44 anni in prigione: il caso di Marshall “Eddie” Conway

10.03.2014 - Amy Goodman

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

44 anni in prigione: il caso di Marshall “Eddie” Conway

Marshall “Eddie” Conway è uscito di prigione la settimana scorsa, un mese prima di compiere 44 anni di reclusione. Conway era stato dichiarato colpevole dell’omicidio di un ufficiale di polizia di Baltimora, avvenuto nell’aprile del 1970, ma aveva sempre sostenuto la propria innocenza. Nel momento della detenzione e del processo era un membro di spicco della sezione di Baltimora del Partito delle Pantere Nere, l’organizzazione per la difesa dei diritti della popolazione nera bersaglio principale del programma illegale di “controspionaggio” dell’FBI chiamato COINTELPRO. Su ordine di J. Edgar Hoover, l’FBI aveva svolto un’opera di sorveglianza e infiltrazione in vari comitati regionali delle Pantere Nere in tutto il territorio degli Stati Uniti, ostacolando le attività di organizzazione del partito, spesso mediante la violenza.

Secondo la Procura dietro l’assassinio a colpi d’arma da fuoco dell’ufficiale di polizia di Baltimora Donald Sager c’era Conway. L’accusa era basata sulla testimonianza di un ufficiale di polizia e di un detenuto che faceva da informatore; questi affermò che quando erano compagni di cella Conway riconobbe di aver commesso il reato. Marvin “Doc” Cheatham, ex presidente dell’Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore di Baltimora (in inglese NAACP), che ha difeso l’innocenza di Conway per anni, ha dichiarato al periodico The Baltimore Sun: “Tutto questo è successo quando il programma COINTELPRO era al suo culmine. Non avevano nessun testimone che lo avesse visto là, non avevano impronte digitali né prove. In pratica lo hanno processato in base alle dichiarazioni di un informatore.” Il movimento mondiale per la liberazione di Conway è diventato sempre più ampio. Nel 2001 il Consiglio Comunale di Baltimora ha approvato una mozione per sollecitare il Governatore del Maryland a concedergli l’indulto.

La detenzione di Conway è iniziata poco prima dell’ingresso illegale di un gruppo di attivisti contro la guerra nella sede dell’FBI a Media, in Pennsylvania: migliaia di documenti riservati vennero sottratti e passati alla stampa e fu così che si sentì parlare per la prima volta del programma “CONITELPRO”.

Come spiega uno degli avvocati di Conway, Bob Boyle, suo difensore per oltre vent’anni: “Il processo a Conway si è svolto nel gennaio del 1971. L’irruzione nella sede dell’FBI di Media, Pennsylvania, che ha permesso le rivelazioni sul programma COINTELPRO, è avvenuta nell’aprile dello stesso anno. Durante il processo a Eddie dunque il COINTELPRO stava ancora funzionando e la giuria non ha riconosciuto l’esistenza di questa campagna per neutralizzare i dirigenti e l’organizzazione delle Pantere Nere.”

La sezione di Baltimora delle Pantere Nere è nata in questo contesto. Conway si trovava in Germania come membro dell’esercito degli Stati Uniti e stava per venire inviato in Vietnam. Nell’estate del 1967 vide una foto dei tumulti avvenuti a Newark, nel New Jersey. Conway mi ha raccontato: “Avevano piazzato dei veicoli blindati in mezzo alla comunità nera, puntando mitragliatrici calibro .50 contro una trentina di donne nere riunite a un angolo di strada. Mentre leggevo la notizia stando in Europa, ho pensato che negli Stati Uniti bisognava cambiare parecchie cose. C’era bisogno di qualche tipo di riforma. Non era possibile che ci fossero veicoli militari a un incrocio, o che si puntassero delle mitragliatrici contro delle donne afro-americane all’interno di una comunità nera. C’era qualcosa che non andava in quell’immagine. Così ho pensato che avrei potuto tornare e contribuire agli sforzi per cambiare la situazione.”

Marshall Conway diventò membro della NAACP e del Congresso dell’uguaglianza razziale (in inglese CORE). Continua Conway: “Ho studiato le diverse organizzazioni e ho sentito che le Pantere Nere rappresentavano almeno un serio tentativo di cominciare ad alimentare i bambini, a educare la popolazione, a organizzare cure sanitarie e questo tipo di cose, così sono entrato nel partito e ho cominciato a lavorare con loro.”

Conway però non sapeva che la sezione di Baltimora delle Pantere Nere era stata creata da un poliziotto infiltrato. Conway ha cominciato a sospettare di uno dei dirigenti locali. “C’era un capitano di nome  Warren Hart che lavorava per la National Security Agency. E’ stato lui a creare il Partito delle Pantere Nere là; io ho svolto un ruolo fondamentale nella lunga indagine che ha permesso di denunciarlo pubblicamente.  A quel punto Hart è fuggito dal paese, si è diretto in Canada, si è infiltrato nel partito di Stokely Carmichael, ‘All African People’s Revolutionary Party’ ed è stato denunciato per aver partecipato a un tranello ordito dall’ FBI. Poi è passato ai Caraibi, credo le Bahamas, dove ha indebolito vari movimenti politici e provocato altre morti. E’ possibile che abbia causato morti tra le Pantere Nere anche nel Maryland”. Poco tempo dopo aver denunciato l’agente infiltrato, Marshall Conway è stato arrestato con le accuse che lo hanno portato a passare quasi 44 anni in prigione.

La sua vita in carcere è stata esemplare. Conway la descrive in maniera molto emotiva nella sua biografia: “Marshall Law”. Nell’intervista che gli abbiamo fatto come Democracy Now!, ha detto rispetto alle carceri del Maryland: “C’erano molti giovani in prigione e siccome non c’era niente di costruttivo da fare, la violenza dilagava. Per prima cosa ho cercato di cambiare il problema della violenza e poi di trovare cose che potessero migliorare la vita dei prigionieri”. Conway è stato tra i fondatori del progetto Friend of a friend (Amico di un amico), un programma di assistenza legato all’“American Friends Service Committee”  per aiutare i detenuti più giovani e vulnerabili ad adattarsi e sopravvivere al brutale sistema carcerario.

Marshall Eddie Conway compirà 68 anni in aprile. Dopo averne passati 44 in prigione, si potrebbe pensare che non vorrà mai più mettere piede in un carcere, ma Eddie Conway non è così.  Ecco cosa dice del suo futuro: “Continuerò a lavorare con l’organizzazione Amico di un amico. Credo che abbiamo salvato molte vite e che ne potremo salvare ancora altre. Sono molto orgoglioso dei giovani che hanno potuto uscire dal carcere.  Fino a 3 o 4 anni fa avrebbero terrorizzato la comunità e ora danno da mangiare ai bambini, regalano vestiti e studiano le leggi per arrivare a una riforma carceraria. Continuerò a lavorare con questo programma fuori e dentro le prigioni e vedrò se riusciremo a estenderlo a tutto il paese, per aiutare a salvare vite che altrimenti si perderebbero.”

Denis Moynihan ha collaborato alla stesura di questo articolo.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

Categorie: Nord America, Opinioni
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