Lo stop agli F35 mette d’accordo i deputati e senatori di Pd, Sel e Movimento 5 stelle. Giovedì 11 aprile si è svolta a Palazzo Marini una riunione di confronto sulla mozione che chiede di sospendere “immediatamente la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint strike fighter-F35; procedere a una ridefinizione del modello di difesa sulla base del dettato costituzionale e della nostra politica estera; ridare un ruolo centrale alla politica europea e sostenere il ruolo di peacekeeping per forze armate”. Primi firmatari della mozione i parlamentari di Sel Nichi Vendola, Gennaro Migliore e Giulio Marcon. Proprio Marcon, insieme alla Tavola della pace, la campagna Sbilanciamoci e Rete Disarmo ha organizzato l’incontro, che ha visto confrontarsi le tre forze politiche sul tema.

Tra le ipotesi al vaglio anche la costituzione di un gruppo interparlamentare che porti avanti la battaglia dello stop al programma per ridestinare i fondi ad altri progetti di utilità sociale. In particolare la mozione chiede di “destinare le somme risparmiate a un programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti le piccole opere e finalizzato, ad esempio, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici , del territorio a rischio idro-geologico e alla realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura degli asili nido”.

Su questo ultimo punto però Roberto Cotti del Movimento 5 stelle, ha chiesto un ulteriore confronto: “Condivido quasi in toto la mozione, ho solo dei dubbi sul ruolo centrale della politica europea”, ha detto. “Francia e Gran Bretagna hanno un ruolo aggressivo nelle politiche militari, l’Italia invece dovrebbe sviluppare meglio politiche nonviolente. Per quanto riguarda l’apertura di asili nido, sono convinto che evochi qualcosa di bello e lontano dalla guerra, ma ci sono anche altre urgenze come l’emergenza occupazione. Noi ci batteremo per la legge sul reddito di cittadinanza, che per noi è una priorità. E’ inoltre opportuno rilanciare l’idea di difesa popolare nonviolenta”.

Claudio Fava di Sel ha sottolineato che la questione degli F35 è un “argomento su cui non si può trattare. Noi non chiediamo di sospendere la partecipazione dell’Italia al programma, ma di interromperla: l’Italia si deve tirare fuori. Considero la scelta di chiudere questo programma un punto dirimente per la partecipazione a un esecutivo”. D’accordo con le parole di Fava si è detto il grillino Alessandro Di Battista: “Spero che le commissioni permanenti siano aperte il prima possibile, ma dato che si parla di trasparenza e formazione io propongo di riscrivere anche un documento sui responsabili politici che negli ultimi anni hanno permesso questo scempio. Parlamentati che appartenevano anche alla sinistra, a cominciare da D’Alema”.

Anche secondo Giuseppe Brescia, sempre del Movimento 5 stelle, “è assurdo investire in armi di distruzione e di attacco. Parlando di numeri noi ci stiamo già muovendo con delle mozioni per impegnare il possibile futuro governo a un ritiro delle truppe dall’Afghanistan. E’ scandaloso che ci sia anche chi usa il tema del lavoro per difendere programmi di questo genere: in Italia non ci deve essere un indotto simile. Se le persone lavorano in quel settore, mi dispiace per loro, ma devono cambiare mestiere”.

Sul fronte del Pd Edoardo Patriarca ha esortato ad andare avanti col confronto, mantenendo un costante rapporto tra i parlamentari e la società civile. “Dobbiamo riprendere in mano la questione del servizio civile, motivato originariamente dall’idea della difesa della patria, che non è solo quella armata. Questo tema va sviluppato anche nell’ottica di dare forza a questa campagna”. Anche Paolo Beni ha ribadito che la campagna non va fermata, perché “ha avuto la capacità di mettere davanti agli slogan la forza dei dati. Oggi. si può provare a portare a casa il risultato, dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per arrivare a un prodotto che veda la massima convergenza delle forse politiche. Sul tavolo non c’è solo la questione degli
F35, ma anche l’applicazione della legge delega sulle forze armate e il tema della riconversione dell’industria bellica”.

All’incontro hanno preso parte anche molti rappresentanti della società civile. Flavio Lotti, della Tavola della pace, ha tuonato contro “la maggioranza di questo Parlamento, che è la stessa che ha voluto l’approvazione della legge delega sulle forze armate, sottraendo al Parlamento la sua funzione ordinaria. Quelle stesse forze non vogliono bloccare, sospendere né cancellare il programma F35.” Lotti ha poi avanzato alcune proposte: l’elezione di un presidente della Repubblica, che si impegni a rispettare l’articolo 11 della Costituzione “continuamente violato”. Ha chiesto poi una manifestazione dei parlamentari che parteciperanno all’intergruppo, davanti all’azienda di Cameri dove si costruiscono gli F35. E che “ci sia subito un’ iniziativa congiunta per chiedere la sospensione della manifestazione del 2 giugno. Propongo una raccolta firme per verificare chi ci sta e chi no a buttare via questa iniziativa”. Infine ha proposta di bloccare la legge delega sulla riforma delle forze armate.

Padre Alex Zanotelli ha poi sollevato l’aspetto etico della questione: “Se l’etica non entra in politica la politica è destinata a finire. Come è possibile che alla questione militare siano stati destinati 26 miliardi nel 2011, più 15 miliardi per gli F35, in un paese che sta soffrendo così tanto?” Ha chiesto poi il rispetto della legge 185: “Siamo l’unica nazione che ha una legge del genere per il controllo e la vendita di armi. Questa legge va rispettata”. Zanotelli ha poi lanciato un duro attacco alle forze politiche che hanno governato il paese in questi anni: “So per certo che i partiti hanno preso dal 10 al 15 % di tangente per la vendita di armi. Le nostre mani grondano sangue”.

All’incontro erano state invitate tutte le forze politiche, ma solo Pd, Sel e Movimento 5 stelle hanno scelto di partecipare. Nelle prossime settimane ci sarà un nuovo incontro per definire la costituzione del gruppo interparlamentare che lavorerà su questi temi.