Nella società capitalistica globalizzata è ancora possibile immaginare un’alternativa all’ideologia dominante neoliberale che produce conflitti, sfruttamento, miseria, un’alternativa che riesca a mettere in atto azioni concrete di contrasto alle politiche repressive delle odierne “democrature” occidentali? Secondo Toni Casano, Pina Catalanotto e Daniela Musumeci, curatori del quaderno di Pressenza 2025 Moltitudini ribelli. Un’alternativa possibile alla guerra permanente (Multimage, 2026) la risposta è affermativa e trova pieno riscontro nelle nuove soggettività che hanno dato vita negli ultimi anni ai movimenti sociali contro la guerra e a favore dell’ambiente, in favore dei migranti e contro le politiche di sfruttamento e segregazione, che hanno ridato vita a forme di dissenso contro cui le destre mondiali stanno mettendo in atto nuove e più spietate forme di repressione.

Per Casano, che ha curato l’introduzione al Quaderno intitolandola “Democrature nel caos globale”, non è più il tempo di “ricondurre ad unità” le diverse soggettività in campo in nome di modelli organizzativi che una volta erano prerogativa del partito-massa: sono, invece, i movimenti dal basso che indicano ontologicamente la strada da seguire, affermando “con assoluta determinazione l’abbandono delle forme di soggettivismo autoreferenziale che, in qualche modo, hanno ritardato negli ultimi anni la costituzione di un forte e radicato movimento alternativo per la Pace, capace di contrastare gli interessi delle classi dirigenti che trovano linfa nel caos geopolitico”.

A discuterne con lui e gli altri curatori del Quaderno, presso il Laboratorio Andrea Ballarò a Palermo martedì 10 marzo alle 17:00, c’erano, tra gli altri, Franco Ingrillì, che ha parlato dell’esperienza degli ambulatori popolari sorti già da qualche anno nel capoluogo siciliano, e Angela Galici che ha svolto un interessante contributo sulle questioni legate ai movimenti femministi.

Questo nuovo Quaderno, che segue gli altri pubblicati negli anni precedenti che erano caratterizzati da un’impostazione cronologica, è stato sviluppato, invece, per argomenti, a partire dalla pace fino alle questioni di genere passando anche dai temi dei nuovi movimenti, dell’ambiente e delle migrazioni. All’interno sono raccolti una sessantina di contributi elaborati nel corso del 2025 su questi temi che, benché il corso degli avvenimenti sia in costante e rapido mutamento, mantengono intatta la loro attualità con la situazione contingente.

Il coordinamento dell’incontro è stato affidato a Sergio Riggio il quale, nel sottolineare l’importanza del lavoro svolto con la stesura di questo nuovo Quaderno, ha posto subito l’accento sulla necessità di individuare la connotazione di classe che può stare dietro alle moltitudini in movimento al centro della discussione.

A seguire, l’esperienza della “Rete degli ambulatori popolari” (ed in particolare quello strutturato in seno al Centro sociale “Anomalia”a Borgo Vecchio) è stata il fulcro dell’intervento di Franco Ingrillì, medico da sempre impegnato nel sociale, che ha parlato dell’impatto di queste iniziative dal basso in quartieri di Palermo dove maggiore è il disagio sociale e l’emarginazione: recentemente è stato evidenziato che la “Rete degli ambulatori popolari” ha organizzato uno screening sanitario nel quartiere dello Sperone in collaborazione con la parrocchia guidata da padre Ugo Di Marzo, anch’egli impegnato in attività sociali nei quartieri periferici della città.

Ingrillì ha sottolineato l’importanza di queste esperienze che, grazie a medici ed infermieri che prestano volontariamente la loro opera, costituiscono un esempio tangibile di come debba svilupparsi la medicina territoriale di prossimità, in uno scenario in cui il sistema del welfare state ha subito da tempo il graduale ma inesorabile processo di smantellamento.

Angela Galici, figura storica del femminismo interiezionale palermitano, ha trattato la questione dei movimenti femministi, partendo dalla sua formazione che prende le mosse dalla Scuola di Francoforte ed in particolare dagli studi di Herbert Marcuse sull’uomo unidimensionale nella società capitalistica, oltre ai riferimenti al movimento femminista americano di matrice marxista che ebbe come leader Angela Davis.

Galici ha preso a riferimento nel suo intervento i due contributi sui temi di genere contenuti nel Quaderno a firma di Fiorella Carollo e di Ketty Giannilivigni. Il primo contributo richiama l’esperienza di “Non una di meno” ed evidenzia in negativo l’attenzione selettiva che viene riservata alla violenza di genere nei confronti di donne bianche mentre viene spesso messa in ombra quella nei confronti di donne anziane, disabili, migranti e trans.

Nel suo intervento Giannilivigni, nel corso del dibattito, riportando al centro della discussione le battaglie delle donne condotte nei decenni passati, non ha lesinato critiche ad alcune prese di posizione dei movimenti di genere. Inoltre molto apprezzata è stata la narrazione della storia di una ribellione (ben descritta dalla Nostra nel Quaderno) che agli inizi del Novecento fu messa in atto da bambine e adolescenti impiegate in una fabbrica del settore della moda per reclamare condizioni di lavoro più umane.

La discussione ha poi assunto una dimensione maggiormente dialettica nel momento in cui è stata posta la questione di come ricondurre l’azione dei movimenti verso l’obiettivo di un concreto processo di trasformazione della società e dei rapporti di forza vigenti, di “ricondurre ad uno” (espressione su cui Casano, come già detto, ha espresso in conclusione la sua netta critica) l’esperienza di queste moltitudini ribelli in movimento: in sostanza,  si è posto il tema del “che fare” di leniniana memoria. Per Carlo Simonetti, noto attivista politico cittadino, non vi sono dubbi che la prospettiva politica è e rimane quella del comunismo o, per dirla in termini più attuali citando l’economista Emiliano Brancaccio, del “libercomunismo”, una nuova sfida che, di fronte alla forte centralizzazione del capitale, coniughi pianificazione collettiva e libertà individuale per democratizzare il controllo delle forze produttive e liberare l’energia creativa degli individui.

Renato Franzitta è intervenuto sui due temi da lui stesso trattati nel Quaderno: il disarmo volontario del PKK per costruire un processo di pace e società democratica secondo l’appello lanciato da Öcalan, e la questione ambientale, prendendo a spunto la devastazione urbanistica dei Campi Flegrei, per incitare a “prendere coscienza dei ritmi della natura e pensare allo sviluppo del territorio in simbiosi con l’ambiente naturale imponendo il cambiamento della mentalità predatoria e affaristica di politici, amministratori ed imprenditori affamati di profitti”.

In estrema sintesi, la tesi sostenuta dai curatori del Quaderno rimane ferma su un punto: superata la fase della centralità operaia e anche l’idea di un ineluttabile “crollo” del capitalismo, rimane in piedi la forza dei movimenti (le “moltitudini”) che indicano i processi e sollecitano spazi comuni di lavoro politico: è bene anche comprendere che “la loro energia ha bisogno sì di un supporto organizzativo durevole nel tempo, ma autogestito, progettato dal basso, senza alcuna pretesa di ambizione alla governabilità secondo un disegno politologico sovrapposto”.

In conclusione, è il caso di sottolineare che rimane solo un problema di non poco conto: il bottone del comando (e della guerra permanente) sta e rimane sotto il dito di Trump e dei suoi sodali. Se le moltitudini non diventano popolo o non si riesce a far convergere le lotte delle singolarità che le animano in un conflitto globale epocale trasnazionale, quanto ancora potrà durare questa situazione che volge verso il peggio?