Quando si discute di ricchezza e tassazione nel dibattito teorico a sinistra pare esserci un deserto. A ben vedere invece c’è una palude, dove alligatori e serpenti convivono al riparo di una fiscalità di scopo, che sbandierando nobili fini di valorizzazione e sviluppo, magari ecosostenibile e di coesione sociale, ha coperto la spoliazione di beni comuni e un flusso migratorio interno su cui poco o niente si è detto.
A ideale continuazione dei miei appunti sulle operazioni (speculazioni) immobiliari nel centro storico ricordo “quanto” poco sia effettivamente arrivato nelle tasche dei residenti storici di Palermo egli ultimi 30 anni.
Sebbene esistessero regolamenti e bandi, la percezione (spesso supportata dai dati) è che la maggior parte delle risorse sia stata intercettata da grandi investitori, gli unici di fatto oggi rimasti sul mercato. A loro la fiscalità e i politici hanno dato più che un aiutino.
Ecco come sono stati distribuiti i fondi “diretti” ai privati negli anni:
1. I Bandi Comunali (Legge 25/93 e successive)
Il Comune di Palermo ha gestito diversi bandi per la concessione di contributi a fondo perduto destinati al recupero edilizio:
• Priorità ai residenti: I bandi (come il V bando del 2001 e riaperture successive) prevedevano una “priorità assoluta” per le unità edilizie degradate la cui proprietà apparteneva per almeno il 60% a cittadini residenti nel centro storico da almeno sei mesi.
• Entità del contributo: Solitamente copriva una parte delle spese tecniche (5%) e dell’IVA sui lavori (10%), oltre a una quota del costo di costruzione. Tuttavia, molti residenti hanno avuto difficoltà ad accedere a causa della complessità delle domande e della necessità di anticipare ingenti somme o di ottenere mutui che le banche faticavano a concedere su immobili fatiscenti.
2. Contributi Regionali e Mutui Agevolati
La Regione Siciliana ha messo a disposizione fondi (es. ex art. 33 L.R. 6/09) per mutui che potevano coprire fino al 100% del costo degli interventi di restauro:
• Il paradosso: Questi fondi erano teoricamente per tutti, ma i requisiti soggettivi stringenti e la necessità di presentare progetti già approvati hanno favorito chi aveva già capitali o immobili in buone condizioni statiche.
• L’impatto reale: Per molti residenti storici a basso reddito, questi aiuti sono rimasti “sulla carta” perché non avevano la capacità finanziaria per avviare l’iter burocratico-tecnico richiesto.
3. Bonus Facciate e Superbonus (2020-2024)
Negli anni più recenti, i residenti hanno beneficiato delle misure nazionali:
• Il Bonus Facciate (90%) è stato molto usato in centro storico (Zona A), permettendo a molti condomini di residenti di rifare i prospetti.
• Tuttavia, con lo stop alla cessione del credito, i residenti con “capienza fiscale” ridotta (ovvero chi paga poche tasse perché ha redditi bassi) sono rimasti esclusi, lasciando spazio solo a chi poteva permettersi di detrarre le spese in 10 anni.
Dove sono finiti i soldi?
• Gentrificazione: Gli aiuti hanno spesso favorito chi comprava per trasformare in B&B o case vacanze, piuttosto che chi voleva continuare a vivere lì.
• Svendite: Molti residenti, non riuscendo a ottenere gli aiuti o i permessi per ristrutturare, sono stati costretti a vendere a prezzi bassi a società immobiliari, che poi hanno ristrutturato sfruttando quegli stessi incentivi.
In sintesi
Ai residenti “storici” è arrivata una quota significativa di agevolazioni fiscali (detrazioni), ma una quota molto ridotta di liquidità diretta (contributi a fondo perduto), a causa di graduatorie lentissime e requisiti d’accesso pensati più per chi ha già solidità economica che per chi vive in condizioni di disagio abitativo.