Dialoghi o colpi di stato

23.02.2014 - Z-net Italy

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Di Pedro Santander*

Il problema principale in Venezuela non riguarda una certa mancanza di democrazia nel paese, né le restrizioni o la libertà di espressione.

Riguardo al presunto “deficit democratico del regime venezuelano, i fatti parlano da soli. Dal 1998 ci sono state 4 plebisciti nazionali, 4 elezioni presidenziali, e 11 elezioni parlamentari, regionali, e municipali. Il Venezuela è il paese latino-americano con il più alto numero di elezioni e ha anche un sistema elettorale automatico (molto più moderno di quello cileno), descritto da Jimmy Carter che ha fatto l’osservatore di 92 elezioni in tutti i continenti, come “il miglior sistema del mondo”.

Riguardo poi al secondo argomento che viene ripetuto costantemente, la presunta mancanza di libertà di espressione e di  stampa in Venezuela, ancora una volta i numeri parlano da soli. L’80% dei media sono privati. I tre giornali nazionali (El Universal, El Nacional e Ultimos Noticias) sono contrari al governo, specialmente i primi due, e raccolgono il 90% dei lettori. Dei quattro canali televisivi con copertura nazionale, tre (Venevision, Globovision, e Televen) sono all’opposizione, e raccolgono ugualmente il 90% dei telespettatori, secondo le informazioni fornite dalla compagnia AGB. In quel senso, e in base ai criteri delle Nazioni Unite, la libertà di informazione in Venezuela è, senza dubbio, maggiore e migliore che in Cile, e nel paese caraibico anche la diversità di proprietà, quella dei tipi di media (pubblici, commerciali, della comunità) e di tipo di narrazione – che sono i tre criteri principali che misura l’UNESCO – è superiore al Cile. Chiunque  paragoni obiettivamente, cioè con dei dati (indicatori, misure, portata, ecc.) la realtà cilena dei media con quella venezuelana, vedrà che il nostro paese (il Cile) è in una situazione molto più precaria e non molto democratica.

Quello che c’è attualmente in ballo è il tipo di opposizione in cui si impegnerà la destra venezuelana (raggruppata nel MUD) nei prossimi anni. Quale rapporto abbia il MUD (Mesa de la Unidad  Democratica Tavolo dell’unità democratica) con il governo del presidente Maduro dopo le elezioni di dicembre, non è ancora affatto chiaro, e questo ha provocato tensioni interne che spiegano, in gran parte, le violente mobilitazioni dei giorni scorsi.

Per comprendere la situazione attuale è importante ricordare che dieci settimane fa (l’8 dicembre), il Chavismo ha ottenuto una solida vittoria elettorale nelle elezioni municipali. Malgrado un voto volontario e la storica tendenza all’astensione nelle elezioni locali, c’è stata una partecipazione del 60%. Il Chavismo ha avuto 10 punti percentuali   che il MUD e ha vinto 242 cariche di sindaco, mentre  la destra ne ha ottenute 78. Questi risultati inaspettati per l’opposizione hanno significato il fallimento della loro strategia che è iniziata nell’aprile 2013, consistente nel  non riconoscere  la legittimità del presidente Nicolas Maduro.

Il MUD non è riuscito a contestare l’egemonia elettorale, o anche a mettere in dubbio la legittimità del governo, dato che avevano fatto un plebiscito di questo evento, e chiaramente lo hanno perduto.

Poco dopo questa elezione, il presidente Maduro ha convocato due volte nel palazzo presidenziale tutti i sindaci dell’opposizione per un dialogo. Perfino il leader della destra, Henrique Capriles, governatore dello stato di Miranda, si è presentato al secondo incontro, e lui e Maduro si sono dati la mano e la foto di quell’atto ha fatto il giro del mondo. Questa stretta di mano simbolizzava un  mutuo riconoscimento tra i due, e ha messo fine in quel modo alla strategia di dubitare della legittimità del presidente, una strategia che Capriles stesso aveva promosso e guidato nel 2013.

Rimaneva la possibilità di iniziare una nuova fase che non aveva precedenti, di dialogo tra governo e opposizione. In realtà, la maggioranza dei sindaci e dei governatori dell’opposizione avevano iniziato un dialogo, partecipando, per esempio, alla missione per la sicurezza dei cittadini, oppure coordinando le attività con il ministro degli Interni, impegnandosi in calendari di lavoro,  come parte del Piano  “Patria Sicura”. Tutto questo reciproco tentativo di dialogo, e di incontro ha provocato tensioni con l’estrema destra del MUD che non è aperta al colloquio e neanche ad accettare il fatto che la maggioranza del popolo venezuelano vada a votare ripetutamente, a favore di un governo che mette in dubbio il modello capitalista.

E’ stata una situazione simile quella che ha affrontato il Partito Cristiano Democratico durante il governo di Salvatore Allende. All’interno le posizioni a favore del dialogo con il presidente Allende (guidato da Tomic e Leighton) si scontravano con coloro appoggiavano apertamente una conclusione sullo stile di un colpo di stato guidata da Aylwin e Frei).

In quel senso, quello che vediamo oggi è in gran parte la manifestazione di un problema interno dell’opposizione venezuelana la cui ala più estrema, con il chiaro apporto degli Stati Uniti e delle catene dei media, sta cercando di dare qualsiasi tentativo per costruire un nuovo rapporto tra l’opposizione e il governo fallimentare. Infatti in un anno come questo, che, insolitamente è un anno senza elezioni, lo scenario per questo nuovo rapporto era molto favorevole.

*Pedro Santander è  il capo  dell’Osservatorio per la  ,Comunicazione  della  Pontificia  Università Cattolica  di Valparaiso, Cile.

Tradotto da Tamara Pearson per  Venezuelanalysis.

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

Categorie: Opinioni, Politica
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