Re:Common intende rinnovare il suo impegno nel sottrarre al mercato e alle istituzioni finanziarie private e pubbliche, come Banca mondiale e Banca europea per gli investimenti, il controllo delle risorse naturali. Il tutto con una particolare attenzione alla nuova devastante tendenza della finanziarizzazione della natura, ossia la costruzione di beni finanziari ad alto profitto sulla mercificazione dei beni comuni quali l’acqua e gli ecosistemi.

Re:Common perseguirà l’obiettivo di restituire ai cittadini tramite politiche di partecipazione attiva l’accesso e la gestione diretta di preziose risorse come la terra e l’acqua, sotto assedio a causa dei processi di privatizzazione, nonché delle fonti energetiche. Tali politiche di partecipazione devono facilitare la nascita di nuovi meccanismi per il finanziamento pubblico dei beni comuni a livello locale, nazionale e globale.

Continueranno le campagna in solidarietà con le comunità locali impattate dai grandi progetti infrastrutturali quali le grandi dighe o i mega-oleodotti. Non più solo nel Sud, ma anche nel Nord del mondo e con una particolare attenzione alla regione del Mediterraneo.

“Senza il sostegno attivo prima del Centro Internazionale Crocevia e poi di Mani Tese, l’esperienza della CRBM non sarebbe mai potuta venire alla luce e poi evolvere. Oggi Re:Common inizia a muovere i suoi primi passi da sola, ma cercherà insistentemente il sostegno politico e fattivo di tutte quelle forze sociali in Italia e all’estero che condividono l’urgenza di un cambiamento radicale del modello di sviluppo attualmente dominante, rimettendo al centro la difesa e riappropriazione dei beni comuni” ha dichiarato Antonio Tricarico, già coordinatore della CRBM.

“Dal 1996 ad oggi il mondo è cambiato molto. Sono emersi nuovi attori economici, i grandi capitali si sono spostati dall’economia reale alla finanza e i governi europei vivono una crisi politica senza precedenti che riguarda in primo luogo la rappresentanza dei cittadini” ha affermato Caterina Amicucci, presidentessa di Re:Common. “Per dare risposte nuove e produrre cambiamento è necessario partire da noi stessi. Dietro alla nascita di Re:Common ci sono due anni di riflessione, ascolto e osservazione dei cambiamenti in atto nella società, nelle reti e nei movimenti con cui collaboriamo. Quello che ci portiamo dietro del lavoro di CRBM è la solidarietà concreta con le comunità negativamente colpite da progetti devastanti, non più solamente nel Sud del mondo ma anche nel nostro Paese e in Europa” ha aggiunto la Amicucci.

Questa sera ci sarà anche la presentazione della prima pubblicazione di Re:Common, “Non è tutto verde quello che luccica”, realizzata insieme al mensile Altreconomia, mentre è attivo da questa mattina www.recommon.org, insieme al blog www.staccalaspina.org, il sito web dove trovare tutte le informazioni sulle attività e sulle campagne dell’associazione, le pubblicazioni e le notizie sui temi seguiti da Re:Common.

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