foto Télam

Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, ha chiesto al presidente del Consiglio Matteo Renzi di sostenere una serie di raccomandazioni relative ai diritti umani nel corso dei colloqui in programma giovedi’ 27 marzo col presidente degli Usa Barack Obama.

Le raccomandazioni segnalate al presidente del Consiglio Renzi riguardano i seguenti temi di diritti umani:

“Guerra globale”

Cinque anni dopo l’impegno, assunto dal presidente Obama il 22 gennaio 2009, di chiudere Guantánamo Bay entro 12 mesi, il centro di detenzione e’ ancora aperto e ospita oltre 150 detenuti; risultano inoltre ancora in larga parte da accertare le responsabilita’ sul piano giudiziario sulle presunte violazioni dei diritti umani verificatesi nel territorio dell’Unione europea nell’ambito del programma di rendition e detenzioni segrete diretto dalla Cia durante la “guerra globale”; gli Usa, infine, dovrebbero ripudiare pubblicamente tale dottrina e garantire l’applicabilita’ a tutte le misure antiterrorismo degli obblighi internazionali in materia di diritti umani, particolarmente a quelli che riguardano la proibizione della tortura e di altri trattamenti e punizioni crudeli, disumani e degradanti.

Diritti delle persone Lgbti

Negli Stati Uniti non c’e’ ancora alcuna legge federale volta a proteggere le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) dalla discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale o sull’identita’ di genere. A livello federale dovrebbero essere adottate maggiori misure per prevenire il bullismo e le molestie nei confronti degli studenti e delle studentesse Lgbti. Infine, i diritti delle persone Lgbti dovrebbero essere inclusi tra le priorita’ di politica estera.

Discriminazione razziale nella giustizia penale

Il racial profiling da parte di funzionari di polizia e’ un’insidiosa violazione dei diritti umani che puo’ colpire le persone in luoghi pubblici e privati; infonde paura e diffidenza all’interno delle comunita’, rendendo i loro membri meno propensi a collaborare a indagini penali o a cercare la protezione della polizia qualora siano vittime di reati; rappresenta una tendenza pericolosa che puo’ inibire l’efficace applicazione della legge e, infine, puo’ mettere in pericolo le vite di tutte le persone che dovrebbero esserne protette.

Povertà

Secondo un rapporto del Census Bureau del 2013, il numero di statunitensi che vivono in poverta’ e’ salito a 46,5 milioni. Tra i piu’ colpiti sono le donne e in particolare quelle di colore. La poverta’ non e’ solo mancanza di reddito, ma la negazione dell’accesso a risorse, servizi, scelte, sicurezza e potere di cui le persone hanno bisogno per realizzare i loro diritti umani ed e’ anche un riflesso di emarginazione e discriminazione. La politica del presidente Obama sulla poverta’ si concentra sulla disparita’ di reddito, ma qualsiasi sforzo per affrontare il problema dovrebbe includere le priorita’ stabilite a livello internazionale circa gli obblighi sui diritti umani, quali l’accesso all’istruzione, alla sanita’, all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, a un alloggio adeguato e al cibo.

Protezione della riservatezza e trasparenza dei programmi di sorveglianza della National security agency

Le recenti riforme proposte del presidente Obama, di gran lunga inferiori a cio’ che sarebbe necessario, lasciano il diritto alla riservatezza esposto a grave minaccia, sia all’interno degli Usa che in tutto il mondo. Indipendentemente dalla cittadinanza o dalla loro ubicazione, tutte le persone hanno il diritto alla riservatezza ai sensi del diritto internazionale e la sorveglianza dei governi deve uniformarsi ai principi giuridici di necessita’, proporzionalita’ e giusto processo.

Politiche in materia d’immigrazione

Nel 2013, il Congresso non e’ riuscito a fare passi avanti sulla riforma dell’immigrazione. Il presidente Obama dovrebbe lavorare insieme al Congresso per cambiare un sistema che viola i diritti dei migranti durante le procedure di arresto, detenzione ed espulsione. Una riforma rispettosa dei diritti umani dovra’ prevedere che: la detenzione sia uno strumento utilizzato come ultima risorsa, con la possibilita’ di contestarne la necessita’; le famiglie non siano inutilmente separate a causa di detenzione ed espulsione; le comunita’ minoritarie non siano sottoposte all’aumentato rischio di racial profiling; le politiche di controllo delle frontiere rispettino il diritto alla vita di tutti i migranti e i diritti delle comunita’ che vivono lungo il confine; sia garantito un processo formale attraverso cui le persone prive di documenti possano ottenere uno status giuridico.

Sfide di politica estera comuni con l’Ue: Siria, Ucraina, Afghanistan

Il vertice Ue-Usa del 2011 aveva evidenziato le sfide di politica estera in Medio Oriente e Africa del Nord, oltre che in Europa orientale e Asia. Oggi tali sfide restano aperte e la situazione dei diritti umani e’ particolarmente a rischio in Siria, Ucraina e Afghanistan.