9 aprile 1948: Massacro di Deir Yassin, probabilmente «l’episodio più importante dell’Operazione Nahshon» (Benny Morris, Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Rizzoli, 2001).
All’interno del Piano Dalet, il piano sionista di pulizia etnica della Palestina, l’Operazione Nahshon mira a rompere l’assedio di Gerusalemme. Intorno all’antica città palestinese, infatti, sono presenti milizie irregolari palestinesi locali e volontari dell’Esercito Arabo di Liberazione, Jaysh al-Inqadh al-Arabi, che minacciano la circolazione dei rifornimenti agli avamposti ebraici in un territorio a forte presenza palestinese.
Su ordine del futuro primo ministro israeliano Menachem Begin, l’organizzazione paramilitare Irgun, attacca il villaggio palestinese di Deir Yassin uccidendo tantissime persone. I primi resoconti parleranno di almeno 250 persone assassinate dai sionisti. Scrive ancora lo storico israeliano Benny Morris: «Nel 1948, soldati che avevano partecipato all’attacco, osservatori e giornalisti scrissero che almeno 254 abitanti del villaggio erano stati uccisi quel giorno. Quasi tutti avevano interesse a sottolineare la gravità delle perdite civili arabe: la Haganah per screditare l’Irgun e l’LHI [Banda Stern], gli arabi [cioè i palestinesi] e i britannici a scopo di propaganda antisionista, e l’Irgun e l’LHI per terrorizzare gli arabi palestinesi e spingerli a lasciare il paese. Tuttavia recenti studi storici arabi ed ebraici corroborati da interviste suggeriscono che le vittime furono probabilmente da 100 a 110» (B. Morris, Vittime, cit.).Siamo nel periodo tra l’adozione della Risoluzione 181 da parte dell’ONU, 29 novembre 1947, e la proclamazione della nascita dello Stato di Israele, 14 maggio 1948.
Per comprendere meglio quel periodo storico, riporto un brano del professor Lorenzo Kamel, docente anche di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino.
«L’Onu, succeduta alla Società delle Nazioni, venne fondata in data 26 giugno 1945. Appena due anni dopo, in una fase storica in cui l’India si avvicinava all’indipendenza [dal Regno Unito] e la Guerra fredda era agli albori, le autorità britanniche si vedevano costrette a mantenere in Palestina circa 100.000 soldati. Erano sovente presi di mira da gruppi paramilitari sionisti come l’Irgun, guidato da Menachem Begin (1913-1992), e la Banda Stern, capeggiata da Yitzhak Shamir (1915-2012). I vertici di tali gruppi consideravano il terrorismo come una forma di lotta legittima: erano infatti persuasi che “il tempo in cui si potevano impunemente perseguitare gli ebrei è finito; abbiamo imparato la lezione della storia e risponderemo alla forza con la forza, al terrore con il terrore”» (Lorenzo Kamel, Israele-Palestina in trentasei risposte, Einaudi, 2025).
Coerente la contestualizzazione del massacro che fa lo storico israeliano Ilan Pappé. Dopo aver scritto del “Piano Dalet”, che costituisce il programma sionista per la pulizia etnica della Palestina, Pappé così descrive il tragico episodio del massacro di Deir Yassin:
«La natura sistematica del Piano Dalet fu evidente a Deir Yassin, un villaggio pastorale e amico che aveva sottoscritto un patto di non aggressione con l’Haganà a Gerusalemme, ma che fu condannato a essere distrutto perché si trovava all’interno dell’area destinata all’epurazione. A causa dell’accordo preventivamente firmato con il villaggio, l’Haganà, per liberarsi da qualsiasi responsabilità ufficiale, decise di inviare l’Irgun e le truppe della Banda Stern [Haganà, Irgun e Banda Stern sono formazioni paramilitari sioniste, espressamente terroristica la Banda Stern, che dopo la proclamazione dello Israele confluiranno nell’esercito del nuovo Stato.] Nelle successive epurazioni di villaggi “amici” faranno a meno anche di questo stratagemma.
Il 9 aprile 1948 forze ebraiche occuparono il villaggio di Deir Yassin situato su una collina a ovest di Gerusalemme, ottocento metri sul livello del mare e vicino all’insediamento ebraico di Givat Shaul. La vecchia scuola del villaggio funge oggi da ospedale psichiatrico per quel quartiere ebraico che si è sviluppato sull’area del villaggio distrutto.
Come irruppero nel villaggio, i soldati ebrei crivellarono le case con le mitragliatrici, uccidendo molti abitanti. Le persone ancora in vita furono radunate in un posto e ammazzate a sangue freddo, i loro corpi seviziati, mentre molte donne vennero violentate e poi uccise.
Fahim Zaydan, che all’epoca aveva dodici anni, così ricorda l’esecuzione della sua famiglia davanti ai suoi occhi:
“Ci portarono fuori uno dopo l’altro; spararono a un uomo anziano e quando una delle sue figlie si mise a piangere spararono anche a lei. Poi chiamarono mio fratello Muhammad e gli spararono davanti a noi, e quando mia madre gridò chinandosi su di lui, con in braccio la mia sorellina Hudra che stava ancora allattando, spararono anche a lei”.
Spararono anche allo stesso Zaydan, insieme a un gruppo di bambini allineati contro un muro che gli ebrei crivellarono di colpi “solo per divertimento” prima di andarsene. Fu fortunato a sopravvivere nonostante le ferite.
[…] Tra le persone massacrate a Deir Yassin vi erano trenta neonati» (Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina, Fazi Editore, 2008).
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Per avere qualche altro dettaglio dei crimini commessi dai sionisti a Deir Yassin, torno alle parole di Benny Morris: «Deir Yassin è ricordata assai meno in quanto operazione militare, che per le atrocità commesse dalle truppe dell’IZL [Irgun Zvai Leumi, Organizzazione Militare Nazionale] e dell’LHI [Lohamei Herut Israel, Combattenti per la libertà d’Israele, o Banda Stern dal nome del fondatore Avraham Stern] durante e subito dopo la battaglia: intere famiglie crivellate di colpi e frammenti di granate, e sepolte sotto le macerie delle loro case, uomini, donne e bambini falciati mentre fuggivano dalle abitazioni, prigionieri passati per le armi.
E dopo la battaglia gruppi di vecchi, donne e bambini trasportati su autocarri scoperti per le vie di Gerusalemme Ovest in una sorta di “trionfo” nello stile dell’antica Roma, prima di essere “scaricati” nella parte orientale (araba) della città» (B. Morris, Vittime, cit.). Diverse testimonianze dell’epoca raccontano anche di ragazze palestinesi violentate e poi uccise dai paramilitari dell’Irgun, e di altri esempi di «estrema spietatezza».
Il massacro di Deir Yassin segna l’inizio della Nakba. Su questa terribile strage pare che esistano almeno due documentari. Uno Deir Yassin Remembered, documentario del 2006. Realizzato da b.h. Yael, artista e regista canadese di origine israeliana, che esplora il massacro del 1948 e le sue ripercussioni sulla memoria collettiva. Include interviste a sopravvissuti palestinesi e analizza come il sito del villaggio sia stato riutilizzato, sollevando questioni etiche sulla commemorazione.
Un altro è Born in Deir Yassin, del 2017, diretto dalla regista israeliana Neta Shoshani. È ritenuto il lavoro più completo e scioccante uscito negli ultimi anni. Shoshani ha passato lungo tempo a combattere contro la censura militare israeliana per ottenere l’accesso alle foto d’archivio, che sono ancora secretate. Il film contiene testimonianze dirette e agghiaccianti degli ex membri dell’Irgun e del Lehi, o Banda Stern, che parteciparono all’attacco, oltre a mostrare come le case del villaggio facciano oggi parte dell’ospedale psichiatrico di Kfar Shaul.
Esistono diversi brevi video-documentari prodotti da emittenti come Al Jazeera, nella serie Al Nakba, che dedicano intere puntate o segmenti molto lunghi ed estremamente dettagliati ai sopravvissuti di quel giorno, spesso con ricostruzioni cartografiche del villaggio.
Non ho potuto consultare questi materiali audiovisivi, che non mi risulta siano stati doppiati o tradotti in italiano.
Yassin. Lorenzo Kamel ci informa che «418 villaggi palestinesi (531 se si conteggiano anche quelli beduini) vennero eliminati dalle carte geografiche. Molti di essi furono rasi al suolo, mentre una minoranza venne “ebraicizzata” nella popolazione e nei nomi. In non pochi casi questi ultimi riprendevano le denominazioni dei villaggi palestinesi preesistenti. Ad esempio, Bayt Dajan venne ribattezzato con il nome di Beit Dagan, il kibbutz Sasa fu costruito sulle ceneri del villaggio di Sa’ sa’, Amka’ sulla terra dell’insediamento di Amqa. In diversi casi il Jewish National Fund fece piantare delle foreste sui villaggi spopolati» (L. Kamel, Israele-Palestina in trentasei risposte, cit.).
I responsabili del massacro di Deir Yassin non sono mai stati indagati o incriminati in Israele. Addirittura, le milizia paramilitari coinvolte sono state sciolte per confluire nell’esercito di occupazione israeliano, l’IDF. Ben due comandanti di quei gruppi paramilitari stragisti, Menachem Begin dell’Irgun e Yitzhak Shamir della Banda Stern, diventeranno Primi Ministri: Menachem Begin dal 1977 al 1983, e Yitzhak Shamir dal 1983 al 1984 ed ancora dal 1986 al 1992.
Come si può notare da questo orribile e tragico episodio, l’infanticidio ed il massacro di persone disarmate non sono pratiche che l’esercito di occupazione israeliano abbia scoperto soltanto dopo il 7 ottobre 2023, ma risalgono addirittura alle formazioni paramilitari e terroristiche che hanno preceduto la nascita dello Stato di Israele nelle terre rubate ai palestinesi. Dopo il 7 ottobre 2023 abbiamo assistito ad una nuova accelerazione, ad un intensificarsi della pulizia etnica della Palestina, il cui inizio risale a tre quarti di secolo fa.











