Riportiamo di seguito l’ultimo messaggio di Nancy Hamad, la studentessa di Gaza di cui abbiamo più volte narrato le vicende.
Caro Stefano,
io e la mia famiglia ci troviamo ancora nella parte centro-meridionale della Striscia di Gaza, a Deir al-Balah. Attendo con impazienza di poter tornare nella mia città, Beit Hanoun (sarebbero solo 25 km, ma anche Google Maps, alle ore 00:00, cioè verosimilmente in assenza di traffico, riporta quasi un’ora di percorrenza in macchina. n.d.r.).
La mia vita quotidiana qui a Gaza è diventata sempre più difficile. Sono emersi nuovi problemi e malattie, causati da ratti, insetti e rettili che trasmettono malattie della pelle, eruzioni e altri disturbi cutanei. Non ci sono medicine per curare queste malattie, né per combattere ratti e insetti. Le tende sono logore perché le usiamo ormai da troppi anni e non sono progettate per queste durate. La nostra vita quotidiana è afflitta da problemi di cui non conoscevamo l’esistenza. Il gas da cucina è difficile da trovare e la legna da ardere è estremamente costosa: un chilo costa più di 3 dollari. Abbiamo fatto ricorso addirittura ai nostri vecchi vestiti per riuscire ad alimentare il fuoco per tutte le nostre esigenze.
Non saprei spiegare altro: in estrema sintesi, la vita a Gaza è incredibilmente difficile e allo stesso tempo non sappiamo di preciso da dove provengano i nostri problemi. Per quanto mi riguarda, mi ritrovo spesso a fare domanda per qualunque lavoro, ma non vengo mai accettata. Il motivo è che ogni lavoro richiede conoscenze specifiche. Speravo di finire gli studi e trovare un lavoro per aiutare la mia famiglia, ma oggi è tutto vano.
Io, Nancy, ho perso ogni passione per la vita…











