Whistleblowing è un termine inglese che tradotto letteralmente significa “soffiare nel fischietto”, richiamando l’azione dell’arbitro che fischia per sanzionare un fallo di gioco e sta ad indicare l’azione di chi, all’interno di un’organizzazione pubblica o privata e avendo garantito una tutela di riservatezza e di salvaguardia contro ogni forma di ritorsione, segnala fatti illeciti compiuti da altri funzionari.

Da alcuni anni anche in Italia esiste una forma di tutela per chi denuncia condotte illecite all’interno delle pubbliche amministrazioni riferendone agli organi giudiziari, all’ANAC o anche al proprio superiore gerarchico: è stata introdotta dalla legge 6 novembre 2012, n. 90 Legge anticorruzione nella P.A. (cosiddetta legge Severino) e con il più recente decreto legislativo 24/2023 è stato introdotto l’obbligo di introdurre sistemi di whistleblowing adeguati alle direttive europee in materia.

La Giunta della Regione Siciliana, presieduta dal forzista Renato Schifani, ha emanato da circa due anni e mezzo le linee di indirizzo politico (delibera 353/2023) per dotare anche gli uffici regionali di una piattaforma funzionale a questo genere di segnalazioni interne: il sistema è funzionante in rete da circa un anno, come ha sottolineato lo stesso Presidente della Regione in un video pubblicato l’1 aprile scorso nel quale invitava i dipendenti a fare il proprio dovere “in difesa della Sicilia”, spingendosi fino a lanciare un accorato appello rivolto a tutti i cittadini affinché contribuiscano a contrastare il malaffare nella pubblica amministrazione.

Fin qui tutto normale, se solo ci trovassimo in un Paese normale e se il richiamo al senso civico fosse preceduto da una piena assunzione di responsabilità da parte di chi governa rispetto alle condotte illecite dei propri stessi sodali di coalizione nonché dei dirigenti e funzionari che ne sono parimenti responsabili.

Le inchieste giudiziarie che dall’inizio della legislatura hanno coinvolto esponenti autorevoli della maggioranza in Sicilia, sia a livello di governo che di rappresentanza parlamentare, raccontano un’altra storia: ci parlano della diffusione di un fenomeno criminale di portata tale da mortificare “gli sforzi di quanti adempiono invece con regolarità agli obblighi imposti dalla legge”, come ha scritto il giudice per le indagini preliminari sul recente caso di corruzione all’assessorato Infrastrutture che ha visto coinvolto un funzionario regionale e un imprenditore già condannato per mafia.

E a questo proposito viene spontanea una domanda: come si fa a lanciare appelli per richiamare al senso civico i cittadini ed i propri dipendenti quando poi proprio quei funzionari che sono oggetto di inchieste non solo non vengono rimossi dai propri incarichi, ma addirittura vengono persino trattenuti in servizio nonostante i raggiunti limiti di età non si sa bene sulla base di quali meriti acquisiti? E che dire di assessori e deputati che ancora continuano tranquillamente a svolgere il proprio ruolo e che, forse, solo a causa della sconfitta al referendum costituzionale corrono il rischio di vedersi sfilare la poltrona da sotto?

Tonino Frisina, per decenni operatore e sindacalista in ambito sanitario, ha avuto parole forti nei confronti di questa iniziativa mediatica di Schifani: sul sito del movimento civico NOI CHE ha parlato di “un’offesa per tutti quei siciliani che vivono onestamente ogni giorno, tutti i giorni, nonostante il cattivo esempio che proviene dal governo, travolto dagli scandali, che lei presiede. Gli appelli producono effetti positivi quando provengono da persone autorevoli e affidabili e questo appello non sembra che abbia questi requisiti”. E cita la vicenda della professoressa Maria Cristina Gallo, morta dopo aver denunciato i ritardi nella consegna degli esami istologici da parte dell’ASP di Trapani e per cui a pagare fu solo il responsabile dell’Azienda Provinciale senza che nessuno dei responsabili ai più alti livelli in ambito regionale venisse toccato.

Sempre sul video, la ex parlamentare M5S Martina Ardizzone in un reel pubblicato su Instagram arriva a parlare di pesce d’aprile, sostenendo che chi ha suggerito a Schifani di farlo “deve aver sbattuto la testa” mentre avrebbe fatto bene a suggerire al Presidente della Regione, prima di pubblicarlo, di dimostrare lo stesso coraggio che chiede ai suoi dipendenti e ai cittadini facendo dimettere gli assessori sotto inchieste giudiziarie.

Siamo di fronte all’ennesimo autogol da parte del governo regionale, anzi, per restare in tema, di fronte a un fallo da espulsione e questa volta il cartellino rosso è proprio per Schifani!