Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, è apparsa a Roma una nuova opera della street artist Laika dal titolo “War Is Patriarchy” (La Guerra è Patriarcato). Il poster, affisso in via Boncompagni, a pochi passi dall’Ambasciata USA, raffigura una militante transfemminista che spezza in due un missile con un calcio.

L’artista spiega che questa giornata di lotta arriva in un momento terribile per l’umanità, in cui “venti di guerra su larga scala soffiano sempre più forte”. Parla di un conflitto allargato frutto di anni di investimenti per la spesa bellica e tagli a salute, istruzione e diritti civili e sociali.

Una guerra voluta da leader dispotici, che se ne infischiano del diritto internazionale e si rendono responsabili della morte di migliaia di vite, spesso donne e bambini, solo per i propri interessi economici e per le loro dinamiche di potere”, dichiara Laika.

Secondo l’artista, sono gli stessi responsabili e complici del genocidio del popolo palestinese, della spartizione di Gaza, dell’attacco al Venezuela, al Rojava, delle stragi continue in Iran e della Terza Guerra del Golfo, dei massacri in Congo e Sudan, della minaccia a Cuba, delle violenze e gli omicidi dell’ICE, della repressione del dissenso, delle politiche anti-migranti.

“‘La guerra è patriarcato’ perché del patriarcato è l’espressione più estremaCon la logica del dominio, della violenza e della sottomissione, la guerra applica su scala globale la gerarchia patriarcale, dove la forza, la violenza e il controllo prevalgono su diplomazia, cooperazione e diritti”.

Laika punta poi il dito contro il Governo italiano: “Guerra è anche quella che il nostro governo ha deciso di fare alle donne, alle soggettività femminilizzate, alle persone trans e non binarie attraverso il DDL Bongiorno, che ha come obiettivo minare la credibilità di chi subisce violenza e tutelare chi abusa, aggravando la vittimizzazione nei tribunali”.

E cita Non Una di Meno: “’Dire no alla guerra significa rifiutare un sistema patriarcale che impone il sacrificio dei molti per il profitto di pochi’; significa rivendicare che le nostre vite non sono strumenti di morte, ma la base stessa della vita. Per eliminare la guerra è necessario scardinare le basi stesse del patriarcato e del militarismo, visti come due facce della stessa medaglia”.

L’artista conclude poi con un appello: “Oggi più che mai è importante scendere in piazza domenica 8 marzo e partecipare allo sciopero di lunedì 9 marzo. Essere contro guerra e patriarcato significa stare dalla parte giusta della storia”.