La federazione

L’IPPNW – International Physicians for the Prevention of Nuclear War – è la principale organizzazione medica internazionale impegnata per l’eliminazione globale delle armi nucleari. Fondata  nel 1980 durante la Guerra Fredda da medici statunitensi e sovietici, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1985 per il suo impegno nel sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi catastrofici della guerra nucleare. Sin dagli albori dell’era atomica, dopo i bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, la comunità medica ha compreso che le conseguenze di un conflitto nucleare non possono essere affrontate con strumenti sanitari ordinari: possono essere solo prevenute attraverso l’abolizione di queste armi di distruzione di massa.

In quanto operatori sanitari, i medici dell’IPPNW concentrano il proprio lavoro sugli impatti umanitari delle armi nucleari e sostengono la loro eliminazione attraverso il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Con l’evolversi delle minacce globali e delle tensioni geopolitiche, l’impegno dell’organizzazione si è ampliato per affrontare tutti i rischi connessi al cosiddetto “nesso nucleare”, che intreccia armamenti, energia, proliferazione e crisi ambientale.

L’IPPNW è una federazione apartitica di organizzazioni mediche nazionali attiva in 56 Paesi, che rappresenta decine di migliaia di medici, studenti di medicina, operatori sanitari e cittadini impegnati nella costruzione di un mondo più pacifico e sicuro, libero dalla minaccia dell’annientamento nucleare e della violenza armata.

L’IPPNW ha svolto un ruolo decisivo nel sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti devastanti delle armi nucleari, convincendo leader politici e governi che la corsa agli armamenti metteva a rischio la sopravvivenza dell’umanità. L’organizzazione ha trasformato una questione considerata esclusivamente militare in una priorità sanitaria globale. 
Oggi l’IPPNW mobilita medici, studenti e cittadini nel solco della sua missione fondatrice, guidata da alcuni valori chiave: la prevenzione come unica “cura” possibile rispetto agli effetti sanitari di una guerra nucleare; educazione e advocacy basate su evidenze scientifiche.

Le armi

Le armi nucleari oggi esistenti sono incomparabilmente più potenti di quelle sganciate nel 1945. Nove Stati possiedono oltre 12.000 testate nucleari, circa il 90% delle quali concentrate negli arsenali di Stati Uniti e Russia. Molte di queste sono schierate su missili balistici intercontinentali, sottomarini e bombardieri strategici, con sistemi di allerta che consentono il lancio in pochi minuti. Una guerra nucleare combattuta con una parte di questi arsenali potrebbe causare in un solo giorno un numero di vittime superiore a quello dell’intera seconda guerra mondiale.

Le armi nucleari rappresentano la minaccia esistenziale più grave per l’umanità e per l’ambiente. Diversamente dalle armi convenzionali, esse distruggono istantaneamente intere città, annientano infrastrutture vitali e producono contaminazione radioattiva persistente, responsabile di tumori, malattie genetiche e danni che possono estendersi per generazioni. Anche l’uso di una minima percentuale degli arsenali globali potrebbe innescare una catastrofe umanitaria e climatica con conseguenze planetarie.

Gli effetti devastanti delle armi nucleari non si limitano al loro eventuale impiego in guerra. L’intera filiera nucleare – dall’estrazione e lavorazione dell’uranio fino allo smantellamento delle testate – comporta gravi rischi sanitari e ambientali. Le comunità che vivono vicino alle miniere e agli impianti di trattamento subiscono contaminazioni, aumento di patologie oncologiche e danni ecosistemici irreversibili.

Hiroshima e Nagasaki restano il monito storico più drammatico

Il 6 agosto 1945 una bomba di circa 12,5 kilotoni esplose su Hiroshima, generando temperature al suolo di migliaia di gradi Celsius e distruggendo o danneggiando la quasi totalità degli edifici cittadini. Oltre 100.000 persone morirono nei primi mesi, e decine di migliaia rimasero ferite. Il sistema sanitario fu annientato: la maggior parte dei medici e degli infermieri morì o rimase ferita, rendendo impossibile un soccorso adeguato.

Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, una bomba di circa 21 kilotoni devastò Nagasaki, causando decine di migliaia di morti immediati e un numero analogo di feriti, oltre a effetti sanitari che si protrassero per anni attraverso leucemie, tumori solidi e malformazioni congenite.

L’esperienza di queste due città dimostrò che le armi nucleari non solo uccidono in massa, ma distruggono le infrastrutture sociali necessarie alla sopravvivenza: ospedali, vie di comunicazione, reti idriche, sistemi elettrici e strutture di emergenza vengono annientati. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa e altre grandi organizzazioni umanitarie hanno dichiarato che non esiste alcuna possibilità di risposta medica o di soccorso efficace a un’esplosione nucleare su larga scala. In altre parole, non esiste cura per una guerra nucleare.

Dal punto di vista fisico, le armi nucleari liberano un’energia paragonabile a quella che alimenta le stelle: calore inceneritore, onde d’urto devastanti, radiazioni ionizzanti e fallout radioattivo. Gli effetti non si esauriscono nell’immediato, ma si protraggono nel tempo, contaminando suolo, acqua e catene alimentari, con conseguenze sanitarie che possono durare decenni o secoli.

Il ruolo degli studenti di medicina

L’impegno dei medici dell’IPPNW nasce da una consapevolezza etica e professionale: la prevenzione è il primo dovere della medicina. I medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare ci ricordano che la salute del pianeta è responsabilità comune.

In un contesto internazionale segnato dal riarmo, dall’erosione dei trattati sul controllo degli armamenti e dal riemergere della minaccia nucleare nel linguaggio politico e militare, torna centrale la voce della comunità scientifica e sanitaria. Di fronte a conflitti prolungati e a un crescente clima di instabilità globale, i professionisti della salute ricordano un principio essenziale: una guerra nucleare non avrebbe vincitori, ma solo vittime.

La nuova generazione di professionisti sanitari è già protagonista. Gli studenti di medicina affiliati all’IPPNW svolgono un ruolo attivo nella tutela della salute del pianeta, collaborando con le organizzazioni nazionali e internazionali per promuovere pace, disarmo e diritti umani.
Lavorare per prevenire la guerra nucleare significa, per gli studenti IPPNW, educare colleghi e cittadini sui rischi delle armi atomiche e sulle conseguenze sanitarie di un conflitto nucleare. Mostre, conferenze, iniziative pubbliche e azioni di sensibilizzazione rappresentano strumenti fondamentali di questo impegno.

Sul piano della rete e della comunicazione, gli studenti organizzano riunioni regionali annuali per valutare progetti, condividere esperienze e pianificare nuove iniziative. Ogni 2-3 anni, i capitoli studenteschi di tutto il mondo si incontrano ai congressi mondiali IPPNW, occasioni di confronto tra giovani e medici socialmente responsabili.

Tra i programmi formativi più rilevanti vi è il Medical Peace Work (MPW), che approfondisce il legame tra guerra, violazioni dei diritti umani e salute. Attraverso corsi online e materiali didattici elaborati in collaborazione tra diversi affiliati IPPNW, il progetto introduce professionisti e studenti ai concetti chiave della prevenzione della violenza e della costruzione della pace.

Il programma Practice & Engage (P&E), promosso da IPPNW Germania, offre invece uno scambio internazionale che combina esperienza clinica e formazione globale, coinvolgendo ogni anno studenti provenienti da numerosi Paesi.

In un’epoca in cui il rischio nucleare torna ad affacciarsi nel dibattito pubblico, l’appello dell’IPPNW è chiaro: la prevenzione è una responsabilità collettiva. E la salute, intesa come bene universale, non può essere separata dalla pace.