Kerry e l’arroganza imperiale contro il Venezuela

16.03.2014 - Ojos para la Paz

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Kerry e l’arroganza imperiale contro il Venezuela
(Foto di Ojos para la Paz)

Arroganza ed errori politici – tipici dell’arroganza imperiale – si sono riproposti nel corso di un’audizione tenuta presso la Commissione Stanziamenti della Camera dei Rappresentanti, nella quale il Segretario di Stato nordamericano, John Kerry, agendo in maniera completamente diversa dal criterio predominante nelle nazioni latinoamericane, ha minacciato di imporre sanzioni al Venezuela, basandosi su argomenti insostenibili.

Sebbene l’OEA non abbia sanzionato il governo Maduro, Kerry cerca di invocare disperatamente la sua Carta Democratica, ignorando gli altri attori coinvolti nell’attuale tema venezuelano come l’UNASUR, le cui intenzioni sono più coerenti con la realtà di ciò che sta accadendo in quel paese. In realtà, gli USA auspicano una punizione ingiustificata, mentre i colleghi latinoamericani promuovono il dialogo e la riconciliazione tra i venezuelani.

La verità è che l’UNASUR parte da una premessa logica: riconosce la legittimità del governo Maduro e i suoi sforzi nella ricerca di un dialogo che coinvolga tutti i venezuelani, con l’obiettivo di raggiungere un accordo per arrivare alla pace e far cessare le violenze.

La sottile minaccia di stabilire sanzioni economiche è stata avanzata da Kerry per soddisfare l’estrema destra del Congresso. E’ un passaggio successivo al disegno di legge approvato al Senato, che prevede specifiche sanzioni contro i dirigenti venezuelani.

C’è un cambiamento di atteggiamento di Washington verso il Venezuela? Ovviamente no. La minaccia di sanzioni contro la nazione bolivariana risponde a una strategia predefinita, sapendo che l’OEA non può soddisfare le loro aspettative, data la sua mancanza di rappresentatività, processo storico dubbio e caduta dì immagine come soggetto politico e forum continentale.

Proprio Kerry ha dovuto riconoscere i pesanti fallimenti diplomatici statunitensi sulla questione venezuelana. Non è più possibile nei nuovi scenari ottenere una sottomissione incondizionata ai propri disegni egemonici e gli Stati Uniti hanno subito un grave KO quando sono rimasti isolati nel Consiglio Permanente dell’OEA per i loro piani sinistri contro Maduro. A questo proposito Kerry ha dichiarato: “Siamo stati in contatto con i paesi limitrofi e abbiamo parlato con loro per cercare un’iniziativa congiunta, ma non ci hanno prestato un’attenzione particolare”.

La risposta di UNASUR offre una risoluzione in cinque punti, i cui fondamenti di base sono la creazione di una commissione per sostenere e garantire un dialogo trasparente tra tutti i soggetti politici, a partire  dal riconoscimento della Conferenza Nazionale della Pace già installata nel paese. Tale commissione si riunirà ai primi di aprile.

Un altro aspetto fondamentale della risoluzione è il rifiuto di eventuali azioni esterne che minano o minacciano l’indipendenza e la sovranità della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Kerry può minacciare il Venezuela, ma un’aria nuova di comprensione, solidarietà e indipendenza cresce di giorno in giorno nella nostra America Latina, che ama la pace, come dimostrato nel recente vertice CELAC II. Oggi diventa effettiva la frase di Mahatma Gandhi: “La cosa più atroce tra tutte le azioni cattive della gente è il silenzio dei buoni”.

Gli Stati Uniti sanno quindi che il silenzio complice sta passando alla  storia nelle nostre nazioni, le quali hanno compreso che solo l’unità darà loro la forza necessaria a convivere con un vicino crudele, potente, ambizioso e senza scrupoli.

Percy Francisco Alvarado Godoy

Traduzione dallo spagnolo di Federico Barrago

 

Categorie: Internazionale, Nord America, Questioni internazionali, Sud America
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