A conclusione del mandato di direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, un incarico che da domani 1° aprile verrà temporaneamente svolto dal britannico Christian Saunders, Philippe Lazzarini ha dichiarato che la vita a Gaza è diventata «nient’altro che miseria».
Parlando da Ginevra, Philippe Lazzarini ha riferito che i palestinesi vivono ancora tra le macerie, aspettano ore per avere acqua potabile e lottano contro le malattie e ha condannato le violazioni mostruose del diritto internazionale e attacchi senza precedenti alle Nazioni Unite (da parte di Israele – NdR). Ha ricordato che quasi 400 membri del personale dell’UNRWA sono stati uccisi durante il conflitto e ha difeso il ruolo dell’agenzia a Gaza, affermando che nessun altro organismo delle Nazioni Unite o organizzazione non governativa poteva eguagliare la sua forza lavoro, la sua competenza e la fiducia della comunità nella fornitura di servizi educativi, sanitari e di soccorso.
L’UNRWA opera da decenni come principale agenzia internazionale che fornisce servizi sociali a milioni di palestinesi discendenti di coloro che fuggirono o furono cacciati dalle loro case durante la Nakba, l’occupazione della Palestina nel 1948. Israele vuole lo smantellamento dell’UNRWA perché ricorda il crimine all’origine della sua nascita e per sfuggire all’applicazione delle risoluzioni dell’Onu che impongono il ritorno e il risarcimento per i palestinesi cacciati dalla loro terra.
Nella stessa giornata il ministero della sanità palestinese ha annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza è salito a 72.280 morti e 172.014 feriti e fonti mediche hanno riferito che a Jabalia un palestinese è stato ucciso e diversi altri sono stati feriti quando le forze di occupazione israeliane hanno preso di mira un gruppo di civili. Inoltre ieri poco prima di mezzanotte in seguito a un bombardamento israeliano effettuato da un drone nella zona di Al-Faluja, a nord della Striscia di Gaza, tre persone sono state assassinate e numerose ferite.
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco.
In Cisgiordania le truppe militari di occupazione israeliane stanno rendendo la vita dei palestinesi un inferno. La cronaca dell’agenzia stampa palestinese Wafa ha riferito di numerose irruzioni armate in villaggi e città: sparatorie, occupazione di case, rastrellamenti di attivisti e, soprattutto, azioni di sostegno ai coloni ebrei nell’occupazione di terre per ampliare gli insediamenti coloniali. Ieri, lunedì 30 marzo, la più grave invasione è avvenuta a El-Mughir, vicino Ramallah, in sostegno ad un attacco dei coloni ebrei, che volevano occupare un terreno del villaggio, mentre le forze di occupazione israeliane hanno condotto vaste operazioni di demolizione nella Gerusalemme occupata, prendendo di mira case, muri e strade nella città di Silwan, adiacente alla moschea di Al-Aqsa, e hanno anche annunciato demolizione per altre abitazioni.
Contemporaneamente, ieri in tutta la Palestina e nella diaspora si celebrava Yom Al-Ard (Giornata della Terra), quast’anno alla 50esima ricorrenza del 30 marzo 1976, quando l’esercito israeliano inviò le truppe nei paesi di Sakhnin, Arraba e Deir Hanna, allo scopo di reprimere le manifestazioni spontanee che ebbero luogo a seguito della decisione delle autorità israeliane di espropriare vasti terreni agricoli alle comunità palestinesi, per presunti scopi militari che poi si sono palesati falsi. I terreni sono andati a rinforzare le colonie ebraiche in Galilea. Gli scontri ebbero un esito sanguinoso: sette palestinesi tra cui una donna rimasero uccisi.
Nella stessa giornata, ieri in Israele veniva promulgata una legge per la pena di morte segregazionista: si applica soltanto ai palestinesi. Dopo le esecuzioni extragiudiziali di piazza, adesso anche quelle con la firma di un giudice. Il disegno di legge è stato avanzato dal partito di estrema destra fascista Otzma Yehudit (Potere ebraico) guidato dal ministro Bin Gvir ed ha ottenuto l’approvazione di rabbini affiliati che sostengono la pena di morte sia giustificata. In realtà è una forma di vendetta politica piuttosto che una misura di sicurezza. La legge prevede l’esecuzione entro 90 giorni dalla condanna e l’isolamento dei prigionieri che non potranno ricevere alcuna visita, né dei familiari né dei legali. Non è previsto appello né unanimità della corte. Secondo quanto prospettato da Ben Gvir, la pena di morte sarà eseguita per impiccagione, sedia elettrica o iniezione. Dure le condanne da parte delle organizzazioni per i diritti umani, dell’Onu e dell’Unione europea che parlano di violazione del diritto alla vita e discriminazione contro i palestinesi.
Intanto in Libano il numero delle vittime della guerra israeliana iniziata il 2 marzo è salito a 1.247 morti e 3.680 feriti.
L’esercito di occupazione israeliano ha effettuato, ieri e stamattina, raid aerei sulla valle della Bekaa dopo aver minacciato gli abitanti di diverse città di evacuare in previsione di un attacco. Nel frattempo, le sue forze hanno continuato l’incursione nel Libano meridionale, ingaggiando battaglie e scontri con i combattenti di Hezbollah. È stata occupata Khiam e le truppe avanzano verso il fiume Litany su 5 direzioni. Duri i bombardamenti sulla capitale: l’esercito israeliano ha annunciato di aver attaccato più di 100 torri a Beirut. Inoltre 4 soldati libanesi sono stati uccisi in un bombardamento israeliano sulla loro postazione a nord di Litany e sulla linea di demarcazione tre soldati dell’UNIFIL sono stati uccisi da una obice di artiglieri.
Hezbollah ha lanciato attacchi missilistici e con droni contro posizioni, siti, città e aree dell’esercito israeliano, tra cui Haifa, la zona di Krayot, Acri e Tiberiade. In un altro sviluppo, negli scontri tra gli invasori e la resistenza, ieri, quattro soldati israeliani sono stati uccisi e altri tre sono rimasti feriti, uno dei quali gravemente.
E prosguere l’aggressione Israelo-statunitense contro l’Iran. Nel 32esimo giorno la città di Isfahan è stata teatro di violenti attacchi aerei. Gli Stati Uniti hanno colpito un deposito di munizioni nella zona centrale del Paese con numerose bombe penetranti. Nelle stesse ore diverse esplosioni sono state udite nei dintorni dell’aeroporto di Shiraz e nella zona di Ahvaz. Nella capitale, Teheran, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito di forti boati seguiti da interruzioni di corrente elettrica in alcuni quartieri.
Almeno 10 esplosioni sono state sentite in tutta Gerusalemme dopo che l’Iran ha lanciato un nuovo attacco missilistico contro Israele.
Trump, che sta preparando l’offensiva di terra, parla di trattative in corso, vere soltanto nella sua fantasia, e minaccia l’inferno sull’Iran in caso di non apertura dello Stretto di Hormuz.











