Domenica 26 aprile 2026 si sarebbe dovuta svolgere a Gioia del Colle (BA) la tradizionale e consueta corsa annuale “Corri con Gioia”, giunta ormai alla dodicesima edizione, con una novità non di poco conto, cioè con un tratto di 7 km all’interno del perimetro della base aerea del 36° stormo, ubicata nel territorio comunale di Gioia, distante un chilometro dal perimetro della città.
La corsa podistica era stata organizzata da Gioia Running, un’associazione dilettantistica locale, la quale aveva lanciato l’iniziativa circa un mese prima dello svolgimento con un raccapricciante messaggio promozionale in cui veniva fatto un accostamento non molto gradito dalla cittadinanza tra la potenza e la precisione degli aerei militari Eurofighter Typhoon, veri e propri strumenti di morte e le prestazioni sportive degli atleti e delle atlete.
La cosa non è sfuggita al Comitato Cittadino per la Pace di Gioia del Colle, il quale si è mobilitato insieme alla società civile e ad altre associazioni locali, tra cui tutta la rete regionale dei Comitati per la Pace, DisarmataTerra, Emergency, Movimento nonviolento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per sollevare dubbi e perplessità circa l’opportunità in questo momento storico, caratterizzato da guerre e genocidi in corso, di organizzare un evento sportivo cittadino all’interno di una base militare e fuori dal centro cittadino, impedendo alla popolazione di fruire di un momento di convivialità nell’agorà cittadina, come nelle edizioni precedenti.
La mobilitazione della società civile ha coinvolto e interpellato in primo luogo il Ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante dell’aeroporto, ai quali il Comitato ha inviato una lettera per chiedere delucidazioni in merito alle questioni legate soprattutto alla sicurezza, considerato l’ingresso di migliaia di persone all’interno della base militare. In un secondo momento, il Comitato ha contattato anche l’associazione podistica organizzatrice e il Comune di Gioia del Colle che, comunque, aveva dato il patrocinio economico e culturale all’iniziativa, ma a tutte queste sollecitazioni il Comitato non ha ricevuto alcuna risposta dalle istituzioni.
Tuttavia, a meno di una settimana dallo svolgimento della “Corri con Gioia” la militarizzazione della gara podistica è stata bloccata per la parte relativa all’ingresso nella base militare da parte della Prefettura, che ha predisposto il divieto di accesso nella zona militarizzata… proprio per questioni di sicurezza!
Questo episodio testimonia in maniera incontrovertibile che la militarizzazione dei territori si può arrestare, che non tutto ciò che viene organizzato, per il solo fatto che venga autorizzato dalle istituzioni necessariamente rispetti la sicurezza e i principi costituzionali e soddisfi il benessere della cittadinanza.
È evidente che quando la società civile si mobilita e mette in discussione le modalità di svolgimento delle iniziative militaristiche ci si rende conto che la sicurezza dei cittadini e delle cittadine è il bene primario da soddisfare.
Ecco perché è importante continuare a sensibilizzare contro la militarizzazione delle scuole e delle università, giacché finalmente qualcuno si rende conto che, di fatto, far entrare nelle caserme tante persone, così come condurre i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse nelle basi militari, come accade a Sigonella e in tante altre realtà italiane, per svolgere, ad esempio, la Formazione Scuola-Lavoro, rappresenta un serio problema. La propaganda delle forze armate in ambito scolastico, infatti, viola la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948; in particolare all’art. 26 si legge che l’istruzione «deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace».
Come società civile pacifista, antimilitarista e nonviolenta riteniamo che la vicenda di Gioia del Colle rappresenti una clamorosa sconfitta per i guerrafondai sul territorio pugliese. Da questo episodio bisogna imparare che l’attivazione della società civile, l’invito alla mobilitazione e allo studio dei dettami costituzionali della convivenza civile, nonché la messa in discussione dello status quo può sortire effetti positivi per il benessere della popolazione e per respingere la militarizzazione dei nostri territori.
Pagina Facebook del Comitato Cittadino per la pace











