Laura Tussi e Fabrizio Cracolici sono partigiani della pace oltre che nostri autori. In questa intervista a Dignità TV con il commento di Raimondo Montecuccoli al disegno di Angela Belluschi, mamma della nostra giornalista esperta di disarmo, si esprime tutta la dolcezza della resistenza contro il male

Un dialogo tra memoria e attualità, tra Resistenza e impegno civile per la pace: nel video registrato da Dignità TV Laura Tussi e Fabrizio Cracolici presentano il loro libro I partigiani della pace, rilanciando un messaggio quanto mai urgente. A partire dall’eredità dei movimenti pacifisti del Novecento, gli autori propongono una riflessione critica sulle guerre di oggi e sulle responsabilità culturali e politiche del presente, indicando nella nonviolenza, nel disarmo e nella memoria attiva strumenti concreti per costruire un’alternativa ai conflitti. E nella trasmissione su Dignità TV menzionano le lotte della madre dell’autrice Laura Tussi, il cui nome è Angela Belluschi, che soffre di Alzheimer e nonostante i tagli netti alla sanità per gli investimenti in armi continua a Resistere, anche grazie al disegno. Solo l’arte e la creatività ci possono salvare dalla violenza delle armi e delle guerre.

qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=r2kblCwelIU

Nel segno fragile della memoria: riflessione su un disegno di Angela Belluschi 

Osservando questo disegno di Angela Belluschi, madre della nostra autrice Laura Tussi, si entra in uno spazio che non è solo grafico, ma profondamente umano. Le linee, apparentemente semplici e libere, sembrano muoversi senza un ordine definito, eppure raccontano qualcosa che va oltre la forma: raccontano una mente che cerca, che ricorda, che forse si perde e allo stesso tempo resiste.

I tratti colorati – verdi, rossi, gialli, viola – non seguono una logica accademica, ma una logica interiore. Sono segni che sembrano nascere da un’urgenza espressiva, quasi un bisogno di lasciare traccia, di dire “io ci sono” anche quando le parole diventano difficili. In questo senso, il disegno diventa un linguaggio alternativo, una voce che emerge laddove la memoria comincia a sfumare.

La presenza di figure accennate, quasi dissolte, richiama la fragilità dell’identità quando è attraversata dalla malattia. Non c’è una rappresentazione nitida, ma un continuo affiorare e scomparire di forme, come ricordi che non riescono più a stabilizzarsi. Eppure, proprio in questa incertezza, si manifesta una verità profonda: la persona non scompare, si trasforma.

L’Alzheimer è spesso raccontato come perdita, come sottrazione progressiva di memoria e di sé. Ma questo disegno suggerisce anche un’altra lettura: quella di una presenza che continua a esprimersi, magari in modi diversi, più essenziali, più immediati. Le linee non sono solo confusione, sono movimento, tentativo, vita.

Colpisce anche la libertà del gesto. Non c’è rigidità, non c’è paura di “sbagliare”. È un segno che si concede di esistere senza giudizio, forse perché liberato da quelle sovrastrutture che la malattia, paradossalmente, può dissolvere. In questo senso, il disegno diventa anche una forma di autenticità estrema.

Guardarlo significa allora compiere un atto di ascolto. Non si tratta di interpretare in modo razionale, ma di accogliere ciò che emerge: un intreccio di emozioni, di frammenti di mondo, di relazioni ancora presenti. È come se ogni linea fosse un filo che tenta di rimanere connesso alla realtà e agli affetti.

In definitiva, questo disegno non è solo un’opera, ma una testimonianza. Ci ricorda che, anche quando la memoria si indebolisce, resta una dimensione profonda dell’essere che continua a comunicare. E ci invita a non fermarci alla perdita, ma a riconoscere, con delicatezza, le forme nuove attraverso cui la persona continua a esistere.