Molti di noi non ci credevano: c’è stata fino all’ultimo quell’ansia, quell’intima convinzione che nonostante tutto l’impegno profuso, nulla avrebbe potuto cambiare un risultato già deciso da tempo. Abbiamo sbagliato e siamo felici per questo: l’attacco più significativo che la nostra Costituzione abbia subito dalla sua nascita ad oggi è stato respinto grazie al voto di tanti giovani, di tante donne e tanti uomini che hanno affermato con forza l’intangibilità dei valori fondanti della nostra Repubblica.

Il doppio risultato di una buona affluenza al voto e della vittoria del NO con un margine significativo quanto inatteso ci porta a svolgere alcune riflessioni sui cambiamenti che la nostra società sta vivendo in questi ultimi anni e che dobbiamo avere l’intelligenza di saper interpretare al meglio per costruire una diversa prospettiva politica.

Intanto il dato dell’affluenza in totale controtendenza con quello che è accaduto nelle ultime tornate elettorali ci dice che di fronte a scelte esiziali per il futuro del nostro Paese i molti che ormai sono disaffezionati alla politica riscoprono il desiderio ed il dovere della partecipazione, al di fuori delle logiche di appartenenza e di schieramento.

La questione veramente in gioco, al di là dei tecnicismi, è stata quella del mantenimento dell’equilibrio fra i poteri che sta alla base di un sistema democratico e che da almeno trent’anni a questa parte viene sistematicamente messo in discussione dalla destra liberista nel nostro Paese e non solo. Possiamo dire che con il risultato di ieri si è chiusa un’epoca, almeno su questo fronte, che da Berlusconi in poi è stata caratterizzata da tentativi sempre più ostinati di sottrarre i governi dal sistema dei controlli pensato dai Padri costituenti per garantire lo sviluppo democratico della nostra società.

L’idea della separazione delle carriere che si intravedeva in questo disegno, concepita nel piano di rinascita democratica di Licio Gelli e la cui realizzazione, per fortuna non avvenuta, sarebbe stata dedicata proprio alla memoria del Cavaliere, si va a infrangere contro il muro di NO che su questo hanno messo un punto fermo per gli anni a venire.

Ed è significativo che uno dei risultati più alti a favore del NO sia venuto proprio dalla Sicilia dove, pur con l’affluenza più bassa rispetto alle altre regioni, si è comunque registrato un aumento significativo di partecipanti al voto e percentuali vicine al 70% contro la riforma costituzionale; parliamo della regione ricordata per il 61 a 0 alle elezioni politiche del 2001 a favore del centrodestra, ma ricordata anche per l’alto tributo di sangue versato nella lotta alla mafia da uomini come Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Chi scrive ha avuto modo di verificare, attraverso il confronto costante di queste settimane con tante persone, come il sostegno alle ragioni del NO abbia trovato riscontro trasversalmente anche fra i tanti che non si riconoscono politicamente nello schieramento di centrosinistra quanto piuttosto in quello opposto. E ancora più significativo è stato riscontrare la grande partecipazione delle generazioni più giovani a questa battaglia, quelle lontane dagli schemi ideologici che hanno caratterizzato le generazioni del ‘68 e del ‘77, ma che hanno ben chiaro il senso profondo dei valori che la nostra Costituzione ci ha lasciato in eredità.

Forse è proprio da questi aspetti che dovremmo ripartire, senza che nessun partito dello schieramento di centrosinistra si assuma il merito della vittoria che al contrario è stata conquistata dal lavoro diuturno dei Comitati del NO animati da uomini e donne instancabili e formidabili organizzatori di manifestazioni, eventi e discussioni finalizzate a far crescere un consenso che partiva fortemente in svantaggio. Dobbiamo ripartire proprio dall’idea stessa che ha dato forma e vita alla Costituzione, che partendo da visioni del mondo diametralmente opposte come quelle ispirate al comunismo, al liberalismo e al cattolicesimo, ha individuato i principi fondanti di una società che vivono ormai da ottant’anni e sono ancora riconosciuti dalla maggioranza degli italiani.

La mobilitazione dal basso che in questi anni ha portato sempre più persone a partecipare e lottare per un mondo più giusto, senza guerre e con maggiore giustizia sociale, ci spinge a pensare che dobbiamo far convivere le tante sensibilità, le tante moltitudini come qualcuno le ama chiamare, per trovare un punto di sintesi che apra una prospettiva comune verso una società più giusta e più solidale.

Non è un caso che il dato più alto di sostegno alle ragioni del NO sia venuto dai giovani e dai più anziani: i primi perché, scevri dalle sovrastrutture ideologiche che hanno caratterizzato la storia del ‘900, stanno ritrovando il senso della partecipazione sociale e politica attraverso quei principi alti che la Costituzione ha sancito con il sangue dei nostri Padri; i secondi in quanto strenui custodi di quella memoria storica che dobbiamo avere la forza di mantenere ancora a lungo. Proprio a loro, giovani e anziani, Piergiorgio Morosini, Presidente del Tribunale di Palermo, ha fatto particolare riferimento durante i festeggiamenti per la vittoria referendaria in piazza Politeama a Palermo.

Non perdiamo l’occasione di alimentare ancora di più quest’impegno ritrovato cedendo ancora una volta alla logica dei particolarismi rischiando così di lasciare ancora una volta campo libero ad una destra sempre unita e compatta quando c’è in gioco il mantenimento del potere.