A Ouagadougou ritorno alla normalità e fiducia

04.11.2014 - MISNA Missionary International Service News Agency

Foto CNN

3/11/2014 – “Da stamattina le attività quotidiane sono tornate regolari: banche e negozi aperti, alunni a scuola e gente che fa la spesa al mercato. Solo le pubbliche amministrazioni funzionano a regime ridotto. La calma è tornata dopo giorni di confusione e gli spari che ieri ancora si sono fatti sentire. Globalmente la gente è rassicurata e prova un sentimento di sollievo. Sta anche crescendo la fiducia dopo gli sviluppi politici delle ultime ore”: è la testimonianza rilasciata alla MISNA da Parfait Silga, giornalista del quotidiano Notre Temps, contattato a Ouagadougou.

Nella capitale del Burkina Faso durante tutto il giorno sono andate avanti le consultazioni, cominciate ieri, tra il nuovo ‘uomo forte’, il colonnello Yacouba Isaac Zida – numero due della guardia presidenziale di Blaise Compaoré – e partiti politici, società civile, rappresentanti diplomatici dei paesi occidentali e mediatori regionale e continentale. Con le sue prime dichiarazioni, ha riferito il sito d’informazione Le Faso.net, il colonnello Zida ha cercato di “rassicurare” i partner internazionali, annunciando la “creazione nei tempi più brevi possibile e in una cornice costituzionale, di un organismo di transizione consensuale ed inclusivo” tra tutte le forze politiche e sociali. Inoltre le forze armate hanno decretato la riapertura dei confini terrestri chiusi la scorsa settimana, ma rimane in vigore il coprifuoco notturno.

Intanto, riunito ad Addis Abeba, il Consiglio pace e sicurezza dell’Unione Africana ha lanciato un ultimatum all’esercito burkinabe, chiamato a consegnare il potere a un governo civile entro due settimane per evitare sanzioni.

“Crediamo che i militari intendono avere un ruolo nella transizione, ma sanno bene che non avranno carta bianca su tutta la linea. La mobilitazione della società civile rimane alta e la gente è sicuramente disposta a scendere nuovamente in piazza alle prime avvisaglie di una deriva del processo di transizione” prosegue l’interlocutore della MISNA, sottolineando che “ora come ora la maggior parte dei burkinabe non teme più che i militari stiano portando avanti un disegno voluto dal presidente estromesso”. Tornando sugli eventi della scorsa settimana, il giornalista burkinabe spiega il precipitarsi della caduta di Compaoré con  l’unione di più fattori determinanti: “il grande lavoro di preparazione e sensibilizzazione delle forze di opposizione, l’adesione massiccia della popolazione alle proteste contro la revisione della Costituzione e, alla fine, dopo ore di incertezza, la decisione delle forze armate di voltare le spalle al capo dello Stato, rifiutandosi di sparare sulla folla”.

Per le strade di Ouagadougou si vedono ancora le tracce della ‘battaglia’ urbana della scorsa settimana, in particolare alla sede del parlamento, nelle abitazioni delle personalità del vecchio potere e in alcuni edifici pubblici, ma “il grosso dei rifiuti – conclude Silga – è stato portato via dalla gente che ha ripulito le strade per dare un volto più presentabile alla capitale e alla transizione appena cominciata”.

Dalla confinante Costa d’Avorio, dove Compaoré, assieme alla moglie e al fratello François, ha trovato rifugio venerdì scorso, sono giunte le prime critiche alla sua presenza a Yamoussoukro, la capitale politica. Una presenza denunciata con la “massima fermezza” dal Fronte popolare ivoriano (Fpi, opposizione). “Dopo tutto quello che quest’uomo ha fatto contro il suo popolo in Burkina Faso e contro il popolo ivoriano, Compaoré non può farla franca in questo modo, con in premio un esilio dorato in Costa d’Avorio” si legge nel comunicato a firma della direzione dell’Fpi, ricordando dei suoi 27 anni “di regno assoluto, cittadini scomparsi e omicidi di oppositori e della società civile, tra cui il giornalista Norbert Zongo, assassinato nel dicembre 1998”. A chiedere giustizia è anche Mariam Sankara, vedova di Thomas, compagno d’armi di Compaoré, ucciso durante il colpo di stato del 1987; un caso giudiziario irrisolto 27 anni dopo.

Categorie: Africa, Internazionale, Nonviolenza
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