Tra gli abusi si trovano rapimenti, detenzioni e torture nei confronti di membri delle forze di sicurezza, di sostenitori del governo e di persone identificate come membri delle milizie filo-governative, note come shabeeha. Human Rights Watch ha ricevuto inoltre rapporti di esecuzioni di membri delle forze di sicurezza e di civili da parte dei gruppi di opposizione armati.
I leader dei gruppi di opposizione siriana dovrebbero condannare e vietare ai propri membri di effettuare abusi, ha dichiarato Human Rights Watch. Alcune delle dichiarazioni raccolte suggeriscono che alcuni attacchi armati da parte dei gruppi di opposizione sono stati motivati da sentimenti anti-shia o anti-alawiti che stanno nascendo dall’associazione di tali comunità alle politiche del governo.

“Le tattiche brutali del governo siriano non possono giustificare abusi da parte dei gruppi di opposizione armati”, ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttore di Human Rights Watch per il Medio Oriente. “I leader dell’opposizione devono dire chiaramente ai loro seguaci che non devono torturare, rapire o uccidere in nessun caso.

Il movimento di protesta in Siria è stato prevalentemente pacifico fino a settembre 2011. Da allora, un numero sempre maggiore di mezzi di comunicazione e di rapporti di altro tipo hanno affermato che sempre più disertori militari e di residenti locali hanno deciso di fare ricorso alle armi, dichiarando che si stanno difendendo contro i raid delle forze dell’ordine o attaccando checkpoint e punti di sicurezza nelle loro città. L’intensità degli scontri è aumentata dall’inizio di febbraio 2012, quando il governo ha avviato attacchi militari su vasta scala contro le roccaforti dell’opposizione in tutto il paese.

Molti gruppi antigovernativi che si dice abbiano effettuato abusi non sembrano appartenere a una struttura di comando organizzata o seguire gli ordini del Syrian National Council. Ma la leadership dell’opposizione siriana deve parlare e condannare tali abusi, ha dichiarato Human Rights Watch. Il 1 marzo l’SNC ha creato un bureau militare per collegare, unificare e supervisionare i gruppi di opposizione armati, compreso il Free Syrian Army (FSA, esercito siriano libero).

Tutti coloro che si trovano sotto la custodia dell’FSA e di altre forze dell’opposizione, compresi i membri delle forze di sicurezza siriane e delle shabeeha, devono essere trattati umanamente, secondo gli standard internazionali per i diritti umani, ha dichiarato Human Rights Watch.

“È imperativo che gli elementi armati dell’opposizione siriana proteggano i diritti umani”, ha dichiarato Whitson. “Devono fare in modo che sia chiaro che immaginano una Siria che volti pagina sulle violazioni dell’era Assad e accolga tutti, indipendentemente dal gruppo religioso e dal background, senza discriminazioni”.

*Rapimenti*

Numerosi testimoni hanno detto a Human Rights Watch che gruppi armati non meglio specificati, che si sono identificati con l’opposizione, stanno rapendo civili e membri delle forze di sicurezza. “Mazen”, un attivista siriano, ha raccontato a Human Rights Watch che membri del gruppo Abu Issa a Taftanaz, un villaggio a nord di Saraqeb, Idlib, gli hanno detto che hanno rapito persone che lavoravano con il governo e hanno torturato tre di loro fino alla morte. “Mazen” ha dichiarato inoltre di avere parlato con un membro delle forze di sicurezza siriane che è stato rapito e trattenuto da combattenti dell’opposizione a Saraqeb:
“Il detenuto mi ha detto che era primo assistente nell’ospedale nazionale di Aleppo… Ho chiesto ai rivoluzionari di portarmelo in modo che potessi parlargli. Ha detto che i combattenti dell’opposizione lo hanno picchiato con cavi elettrici sulla testa… ed era bendato. Ha detto che lo hanno lasciato parlare con i suoi genitori… che hanno chiesto loro denaro per il rilascio”.

“Samih”, un altro attivista siriano che ha detto di avere lavorato a stretto contatto con l’FSA a Saraqeb, ha detto a Human Rights Watch che mentre si trovava là ha visto residenti di Saraqeb lamentarsi con l’FSA in più di una occasione del fatto che il battaglione Al-Nur, un gruppo salafita che non fa parte della struttura ufficiale dell’FSA, stava rapendo civili per ottenere riscatti. Ha dichiarato: “La gente di Saraqeb non ne poteva più del battaglione e ha chiesto all’FSA di intervenire, ma il battaglione Al-Nur non rispondeva all’FSA”.

“Samih” ha detto a Human Rights Watch anche che membri dell’FSA rapivano soldati:
“Li rapivano e chiedevano ai loro genitori di pagare un riscatto per lasciarli andare. Una volta l’FSA a Saraqeb ha rapito un colonnello della Guardia Presidenziale. Per contro i militari hanno rapito due ragazzi da Saraqeb, di 15 e 16 anni. Stavo lavorando con i membri dell’FSA e gli ufficiali governativi locali per negoziare uno scambio. A un certo punto i membri della famiglia di uno dei due ragazzi mi hanno chiamato pregandomi di accelerare il più possibile i negoziati. Hanno detto di avere ricevuto una chiamata a casa dai rapitori e di avere sentito i loro ragazzi che venivano torturati. Hanno detto loro che i ragazzi sarebbero stati rilasciati quando l’FSA avrebbe rilasciato il colonnello. Siamo stati in grado di negoziare uno scambio per il colonnello e i ragazzi sono stati liberati”.
Il coordinatore per i mezzi di comunicazione per un altro gruppo che opera a Homs, il battaglione Al-Farouq, ha detto a Human Rights Watch che il battaglione non rapisce soldati ma li trattiene durante le operazioni militari:
“Non rapiamo i soldati. Durante un confronto armato, i soldati circondati dall’FSA si arrendono al battaglione Al-Farouq quindi li catturiamo e non li rapiamo. Dopo avere catturato i soldati, l’FSA chiama il governo per negoziare i termini del rilascio, ma questo si rifiuta di negoziare, semplicemente perché non ha alcun interesse nei soldati catturati. I prigionieri vengono sistemati in una stanza, non in prigione. La stanza ha una porta con una serratura e non ha finestre. Il battaglione Al-Farouq li tratta molto bene”.

Human Rights Watch ha espresso inoltre preoccupazione sui rapimenti da parte dell’FSA di cittadini iraniani, alcuni dei quali il gruppo ha confermato essere civili. Il 26 gennaio il battaglione Al-Farouq ha rivendicato la cattura di sette cittadini iraniani, cinque dei quali sono apparsi in un video mentre dichiaravano di essere membri delle forze armate iraniane. In un’intervista del 22 febbraio con Human Rights Watch, il coordinatore stampa del battaglione Al-Farouq ha dichiarato che gli altri due detenuti sono civili, ma che erano detenuti perché non erano disponibili persone che parlassero persiano quando gli iraniani sono stati trattenuti e che il loro stato di civili è stato confermato solo successivamente. Quando gli è stato chiesto perché i civili non sono stati ancora rilasciati, non ha risposto.

Il gruppo iraniano MAPNA, una società energetica in Siria, ha detto a SANA, l’organo di comunicazione statale della Siria, che le cinque persone accusate di essere combattenti di fatto sono ingegneri iraniani. L’Agenzia di Stampa della Repubblica Islamica ha riportato che tutti i sette uomini sono stati rilasciati il 10 febbraio, ma il 15 febbraio ha detto che il rapporto era falso e che gli uomini restavano in custodia. Il coordinatore stampa del battaglione Al-Farouq ha detto a Human Rights Watch il 16 marzo che i sette detenuti erano ancora trattenuti in Siria e che erano in buone condizioni di salute.

Oltre ai rapimenti per motivi politici, Human Rights Watch ha ricevuto informazioni indicanti che altri gruppi armati potrebbero rapire persone, a volte dichiarando di operare nel nome dell’opposizione. “Marwan”, un alawita di Karam el Zeytoun, Homs, ha detto a Human Rights Watch che il 23 gennaio bande armate sono entrate nel suo quartiere e hanno rapito i suoi anziani genitori dalla loro casa:
“Quando la banda armata è entrata in casa mio padre mi ha chiamato al telefono, ma glielo hanno strappato. Ho cercato di richiamarlo e non era raggiungibile, quindi ho chiamato un vicino, che mi ha detto che avevano preso mio padre e mia madre, li avevano infilati in un’auto e si erano diretti a sud. Il capo della banda, noto come Abees, mi ha chiamato il giorno dopo. Mi ha detto che avevano i miei genitori e hanno chiesto soldi e armi come riscatto. Mi ha detto che mio padre stava bene e che era con loro. Ho detto che gli avrei dato quello che voleva, ma che dovevano farmi sentire la voce di mio padre.

Ho parlato con lui e stava piangendo. Ha detto: “Non piangere. Non avere paura. Io non ho paura. Questo è ciò che Dio ha scritto”. Mio padre aveva il Corano come arma. Ha detto: “Non preoccuparti e non ascoltarli”. Dopo hanno agganciato. Ho cercato di richiamare molte volte ma il telefono era spento.

Il giorno dopo ho continuato a provare; Abees ha risposto e stava imprecando. Ha detto di smettere di chiamare e che avevano ucciso i miei genitori. Successivamente abbiamo visto un video su YouTube che mostrava i loro corpi. Non abbiamo avuto indietro i corpi nonostante i molti appelli. Li hanno presi perché volevano soldi. Io appoggio il governo, ma questo è un crimine settario e ha a che vedere con i soldi. Mio padre non ha niente a che fare con il governo”.

*Torture*

Human Rights Watch ha esaminato almeno 25 video su YouTube in cui le forze di sicurezza siriane o i loro presunti sostenitori confessano crimini in circostanze in cui è evidente che le dichiarazioni sono state effettuate sotto coercizione. Almeno 18 di questi video mostrano prigionieri picchiati, sanguinanti o con altri segni di abusi fisici. Human Rights Watch non può confermare in modo indipendente l’autenticità di tali video.

In un video, a tre persone descritte dal testo come shabeeha vengono chiesti i nomi, la provenienza, la religione e cosa facevano a Tal Kalakh. Sono mostrate in ginocchio durante l’interrogatorio, con le mani legate. Il volto di una è chiaramente ferito. Tutte si identificano come Shia, di Rabwie, Homs, e “confessano” di avere ucciso contestatori pacifici.

In un altro video con l’emblema del battaglione Khaled Bin Al Walid dell’FSA, una persona senza nome descritta dal testo come membro di shabeeha viene interrogata. È legata e con il volto ferito. Alla fine del video, smentisce una testimonianza contro di lui e l’uomo che lo interroga lo chiama bugiardo, dice al cameraman di smettere di riprendere e ordina a qualcuno non inquadrato di portargli la “macchina dell’elettricità”.

*Esecuzioni*

Altre riprese video esaminate da Human Rights Watch e informazioni ricevute in interviste indicano che membri dei gruppi di opposizione armata hanno giustiziato persone in loro custodia sospettate di crimini contro l’opposizione.

Un video, pubblicato su YouTube il 5 febbraio, mostra un uomo appeso a un albero per il collo davanti a numerosi combattenti armati. I commenti indicano che si tratta di un combattente della shabeeha catturato e giustiziato dal battaglione Kafr Takharim dell’FSA il 22 gennaio. In un secondo video, che sembra essere stato pubblicato dal battaglione Al-Farouq dell’FSA su YouTube, una persona identificata come membro dell’Air Force Intelligence con base a Homs viene interrogata e confessa di avere sparato ai manifestanti. Il volto del detenuto è molto ammaccato, tagliato e ferito, e sembra disorientato. Le dichiarazioni scritte che accompagnano il video dichiarano che è stato ripreso prima dell’esecuzione, e la persona che lo interroga nel video, tra imprecazioni, gli chiede quale sia la sua ultima richiesta prima di morire.

Il coordinatore stampa del battaglione Al-Farouq ha parlato a Human Rights Watch dell’esecuzione di un altro membro dell’Air Force Intelligence.

“La morte del membro dell’Air Force Intelligence è stata un atto di vendetta perché il settore è responsabile di terribili uccisioni a Homs”, ha dichiarato il coordinatore stampa.