10 anni di terrore

11.09.2011 - Paris - Mariano Quiroga

E’ la vertigine pazzesca della saturazione mediatica. Non importa la veridicità della notizia ma il numero di volte che è letta, vista o ascoltata. Ciò che conta è l’impatto che ha nella cittadinanza.

L’impotenza di fronte a questo assedio dell’informazione produce sensi comuni, modi di vedere il mondo, comprenderlo e valutarlo. E’ in questo campo più empirico che la manipolazione si fa sinistra.
Naomi Klein sviluppa la sua teoria della Dottrina dello Shock, misurando l’entità di questo fenomeno. La Klein sostiene che in uno stato di shock, le vittime sono preparate ad accettare l’inaccettabile, a cedere, a lasciarsi influenzare dalle false chimere di leader mediocri. Il potere dei media nel causare shock è sempre maggiore, fondamentalmente per il lungo processo di monopolizzazione della soggettività globale.

Eduardo Galeano ha sviluppato lo stesso concetto. Il carcere di Guantánamo, ad esempio, era molto efficiente nella sua funzione che non era quella di imprigionare terroristi ma di seminare terrore. Chiunque, anche se innocente, poteva morire a Guantánamo. Così gli Stati Uniti inviavano un messaggio sconvolgente a tutti gli attivisti del mondo, a chiunque volesse opporsi alla loro azione bellica.

La così detta Guerra contro il terrore nascondeva un’utilità economica. Decine di aziende nordamericane hanno lucrato e beneficiato enormemente della guerra in se stessa ma anche delle usurpazioni delle risorse naturali che hanno seguito i conflitti e sostituendosi ai governi per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte delle nazioni vittime degli attacchi.

Ma per George Bush questa guerra, oltre ad essere un mandato divino, era una soluzione per la recessione economica che vivevano gli Stati Uniti. Era convinto che solamente la guerra potesse generare ricchezza e progresso, come mostra il film di Oliver Stone, South of the Border, A sud della Frontiera.

Il 10 Settembre 2011 Dondald Rumsfeld dichiarò guerra a ciò che definiva “la burocrazia del Pentagono” che non lasciava libertà al governo di sviluppare i propri piani espansionistici. Il giorno seguente il Pentagono fu attaccato da quello che le fonti ufficiali riferirono essere un aereo, anche se ciò contraddice le versioni dei testimoni che assicurano di non aver trovato nessun resto della fusoliera, né segni delle ali nello schianto dell’oggetto contro l’edificio.

Quella stessa mattina, le torri gemelle, due dei sette edifici del World Trade Center, crollavano tra centinaia di esplosioni, ciascuna dopo aver sopportato l’impatto di un aereo. L’incognita sul crollo di un terzo edificio del WTC è ancora un mistero, dato che la versione ufficiale dell’incendio non è di fatto sostenibile.

La manipolazione dei mezzi di informazione è tremenda, sia nel caso che si creino vittime individuali, come comprovato analizzando i metodi utilizzati per trattare le informazioni circa il caso dell’imputazione per aggressione sessuale a Dominique Strauss-Khan, o che si vada creando il terreno per un intervento militare sanguinoso, come già visto nel caso della Libia o della Costa d’Avorio.

Un altro utilizzo che si fa della macchina mediatica è la criminalizzazione della protesta sociale o l’invisibilità forzata di alcuni individui, gruppi etnici o strati sociali. I poveri fanno notizia solamente quando la delinquenza entra in scena oppure per lavare le colpe della coscienza filistea, magari strappandosi le vesti per le vittime innocenti dei massacri, della fame, dei disastri naturali.

L’80% delle informazioni proviene da un pugno di agenzie che dettano l’agenda globale e legittimano o declassificano ciò che può o non può essere definito reale. Questo monopolio non crea persone più libere ma, al contrario, una società dipendente, timorosa e facilmente ingannabile.

Nel caso del 11 settembre di 10 anni fa, forse siamo andati troppo oltre con le bugie e la manipolazione che hanno provocato una reazione a catena di sospetti e controinformazione. L’egemonia mediatica e la pressione dittatoriale del sistema si fanno sempre più insostenibili, senza più equilibrio, senza vergogna. Le giustificazioni iniziano ad essere dissonanti e le rivolte gente diventano incontrollate e irreversibili. La gente è stufa di paura e menzogne.

Tradotto da Eleonora Albini

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Questioni internazionali

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