L’istruzione non è un costo

26.09.2011 - Paris - Mariano Quiroga

Benché il presidente cileno Sebastian Piñera abbia elogiato, alle
Nazioni Unite, la lotta degli studenti definendola giusta, nobile e bella, il suo governo si è caratterizzato
finora con la repressione nei confronti dei giovani e un atteggiamento arrogante nei confronti delle
loro proteste, che si sono andate estendendo a tutto il territorio cileno.

Piñera, nella sua cecità politica, insiste nel dire che la richiesta di istruzione gratuita per tutti è
un’utopia che non tiene conto della realtà, quando tutto il popolo cileno sa bene che dall’altra parte
delle Ande, senza andar tanto lontano, è un fatto compiuto e un diritto umano universale rispettato.

Quello che è successo in Spagna porta un segno diverso, ma sebbene in linea di principio si tratti di
una manifestazione locale (la comunità di Madrid), tuttavia gli slogan si legano perfettamente con le
proteste dei lavoratori della sanità, che da mesi sventolano i loro striscioni indignati.

I tagli frutto dei piani d’austerità non possono lasciare indifferenti né le vittime dirette né tanto
meno le vittime potenziali, l’insieme della società spagnola comincia a solidarizzare con le
associazioni e vuole risposte urgenti di fronte a un abuso di potere che può lasciare milioni di
spagnoli sotto la soglia della povertà.

**E in Francia come va?**

Fa scalpore il calendario prodotto dall’associazione “professori in mutande”, nel quale
insegnanti appaiono nudi davanti alle lavagne delle loro aule o nelle palestre per sottolineare
l’esproprio che sta subendo l’istruzione pubblica in Francia.

Non solo criticano i tagli alla spesa ma anche lo svuotamento di
contenuti; viene infatti visto come menomato l’indirizzo umanista che, sin dai tempi dei greci,
governa e da il nome alla “scuola”.

Il ministro dell’Istruzione, Luc Chatel, ha criticato questa associazione sostenendo che offende
l’istituzione educativa. “Io ho troppa stima per la classe insegnante, per quel che rappresenta nel
nostro paese e per la repubblica, per accettare questa denigrazione” ha dichiarato. Pur chiarendo che
non ci saranno sanzioni contro gli insegnanti, si è detto offeso, aggiungendo che “può accettare le
critiche alla sua gestione, ma non questo attentato alla figura dell’insegnante”.

Certo il Ministro si è ben guardato dal parlare delle politiche di successo educativo che obbligano i direttori a far pressione per raggiungere gli obbiettivi e tagliare il materiale umano necesario a portare avanti i piani educativi, peraltro molto discussi.

L’associazione accusa il ministro di aver soppresso 80.000 posti di insegnanti titolari in 5 anni, e di
obbligar ad avere 30 alunni ainsegnante , il taglio delle borse di studio, favorendo
così la diseguaglianza nel diritto allo studio.

Ancora in Francia non sono migliaia di persone a protestare ma le politiche sono le stesse che caratterizzano tutti i governi della zona euro.

Categorie: Europa, Internazionale, Questioni internazionali

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