“NARRAZIONI CIVILI. Dal Moby Prince all’Aquila: un altro racconto è possibile”, questo il titolo dell’iniziativa che l’associazione Effetto Collaterale promuove a Pisa sabato 1 dicembre 2012, presso l’ex-Colorificio Toscano (via Montelungo 70) recentemente occupato dal Progetto Rebeldia. Una giornata dedicata alle diverse forme di ‘narrazione civile’: teatro, graphic novel, videodocumentazione, fotografia. Partecipano Bello Giallo Editore, Shoot4Change, Anpas, Archivi della Resistenza, Coordinamento 3.32 L’Aquila, associazione Io non dimentico.

L’iniziativa si aprirà alle ore 17.00 con la proiezione del documentario “Questa è L’Aquila. Voci a tre anni dal
terremoto” che Anpas, Shoot4Change e Comitato 3e32 hanno realizzato coinvolgendo cittadini e volontari e
che vede la partecipazione straordinaria di Moni Ovadia. Seguirà la discussione dal titolo “Dal Moby Prince
all’Aquila: un altro racconto è possibile”, coordinata da Elena Tebano giornalista del Corriere della Sera e
del blog “La 27esimora”. Infine alle ore 21.30 lo spettacolo “1991 Il fatto non sussiste. Appunti di
memoria cittadina”, della compagnia teatrale Effetto Collaterale dedicato alla tragedia del traghetto Moby
Prince che, per motivi mai chiariti, vide nella notte del 10 aprile 1991 la morte di 140 persone al largo del porto
di Livorno.
“Lavorando sulla vicenda del traghetto Moby Prince, spiega Francesca Talozzi regista della compagnia Effetto
Collaterale e dello spettacolo “1991 Il fatto non sussiste”, incontrando i familiari delle vittime, raccogliendo
materiali e testimonianze ci siamo resi conto che purtroppo nella storia italiana sono tante le stragi rimaste
senza colpevoli. Dietro queste stragi, anche quando non sono di matrice terroristica, si celano poteri forti, mala
amministrazione, responsabilità politiche e sulla gran parte – nonostante migliaia di morti, anni di processi ed
inchieste – non è stata fatta ancora giustizia. Penso al Moby Prince, forse la vicenda più eclatante, la stazione di
Viareggio, la Casa dello Studente dell’Aquila, la scuola di S. Giugliano di Puglia. Quei fatti oggi rischiano di
essere dimenticati e definitivamente sepolti con le loro vittime in un cortocircuito di ‘processi mancati’: quello
della memoria e quello della giustizia. Abbiamo così pensato di intitolare l’iniziativa ‘narrazioni civili’ – continua
Francesca Talozzi – perché crediamo importante coniugare racconto e impegno civile, informazione e
responsabilità, storia dei singoli e storia collettiva. Con noi sabato 1 dicembre ci saranno le associazioni dei
familiari delle vittime e chi oggi in Italia cerca di raccontare storie ‘scomode’ e dimenticate attraverso il teatro,
la graphic novel, la fotografia, la videodocumentazione perchè crediamo che le forme del narrare siano
importanti, soprattutto se costruite dal basso, in prima persona, ‘partecipate’ da chi narra e di chi è narrato.”