Oggi Recommon non potrà intervenire in qualità di “azionista critico” all’assemblea degli azionisti di Snam. La società, infatti, dopo aver tenuto le assemblee a porte aperte durante gli ultimi due anni, ha deciso di limitare la partecipazione diretta degli azionisti, seguendo l’esempio delle altre grandi multinazionali e banche italiane. In questo modo, denuncia ReCommon, si riducono gli spazi di confronto pubblico su decisioni strategiche di queste grande aziende che sono spesso anche partecipate dallo Stato, come Snam. 
 
Nonostante queste limitazioni, ReCommon ha sottoposto a Snam una serie di domande scritte relative al piano di metanizzazione della Sardegna, un progetto che punta a introdurre il gas nell’isola con decenni di ritardo, in un contesto storico in cui la priorità dovrebbe essere ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e accelerare la transizione energetica. Il piano di metanizzazione della Sardegna partirebbe con una prima fase incentrata con la presenza di una nave rigassificatrice FSRU nel porto di Oristano e la realizzazione di una dorsale di gasdotti per portare il gas fino al Sulcis e Cagliari. La seconda fase prevede un’altra FSRU a Porto Torres, legata però alla possibile conversione a gas della centrale di Fiume Santo di Ep Produzione (filiale della società ceca EPH), oggi ancora a carbone. Il gas in forma liquida arriverebbe in Sardegna attraverso le cosiddette “virtual pipeline”, cioè navi spola che trasporterebbero il gnl dai rigassificatori dell’Italia continentale, principalmente dal terminale OLT a Livorno, per il quale Snam prevede anche un ampliamento. 
 
Le perplessità di ReCommon riguardano, in particolare, nella Fase 1 del progetto il fatto che oltre il 50% della domanda prevista di gas risulta legata a un unico soggetto industriale, Eurallumina. Snam afferma che il progetto della dorsale sud resta economicamente sostenibile anche senza il contributo della domanda di Eurallumina. Questa la risposta fornita dalla società: “Sono state effettuate delle analisi di sensitività sulla potenziale variazione della domanda attesa, che confermano come i benefici della metanizzazione siano comunque superiori ai costi nel periodo considerato, anche in presenza di una domanda significativamente inferiore”.

Questa affermazione rappresenta un elemento di forte vulnerabilità, anche perché Eurallumina non è oggi un consumatore industriale attivo. Lo stabilimento è in forte crisi e non produce più dal 2009. Nel piano decennale di Snam ed Enura, Eurallumina viene comunque considerata come principale driver della domanda futura di gas in Sardegna. ReCommon crede sia rischioso legare la realizzazione di un ampio progetto infrastrutturale a un impianto che non è operativo da oltre dieci anni e la cui riattivazione resta incerta e costosa. L’associazione solleva dubbi sulla solidità degli scenari delineati da Snam, specialmente in assenza dell’eventuale impiego del gas da parte di Eurallumina.
 
Sempre in merito al progetto di metanizzazione della Sardegna, permangono poi forti criticità legate all’assenza di un’analisi costi-benefici recente, indipendente e trasparente. Le analisi finora richiamate da Snam risultano infatti basate su studi antecedenti alle profonde trasformazioni del contesto energetico mondiale e italiano, determinate dalla crisi del 2021-2022 e da quella attuale, che hanno provocato un’estrema volatilità dei prezzi e delle forniture di gas. In questo contesto, la Sardegna potrebbe rappresentare un caso emblematico di transizione diretta dal carbone a un sistema energetico maggiormente elettrificato e autosufficiente, senza un passaggio strutturale al gas, opzione che ad oggi non sembra nemmeno essere stata valutata. Nelle risposte che Snam ha fornito a ReCommon su questo tema, la società fa sempre riferimento a un’analisi costi-benefici aggiornata nell’ambito del Piano Unico di Sviluppo 2025–2034, precisando che si tratta di una revisione interna elaborata dagli stessi soggetti promotori dell’infrastruttura e non di una nuova valutazione indipendente esterna.
 
Un altro elemento di incertezza che rimane è sulla coerenza tra il progetto di Snam, le infrastrutture previste tra fase 1 e fase 2 della metanizzazione e l’effettiva domanda di gas dell’isola, anche considerando la mancanza di dati pubblici dettagliati e indipendenti su domanda attesa, scenari di consumi e il livello di utilizzo delle infrastrutture previste nel medio e lungo periodo.
 
«Il piano di Snam allarga alla Sardegna la dipendenza dal gas, e in particolare dal gas naturale liquefatto importato, di cui soffre il sistema economico italiano, e chiude gli spazi per costruire  un sistema energetico realmente sostenibile. Questo carica sulle spalle delle generazioni future dei costi che né Snam, né il  governo vogliono stimare, e che si aggiungono ai gravi danni alla salute  delle persone e all’ambiente generati dal carbone» ha affermato Paola Matova di ReCommon.