aboutissent à l’imposition de l’UPOV aux paysans du pays. (Phot

Manifestazione del settembre 2013 contro gli accordi di libero scambio (ALE): in Thailandia, i movimenti popolari si oppongono a che i negoziati su un accordo di libero scambio tra la Thailandia e l’UE conducano all’imposizione dell’UPOV sui contadini del paese. (Phot

In altri paesi, reti di movimenti civili come l’Alleanza per la sovranità alimentare in Africa (AFSA), una coalizione che riunisce tendenze molto diverse, presentano ricorsi per impedire che l’Organizzazione africana per la proprietà intellettuale (OAPI) adotti una legislazione basata sull’UPOV.5

I gruppi di pressione delle grandi imprese sono andati troppo oltre nei loro tentativi di privatizzare ciò che le popolazioni considerano un bene comune. Non si sono limitati alle sementi. Questo stesso processo si ripete per la terra, i minerali, gli idrocarburi, l’acqua, la conoscenza, Internet e persino per alcuni importanti microrganismi, come l’influenza aviaria pochi anni fa o il virus Ebola oggi. Le popolazioni reagiscono contro il tentativo di assoggettare tutto questo al controllo esclusivo di poche grandi imprese o dei ministeri della difesa. Un buon modo per partecipare a questa lotta è aderire alle campagne organizzate per porre fine ai nuovi accordi commerciali come il TTIP, il CETA, il TPP e i vari ALE e per abrogare quelli in essere, come gli accordi americani e europei conclusi con Messico, America centrale, Colombia e Cile. È in questi accordi commerciali che sono inscritte molte di queste regole, ed è proprio lì che queste regole devono essere cancellate.

Per esaminare la situazione attuale degli accordi commerciali che impongono la privatizzazione delle sementi, è possibile scaricare il set di dati del novembre 2014 di GRAIN (solo in lingua inglese).

Fonte dell’articolo: Grain.org

NOTE:

1) GRAIN, “Soulèvement des agriculteurs colombiens: les semences sous les feux de l’actualité”, settembre 2013.

2) L’accordo EFTA-America centrale del 2013, che esprime gli stessi interessi del CAFTA, non sembra aver particolarmente attirato l’attenzione del pubblico.

3) Vedere EFE, “Guatemala repeals plant breeder rights law”, 5 septembre, 2014. Vedere anche “Guatemala:” “Sous la pression des mouvements sociaux, la Justice suspend temporairement una partie de la “loi Monsanto”, 1° settembre 2014.

4) Vedere il sito di Food Sovereignity Ghana http://foodsovereigntyghana.org/ e di Panafricanist International http://www.panafricanistinternational.org/

5) Alliance for Food Sovereignty in Africa, “AFSA appeals to ARIPO, AU and UNECA for protection of farmers’ rights & right to food”, 2 luglio 2014.

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

 

L’articolo originale può essere letto qui