Sabato 28 marzo saranno 10, 100, 1000 le piazze in cui donne diverse per età storie e appartenenza lavoreranno insieme per tessere e cucire insieme i fili della pace. Tessere la pace contro la guerra è il titolo ed il fine dell’iniziativa promossa dalla Rete nazionale 10 100 1000 piazze di donne per la pace.
Migliaia di donne in tutta Italia stanno preparando striscioni e bandiere cucite, lavorate a uncinetto, incollate realizzando opere che verranno continuate anche durante la manifestazione di sabato.
Le piazze al momento sono più di 150, altre se ne aggiungono via via in un lavoro corale di partecipazione e collaborazione, tutte insieme, non per chiedere ma per costruire una pace sicura e duratura nel tempo. Come fare? Partendo proprio dalla specificità delle donne: “noi scegliamo di opporre alla logica delle armi l’etica della cura, la sete di giustizia e la pratica del conflitto relazionale. Non accettiamo la normalizzazione della ferocia: né quella delle tante guerre dimenticate, né quella che oggi devasta il Medio Oriente minacciando di trascinare il pianeta in un conflitto globale. Dove il potere internazionale sembra in mano a uomini senza scrupoli, la nostra rete risponde trasformando la rabbia in azione politica, affinché la paura si trasformi in partecipazione collettiva e in una voce che non può più essere ignorata”. L’affermazione è di Doranna Lupi portavoce di Donne contro ogni guerra – gruppo del pinerolese, tra le promotrici dell’esperienza della Rete fin dalla sua origine.
E’ proprio Doranna a raccontare che tutto nacque da un libro e da un incontro avvenuto quasi precisamente un anno fa a Pinerolo. Il libro s’intitola Corpi e parole di donne per la pace – L’esperienza del Presidio di Palermo – volume curato da Mariella Pasinati e con Daniela Dioguardi, presente alla presentazione e coautrice. Il volume raccoglie i contributi nati in occasione del presidio permanente organizzato dall’associazione “Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale UdiPalermo” a seguito dell’invasione della Russia in Ucraina. Durante l’incontro, avvenuto durante la presentazione e approfondito nella cena che ne è seguita, alle donne presenti venne in mente di poter riunire i tanti gruppi interessati alla pace. Ne nacque una call to action che ebbe luogo il 17 aprile. Parteciparono tantissimi gruppi, alcuni storici, altri di più recente formazione arrivando a più di 200 donne tra presenti e online. Insieme organizzarono l’iniziativa del 26 giugno 2025 “Fuori la guerra dalla storia”. All’epoca parteciparono una cinquantina di piazze in Italia. Questo sabato le donne animeranno con attività e colori tantissime piazze in tutta Italia, un bel cammino da quell’incontro tra donne siciliane arrivate un pomeriggio nella provincia piemontese.
Sempre Doranna racconta: “il lavoro è proseguito online, tessendo legami tra territori lontani, unendo saperi e pratiche di insubordinazione alla violenza della guerra.
Il cuore della protesta è restituire forza alla parola delle donne sulla pace e sulla guerra”. Un lavoro che ha portato anche alla stesura della Carta dell’Impegno per un mondo disarmato. Tessere la pace, custodire il futuro, un documento politico che unisce le donne della Rete. Sempre Doranna spiega che “non è solo una dichiarazione di intenti, ma una bussola nata dal confronto tra donne di realtà diverse per denunciare le complicità tra patriarcato, guerra, potere e profitto”. Guerra, potere e conflitto, tre parole chiave di espressione del patriarcato e cui la Rete si oppone. Intanto la guerra non è un destino, non è qualcosa d’inevitabile ma è l’espressione di un sistema, quello patriarcale appunto. La pace è invece un modo diverso di stare al mondo fatta di cura e di gestione del conflitto: la vita è un atto politico centrale in cui è necessario mediare e ascoltare e non cancellare l’altro e le sue esigenze. La Carta vuole avere uno sguardo internazionale citando esplicitamente il dolore di Gaza, dell’Ucraina e i massacri dimenticati in Africa (Sudan, Congo, Somalia), ribadendo che nessuna vita conta meno di altre.
La Carta è stata presentata per la prima volta alla Marcia Perugia-Assisi del 2025 e successivamente a Roma (UDI nazionale, 4 febbraio).
Attualmente, le aderenti alla Rete la stanno promuovendo nelle città che ospitano un presidio locale, organizzando una maratona di eventi e chiedendo ai comuni l’adesione formale come segno pubblico di impegno per la pace, contro la militarizzazione, l’economia di guerra e le narrazioni che legittimano la violenza.
E poi? La Rete marcia spedita. Il prossimo passo, come detto, sarà la manifestazione nazionale di Roma del 20 giugno che, Doranna ci dice “un enorme trama di pace per rompere il silenzio, dove tutti i manufatti realizzati nelle piazze d’Italia verranno uniti in un’unica, enorme trama di pace. Il nostro obiettivo è chiaro: far risuonare un NO alla guerra così potente da diventare un coro unanime in ogni piazza. Vogliamo che questo fragore di coscienza collettiva arrivi ai palazzi del potere e costringa il governo ad assumere una posizione netta: stop al riarmo e rifiuto totale della guerra. Perché noi, che la vita la reggiamo quotidianamente, non permetteremo che il futuro venga azzerato nel silenzio”.
Il 28 pomeriggio chiunque senta proprio questo desiderio di pace può cercare la piazza più vicina e unirsi: si cucirà, si leggeranno poesie, si farà silenzio, insieme.
La 10 100 1000 piazze arriva solo tre giorni dopo la Barefoot walk: mothers’ call for Peace di Roma guidata da Reem Al-Hajajreh, palestinese, e Yael Admi, israeliana. Chiedono “che si ponga fine a questo spargimento di sangue in Medio Oriente, affinché le prossime generazioni vivano in sicurezza, libertà e dialogo e che le donne vengano ammesse nei negoziati per la pace”.
Elenco delle piazze in aggiornamento https://www.pressenza.com/it/2026/03/28-marzo-2026-10-100-1-000-piazze-di-donne-per-la-pace/











