Chiamiamola con il suo nome: pirateria di Stato. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, la Marina militare israeliana ha intercettato oltre venti imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla, cariche di cibo e medicinali diretti a Gaza a oltre 960 chilometri da Gaza, in acque internazionali al largo di Creta, quindi fuori da qualsiasi giurisdizione territoriale israeliana e in vicinanza del territorio europeo. Un atto che non ha alcun fondamento nel diritto internazionale e che configura, senza giri di parole, una violazione gravissima della sovranità dei mari_
Il diritto internazionale non è un optional
La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), firmata e ratificata da quasi tutti gli Stati del mondo, stabilisce con chiarezza che le acque internazionali sono res communis omnium: nessuno Stato può esercitarvi giurisdizione su navi battenti bandiera di un altro Stato, salvo le ipotesi tassativamente previste: pirateria, tratta di esseri umani, traffico di stupefacenti.
Le barche erano a 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma di competenza greca, e alcuni degli attivisti erano a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana. Ciò significa, come ha precisato la delegazione italiana della Flotilla, che prelevare quei passeggeri equivale, agli occhi del diritto del mare, ad averli sottratti illegalmente da una porzione di territorio italiano.
Israele, che non ha mai ratificato l’UNCLOS, non può invocare il proprio blocco navale su Gaza come legittimazione dell’azione: un blocco applicato a 960 chilometri di distanza, su imbarcazioni di Paesi terzi, in acque che non gli appartengono, è un non sequitur giuridico di proporzioni abissali.
Ostaggi, non terroristi
Thiago Ávila, brasiliano, è stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte: i lividi sono visibili sul volto, compresa l’area intorno all’occhio sinistro. Saif Abukeshek, spagnolo di origini palestinesi, nato in un campo profughi della Cisgiordania, è stato bendato e con le mani legate, costretto a rimanere a faccia in giù per tutte le ore di navigazione da Creta a Israele. I loro avvocati dell’ONG Adalah hanno denunciato gravi abusi fisici assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare.
Il tribunale di primo grado di Ashkelon ha esteso la loro detenzione al centro di Shikma, dove si trovano in isolamento, senza che siano state ancora presentate accuse formali contro nessuno dei due attivisti. Due persone detenute senza capo d’imputazione, in isolamento, dopo essere state sequestrate in acque internazionali. Nel vocabolario del diritto, questa si chiama detenzione arbitraria, e costituisce una violazione dell’articolo 9 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché dell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio, e il gruppo legale della Global Sumud Flotilla ha depositato un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano per non aver protetto i propri cittadini e le proprie bandiere. L’inerzia del governo italiano diventa così essa stessa oggetto di un procedimento internazionale.
Il governo italiano: una complicità silenziosa
Di fronte a tutto questo, 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 o peggio. Laddove la Grecia, Stato membro UE che ha visto i propri mari violare, ha pubblicamente fatto appello alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale, chiedendo a Israele di ritirare le sue navi dall’area, l’Italia ha lasciato che due persone prelevate da imbarcazioni sotto la propria bandiera marcissero in un carcere straniero.
E poi è arrivato Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato, lo stesso che tiene un busto di Mussolini in casa e che ha definito l’eccidio nazista di via Rasella una “pagina non nobile della Resistenza”, ha liquidato la vicenda come “propaganda a scarso rischio e alto ritorno mediatico”, aggiungendo che “essere fermati è il massimo a cui possono aspirare” e che se gli attivisti avessero “la fortuna di essere fermati gridano poi alla tortura”. Le torture, però, non sono slogan: sono i lividi documentati dai medici, sono i corpi portati in ospedale, sono le dichiarazioni sotto giuramento degli avvocati di Adalah.
Che il presidente di un’assemblea parlamentare repubblicana derida le vittime di violenze fisiche accertate, mentre sono ancora in isolamento in un carcere straniero, è un fatto di una gravità istituzionale senza precedenti. 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐬𝐮𝐥𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐮𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥’𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐨𝐢 𝐧𝐞 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐨𝐟𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚. 𝐄’ 𝐚𝐥𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.
Il diritto non può tacere
Due persone sono prigioniere oggi, 5 maggio 2026, nel carcere di Shikma. Sono lì perché hanno cercato di portare aiuti umanitari a una popolazione sotto assedio. Sono lì dopo essere state sequestrate in acque internazionali, picchiate, bendate, incatenate in aula. Il governo italiano non ha mosso un dito. La seconda carica dello Stato le ha derise.
𝑳𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒈𝒊𝒖𝒓𝒊𝒅𝒊𝒄𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆, 𝒍𝒂 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒆𝒕𝒂̀ 𝒄𝒊𝒗𝒊𝒍𝒆, 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒓𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝑵𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝑼𝒏𝒊𝒕𝒆 𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒉𝒂 𝒊𝒍 𝒅𝒐𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒍𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒗𝒐𝒄𝒆. 𝑵𝒐𝒏 𝒇𝒂𝒓𝒍𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒏𝒆𝒖𝒕𝒓𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀: 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒊𝒕𝒂̀.𝐓𝐇𝐈𝐀𝐆𝐎 𝐀́𝐕𝐈𝐋𝐀 𝐄 𝐒𝐀𝐈𝐅 𝐀𝐁𝐔𝐊𝐄𝐒𝐇𝐄𝐊 𝐃𝐄𝐕𝐎𝐍𝐎 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀𝐓𝐈 𝐈𝐌𝐌𝐄𝐃𝐈𝐀𝐓𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄. 𝐈𝐋 𝐑𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐄̀ 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀, 𝐄 𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐂𝐀.











