Intervistare Vincenzo Sparagna è per me una cosa complicata: perché siamo amici da tempo immemorabile, anche se non ci vediamo da una vita; perché è stato il mio direttore a Frigidaire, anche se non mi tagliava quasi mai nulla; perché abbiamo un grande amico in comune, Stefano Tamburini e la triste storia annessa…Così, scusate, la prima domanda è:
Ciao Vincenzo, come stai?
Sto abbastanza bene, anche se a volte mi sento un po’ stanco e ho i piccoli acciacchi che affliggono quasi tutti dopo una certa età (ho 67 anni). Il fatto è che non ho tempo di pensare ai malanni passeggeri, perché sono sempre in corsa per Frigidaire, Il Nuovo Male, la Repubblica di Frigolandia e tutto il resto, combattendo contro la cronica mancanza di denaro e mille altre difficoltà. Ma in questa corsa senza fine ho il piacere di essere circondato di nuovi e vecchi fratelli d’avventura, la cui vicinanza mi scalda il cuore e dà sostanza alla nostra autonomia ideale e pratica. Tra loro, negli ultimi sette anni, ha avuto un ruolo fondamentale Maila Navarra, che, oltre ad essere la mia compagna, tiene le fila di tutta la nostra modesta, ma complessa organizzazione, impagina con maestria ed eleganza i nostri giornali e pilota il sito www.frigolandia.eu e le nostre pagine facebook. Con lei ci sono poi, com’è naturale, tanti disegnatori e scrittori, ma anche molte donne e uomini semplici, lavoratori, studenti, contadini, insegnanti, colti o incolti, ma sempre animati da passione sincera e da grande umanità.
Nuovo Male, Nuovo Frigidaire: roba nuova con il logo vecchio?
I loghi sono quelli storici, anche se i contenuti sono nuovi. Ma questa non è una contraddizione, perché sia Frigidaire che Il Nuovo Male conservano la loro ispirazione originale, che è tutt’altro che conservatrice. La curiosità e lo stupore, la rabbia positiva e l’indipendenza da qualsivoglia centro di potere sono rimasti gli stessi, anche se tutto il sistema della comunicazione (tutto il mondo direi) è cambiato. Insomma sia il contesto che il modo del racconto sono diversissimi, ma l’approccio, il metodo, l’umiltà del nostro modus operandi sono eguali. D’altra parte va sottolineato che quasi tutti i collaboratori attuali sono giovani che spesso non erano ancora nati trentacinque anni fa, oppure erano ancora piccolissimi quando cominciò l’avventura di Frigidaire. Tra quelli che c’erano già al tempo e sono rimasti, oltre me, ci sono Giuliano e Ugo Delucchi. Il primo è il mio unico coetaneo dei tempi de Il Male, mentre Ugo ha comunque quasi vent’anni meno di me, visto che ha cominciato a stare con noi da ragazzino (ed è poi rimasto nell’animo un eterno adolescente).
Tu sei l’icona dell’underground italiano, il lucido erede dei situazionisti, una canaglia al servizio della Rivoluzione: come commenti queste immagini e quanto della tua storia ci ritrovi dentro?
La Rivoluzione è un processo lungo, che dura intere epoche e che non ha nemmeno una fine, poiché c’è sempre da capire, lottare, migliorare. Non dobbiamo raggiungere nessun paradiso, ma solo  restare fedeli a una direzione di marcia, scontando le infinite debolezze umane che sono una componente fondamentale della vita. Di questo sono stato convinto sin da ragazzo e dunque  ho attraversato i decenni senza subire, come è invece accaduto a molti altri miei compagni, le delusioni o le illusioni che negli anni hanno fatto tanti danni. In quanto ad essere un’icona dell’underground… beh, se lo dici tu… sarà anche un po’ vero. Del resto per me l’undeground non è mai stato un mito o un feticcio, piuttosto una condizione inevitabile per conservarsi davvero autonomi in questa società dei grandi poteri, dominata, invasa, inquinata da quella che definisco comunicazione imperiale o verticale. Il situazionismo infine, come si sa, non è un’ideologia, quanto un atteggiamento mentale di analisi concreta della situazione concreta, un concetto che non è estraneo a nessun pensatore degno di questo nome, a cominciare dallo stesso Karl Marx che giustamente affermava di non essere mai stato marxista. Ed io certamente, pur considerandomi un rivoluzionario in servizio permanente, sono sempre stato lontanissimo dal marxismo ideologico, dal materialismo dialettico e dal determinismo ottimistico che ne è stato lo sciagurato corollario insieme all’infernale “socialismo reale” di staliniana memoria. Sono convinto che per agire con efficacia bisogna ogni volta comprendere dove siamo e dove andiamo senza mai credere di aver capito “tutto” e rispettando la libertà di ciascuno.


 Adesso hai fondato una Repubblica in campagna. Cos’è una nuova passione pastorale? Una specie di eco villaggio? Una deriva anarchica?
La Repubblica di Frigolandia non è stata concepita come una fuga all’indietro, un’impossibile evasione in un mitico passato bucolico. Anche se si trova in Umbria, presso il borgo medioevale di Giano dell’Umbria, alle pendici dei Monti Martani, ovvero in un territorio agricolo, relativamente lontano dalle grandi concentrazioni urbane, è un centro metropolitano indipendente, la città immaginaria dell’Arte Maivista o, come dico sempre, la Prima Repubblica Marinara di Montagna. Perché come le repubbliche marinare è aperta all’incontro con tutto il mondo, guarda alle distanze planetarie con lo spirito dei navigatori, che si sentono a casa in ogni porto e in ogni continente. Insomma Frigolandia non è una struttura chiusa, tantomeno su se stessa, ma un punto d’osservazione particolare sul mondo intero. Si trovasse a New York, a Parigi, a Pechino, a Roma o a Sidney e sarebbe la stessa. Certo il fatto di essere immersa nei boschi e nel verde dell’Umbria, a due passi da Assisi, le dà un particolare carattere, la circonda di un silenzio e di una poesia che sarebbe difficile riprodurre in una metropoli, ma il suo orizzonte non è limitato da un “ermo colle, che da tanta parte del mondo il guardo esclude”, come diceva il grande Leopardi. Neppure mi pare che si possa parlare di “deriva” anarchica. Prima di tutto perché l’anarchia, come concetto profondo, è un’aspirazione universale di equilibrio e pace magari irraggiungibile, ma feconda di suggestioni. In secondo luogo perché Frigolandia, oltre a un Museo e a un laboratorio d’arte è anche un centro di comunicazione, impegnato su tutti i grandi temi della società, Piuttosto la si potrebbe definire un accampamento sulle vie del sogno, un luogo di transito che accoglie idealmente i nomadi del pensiero e della rivoluzione, una movimento stanziale che rifiuta tutte le frontiere e partecipa dei problemi e delle speranze dell’umanità nel suo insieme. Non a caso aderisce a un’altrettanto immaginaria Unione Planetaria, che forse un giorno ci sarà e forse no, poiché il nostro destino non è scritto, è un romanzo tutto da inventare, di cui noi stessi siamo gli autori.
Come sai sono da tempo umanista e nonviolento: che ne pensi tu di umanesimo e nonviolenza?
Umanesimo e nonviolenza sono concetti, anzi progetti fondamentali. Naturalmente senza nessun fondamentalismo illusorio. Non sempre l’umanità è umana e la violenza è un male assai difficile, forse impossibile da estirpare completamente. L’ultimo secolo è stato pieno di disumanità e violenza. Ed ancora oggi guerre e distruzioni intollerabili si verificano in ogni parte del mondo, accompagnate da fanatismi religiosi e ideologici, da nazionalismi e razzismi. Questo accade perché il capitalismo ha raggiunto una dimensione globale invasiva che rende tutto più difficile che mai. Tuttavia avere come bussola una relazione armoniosa tra gli individui e la società, noi e il mondo, è molto importante. Per questo apprezzo molto la tua fedeltà a questa scelta di principio che data da molti anni. Una scelta che sarebbe tradita da ogni radicalismo cieco. La vita concreta insegna che la difficoltà è figlia della rigidità ideologica. L’umanesimo dunque include, non esclude. La nonviolenza stessa, se osserviamo la natura, non è un assoluto, ma un percorso, un metodo che deve ogni volta calarsi nella vita reale, scontando le contraddizioni che la vita ci impone. Anche nell’affermazione dei principi più giusti serve una grande umiltà.
Vincenzo, l’Araba Fenice risorge sempre dalle sue ceneri: cosa dobbiamo aspettarci da quest’ultima rinascita?
Mi auguro idee, forme, pensieri e pratiche positive, una nuova creatività, un entusiasmo maturo. Per noi resta centrale la comunicazione in tutte le sue forme, attraverso la stampa e il web e ogni nuovo mezzo. Frigolandia è in fondo un altro modo per continuare e sviluppare il progetto enciclopedico di Frigidaire, incluse le sue tante testate parallele vere e false, come è oggi Il Nuovo Male, che unisce parodia e sberleffo senza mai perdersi nella risata idiota della comicità a buon mercato. La nostra Repubblica Immaginaria è un territorio ideale per suggerire e partecipare, raccontare e ascoltare in totale indipendenza, un’arma dolce contro l’individualismo selvaggio che è la vera malattia dell’umanità nell’epoca del capitalismo totalitario. L’ambizione è quella di occuparsi dei ghiacci dell’artico come della fame nel mondo, dell’arte e dell’astronomia, coniugando scienza e coscienza, poesia e politica. La notte, da questa collina buia piena di alberi giganteschi, le stelle si vedono meglio che dalle città illuminate e, come per il mitico Ulisse (che alla fine Itaca riuscì comunque a raggiungerla), guidano la nostra navigazione.
Tutto quello che vorreste sapere in più lo trovate sul sito: www.frigolandia.eu