La legge non è uguale per Cucchi…

04.11.2014 - Avanti On Line

Foto torino.repubblica.it

Di Mauro Del Bue

Questo lo slogan di uno striscione della nostra domenica calcistica. E mai scritta di un club è stata più sarcasticamente calzante. Difficile accettare l’idea che Stefano Cucchi sia morto per cause naturali, con quegli occhi pesti e quel volto tumefatto (altro che caduta dalle scale…). Ancora più difficile è giustificare quel che hanno detto il Sap e il Coisp, due sindacati di polizia, l’uno sostenendo che la sua fine è stata la naturale conseguenza di “una vita dissoluta” e l’altro chiamando addirittura in causa la sua famiglia come responsabile della morte.

Resto alle parole del procuratore di Roma Giuseppe Pignatore che ha testualmente affermato che “la morte è inaccettabile se un individuo viene affidato allo stato”. Quel ragazzo, arrestato per detenzione di droga, è stato picchiato e poi affidato alle cure ospedaliere. La sentenza di primo grado sanciva la colpevolezza dei medici che non l’hanno assistito come se averlo picchiato fosse un fatto che rientra nella norma della carcerazione.

La Corte d’Appello ha assolto anche i medici, i quali facevano conto dell’inusuale indisponibilità del soggetto ad alimentarsi. Dunque si ammette la libera scelta di morire, e cioè l’eutanasia, con questa assurda sentenza. E io mi chiedo come sia accettabile nella nostra Italia che l’amico Giovanardi si batta contro una legge sul fine vita che giustifichi la sospensione dell’alimentazione per i malati in stato vegetativo e invece accetti e giustifichi una morte per mancanza di alimentazione per le persone che sono in stato di coscienza e vigilanza. Cioè si ammette che Stefano possa essere morto, se non per le botte subite, per uno stato di denutrizione in un ospedale. Questo è veramente assurdo e illogico. La legge, anche in questo caso, non è uguale per tutti o per Cucchi…

Categorie: Diritti Umani, Opinioni
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