Costruire la pace attraverso il futuro che desideriamo

26.07.2013 - Inter Press Service

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Costruire la pace attraverso il futuro che desideriamo

Di Johan Galtung

In questo articolo, Johan Galtung, Rettore della “TRANSCEND Peace University” e autore del libro “The Fall of the US Empire – And Then What?” (“La caduta dell’Impero USA-E poi?”, TUP Transcend University Press, 2009 – n.d.t.) scrive che il futuro racchiude numerose opportunità per il genere umano, che vanno dalla nascita di un fascismo di stampo USA, sia nazionale che globale, da un lato, alla nascita di un pianeta multi-culturale caratterizzato da differenti modelli di sviluppo (occidentale-marxista, islamico, buddista, giapponese, cinese, polinesiano e sub-sahariano) dall’altro. Coloro che cavalcheranno le tendenze positive – economie alternative, democrazia fatta di trasparenza, mediazione e nonviolenza – cresceranno. Tutti gli altri soccomberanno.

Bucarest, 23 luglio 2013 (IPS)

Gli studi sul futuro, come gli studi su ambiente, sviluppo e pace, rappresentano lo sforzo interdisciplinare ed internazionale di risolvere una serie di questioni-chiave che vengono suddivise in “futuri desiderati” (le utopie: di chi sono?); “futuri attesi” (le previsioni: chi le fa? per chi le fa?); e “future pratiche” – scenari che indirizzano i “futuri attesi” verso i “futuri desiderabili” (incanalati da chi e per chi?).

Il titolo del libro di Ravi Morey, “Looking Backward: 2050-2013” (“Guardare indietro: 2050-2013”, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2013, n.d.t.) riassume in poche parole(tutti) gli studi sul futuro: esplora le tappe intermedie che si trovano fra un governo mondialeveramente democratico e il presente, cioè l’anno 2013.

Questo percorso a tappe potrebbe passare dal fallimento degli USA, salvati nel 2025 da una Cina (ormai) democratica. Qualcuno potrebbe obiettare che sta già succedendo, con una Cina (più democratica di quando l’occidente si renda conto), che è il creditore N.1 al mondo, e gli USA (più vicini al fallimento di quanto non ammettano), che sono il debitore N.1 al mondo. Oggi si trovano, rispettivamente, al 1° e al 190° posto su 190 Paesi del mondo.

Come nel 1967 ad Oslo, per l’ex-organizzazione “Mankind 2000” (oggi non più attiva, n.d.t.), questo tema è ancora centrale per le previsioni sul futuro a livello internazionale. All’epoca, i “futuri desiderati” erano:

– a livello economico: un salario di sussistenza per tutti sul pianeta; l’eliminazione della povertà; la fine della disuguaglianza spropositata; una nuova economia centrata sul benessere degli esseri umani e della natura e non su mercati basati sui libri contabili e guidati dai grandi capitali;

– a livello militare: il passaggio dalla tendenza a vincere a tutti i costi alla soluzione dei conflitti latenti attraverso negoziati di mediazione finalizzati alla risoluzione dei conflitti, alla riconciliazione post-trauma, all’empatia per le visioni altrui del mondo, alla costruzione di forme di cooperazione che diano vantaggi reciproci ed equi;

– a livello politico: un alto grado di autonomia per gli enti locali, per le 2.000 nazioni che si trovano all’interno di 200 Stati, per gli Stati, per le regioni, a livello globale, attraverso federazioni e confederazioni tra le (varie) comunità;

– a livello culturale: un mondo multi-culturale caratterizzato da modelli di sviluppo di stampo occidentale-marxista, islamico, buddista, giapponese, cinese, polinesiano e sub-sahariano, elevati a pari dignità rispetto al modello occidentale neo-liberale; l’umanità avrà il compito di prendere il meglio da ognuno di loro.

Troppe cose per una sola generazione, in (soli) 40 anni? Guardiamo indietro, ma ai doni positivi che l’accelerazione storica ci ha elargito negli ultimi 40 anni:

– a livello economico: una quantità sempre maggiore di prodotti a prezzi sempre più bassi; le economie emergenti dei Paesi BRIC (Brasile-Russia-India-Cina, nd.t.); il declino dell’occidente;

– a livello militare: la diminuzione delle guerre civili; la fine della bi-polare Guerra Fredda e – dopo un breve periodo uni-polare, cioè di una sola super-potenza – la nascita di un mondo multi-polare (ottagonale?) avente ai vertici America Latina, USA, Russia, India, Cina, OIC (Organizzazione per la Cooperazione Islamica), Unione Europea e Africa, quali potenziali istituzioni di pace;

– a livello politico: il passaggio di Spagna e Portogallo alla democrazia; la caduta del muro di Berlino; la fine del regime comunista e dell’impero Sovietico; la fine dell’apartheid in Sudafrica;

– a livello culturale: la rivoluzione culturale “anti-Confucio”, tanto disprezzata e travisata, che in Cina ha affrancato centinaia di milioni di persone – le donne, i giovani, i contadini e i residenti nelle regioni occidentali cinesi – aprendo la strada all’emancipazione di quasi 400 milioni di persone dallo status di povertà a quello di classe media nel periodo 1991-2004;

– a livello sociale: la rivoluzione femminista, un regalo degli USA; lo straordinario progresso della salute umana, che ha reso normale un’aspettativa di vita di 90 anni, così come le coppie che vivono insieme da 60 o 70 anni – dove il fatto di essere non fumatori è uno dei fattori-chiave.

Stiamo vivendo nell’utopia ideata da qualcun altro. Ma gran parte di essa ci appare come una sorpresa, a causa di una previsione negativa: bella a livello di tendenze, cattiva a livello di eventi. Per quanto riguarda questi ultimi, la loro estrapolazione è di per sé insufficiente: è essenziale, invece,una profonda comprensione del sistema nel suo complesso e delle contraddizioni interne, della dialettica – in parole povere, 2500 anni di epistemologia taoista. E, poiché questa manca, la vita in Occidente risulta sconvolgente: una serie di traumi, uno dopo l’altro.

Ma c’è una via d’uscita: nel 1970, 9.000 persone di 20 Paesi sono state intervistate sulla loro visione del mondo nell’anno 2000. E più i Paesi erano economicamente sviluppati, più le visioni (del futuro) erano pessimiste: questioni ambientali, disparità sociale, disgregazione della famiglia, violenza. Forse perché le persone comuni conoscono la sofferenza e le élite no? Le loro previsioni, quando è arrivato l’anno 2000 (Y2K), erano di gran lunga superiori a quelli degli esperti.

Quindi, quali sono le previsioni per i prossimi 40 anni? Ci sono punti di vista positivi e negativi, come sempre:

– a livello economico: la fine del socialismo, seguita dalla fine del capitalismo; l’uccisione di 140.000 persone al giorno a causa di disparità inaccettabili, che generano rivolte sanguinarie e violenza in molti Paesi o, peggio, apatia;

– a livello militare: il declino dello Stato e del patriottismo; l’ascesa delle nazioni represse e del nazionalismo; l’incremento del terrorismo – di stato e non (l’11 settembre ne è un esempio) – nelle 2000 nazioni che vogliono un posto al sole; il declino dell’impero USA; la nascita di un fascismo di stampo USA, sia nazionale che globale; l’incremento della mediazione e della nonviolenza in generale;

– a livello politico: l’incremento delle elezioni nazionali; l’aumento di partitocrazia, potere delle banche, tecnocrazia, dittatura, corruzione; la maggiore consapevolezza dei diritti reciproci; la crescita delle disuguaglianze;

– a livello culturale: il declino della secolare cultura cristiano-occidentale, l’ascesa dell’Islam e del conflitto tra queste due visioni universalizzanti del mondo.

Perciò, le potenzialità per creare la “pace attraverso i possibili scenari futuri” sono molteplici.

Ma cavalchiamo le tendenze positive: la ricerca di economie alternative, il declino del sistema-Stato e dell’impero USA, l’incremento dell’uso della mediazione e della nonviolenza, la maggiore consapevolezza dei diritti e doveri reciproci, il declino dell’arroganza dell’Occidente.

Combattiamo la disuguaglianza; boicottiamo le aziende dove i CEO (Chief Executive Officers, cioè gli amministratori delegati, n.d.t.) guadagnano da 5 a 10 volte di più degli operai; fondiamo cooperative; mettiamo i nostri soldi nelle Casse di risparmio; introduciamo una “tassa sulle vendite” del 5% per le transazioni finanziarie, al fine disovvenzionareun salario di sussistenza (per tutti) e mettiamo un freno alla speculazione finanziaria scellerata; combattiamo per una democrazia fatta di trasparenza, dialogo, petizioni e referendum; prendiamo il meglio dalle diverse visioni del mondo: prendiamo “questo E quest’altro”, e non “questo O quest’altro”.

Coloro che cavalcheranno (le tendenze positive) e combatteranno, cresceranno. Tutti gli altri soccomberanno.

Traduzione dall’inglese di Laura Pavesi

Categorie: Opinioni, Pace e Disarmo, Questioni internazionali
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